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L’inferno è vuoto Giuliano Pesce

  • Non esiste alcuna verità; non esiste alcun dio. / Ho ricevuto molto più amore di quello che ho donato, / di questo vi ringrazio. // Fabio non è riuscito a trattenere le lacrime. Si è unito alla commozione globale durante la lettura del biglietto in mondovisione: la voce profonda, accompagnata da un pandemonio di archi e pianoforte; le persone disperate sullo sfondo, le
    immagini del pontefice che sorride: i miracoli della sovraimpressione. Un papa suicida, poi: non è certo una cosa che si vede tutti i giorni. E il modo in cui si è buttato dalla finestra, durante l’Angelus, in mezzo ai fedeli, be’… Qualcuno ha provato a prenderlo al volo, dicono. Anche i funerali, allestiti in tutta fretta, presentano numeri inconsueti, almeno
    secondo le previsioni del telegiornale: 186 delegazioni internazionali, 1.800 autorità istituzionali, 16.500 soggetti al seguito, 1.500.000 fedeli riversati per le strade di Roma. Si calcola che, in un’ora, 21.000 persone potranno entrare nella basilica di San Pietro (350 al minuto), con file lunghe 5 chilometri. Altri numeri: 28 maxischermi sparsi per la città, 5.000 pullman in partenza da tutta Italia,
    1.640 treni speciali, 15.000 uomini delle forze dell’ordine, 3.000 vigili del fuoco, 70 elicotteri. Per l’occasione sono stati mobilitati 4 caccia F16 e un Boeing dell’aeronautica militare. Messaggi di pace e commozione sono giunti in tempo reale dai quattro angoli della Terra, da parte dei leader di tutte le religioni e dei capi di stato, compresi i più guerrafondai. Gli
    hashtag #Papabuono, #Volatoincielo e #Comeunangelo sono diventati trending topic su Twitter in meno di otto minuti dal Grande Salto; Facebook è stato invaso da meme che riportano le frasi più celebri del pontefice. Milioni di persone hanno pianto in diretta su Instagram. In un lampo sono comparse schiere di nuovi cattolici in tutto il mondo. Un evento epocale, insomma. E,
    lacrime a parte, c’è finito in mezzo anche Fabio: convocato d’urgenza nell’ufficio del Boss. Il Boss è un Grande Editore (alcuni dicono il più grande). Fabio spera che quella sia l’occasione per una svolta nella sua carriera, che fino a quel momento è stata abbastanza deprimente: laurea in lettere moderne, master in editoria, assunzione con contratto a progetto presso una
    Grande Casa Editrice: senza infamia e senza lode, direbbe qualcuno. Se non per il fatto, piccolo e insignificante, che Fabio aveva ben altro desiderio: diventare uno scrittore, un Grande Scrittore, magari il più grande. Lavorare in una casa editrice gli era sembrata la strada più breve verso l’Olimpo letterario. E, invece, n’è rimasto schiacciato. L’orario 9:00-18:00 (più il lavoro che
    gli scaricano i colleghi) non gli lascia il tempo nemmeno per leggerlo, un romanzo; figurarsi per scriverlo. Oltre al danno, la beffa: non ha la minima possibilità di farsi notare dai pezzi grossi della direzione editoriale. E non solo per colpa della sua timidezza, che lo rende invisibile agli occhi di tutti. La sfortuna ha colpito duro: fin dal suo
    primo giorno, Fabio lavora all’Ufficio vedove. Non che si chiami davvero Ufficio vedove, sia chiaro: nessuno ammetterebbe mai una cosa simile; ma, tra colleghi, lo chiamano così. Perché alla fine è quello che fanno: trattano i diritti d’autore quasi esclusivamente con le vedove degli scrittori defunti che arredano il Gran Catalogo del Boss. Ogni tanto devono parlare con qualche figlio,
    nipote o lontano cugino. Le vedove, però, sono gli ossi più duri in assoluto. Tutti cercano di trarre il massimo profitto dai morti: così è la vita. Ma le vedove degli scrittori… «Siediti» dice il Boss. Il Boss ha una figura imponente. Fabio non è mai riuscito a capire se sia grosso oppure grasso: la sua massa è più vicina
    a quella del grizzly che dell’uomo comune. O è soltanto un’impressione? È come se fosse avvolto da un’aura violenta, che incute rispetto; timore. Anche la sua voce, incatramata da quarant’anni di sigarette, contribuisce a quell’effetto: «Fabio Acerbi, trentun anni, Ufficio diritti, sezione…» «Vedove». «Vedove». «Presente». «Bene, Acerbi. Di recente mi è capitato tra le mani il tuo curriculum». Fabio cerca
    di ricordare se ha scritto qualche falsità: lo fanno tutti, tanto non controlla mai nessuno. Ma è abbastanza sicuro di essere stato onesto. Forse troppo. Se gli chiedesse di suonare una canzone… È pentito di aver inserito “Cinque anni di corso di chitarra” nella sezione ‘Capacità e competenze artistiche’. Sinceramente pentito. Non tocca una chitarra da otto anni. E poi
    chi cazzo la guarda la sezione ‘Capacità e competenze artistiche’? «Vuoi fare lo scrittore, vero?» E questo come lo sa? Possibile che…? Ma certo! Il Boss è dotato di poteri sovrumani, paranormali. Nessuno è mai riuscito a indovinare altrettanti best seller. Per questo è così ricco e potente. «Non fare quella faccia. Nel curriculum c’è scritto che hai pubblicato un
    paio di racconti». ‘Capacità e competenze artistiche’. Deve eliminare quella maledetta sezione, prima che… «Allora?» «Be’… è roba di qualche anno fa: su piccole riviste, non so se…» «Ora hai un’altra occasione». «Davvero?» «Devi scrivere un libro per me». «Che…?» «Un libro sul papa». «Io non so niente sul…» «Sai quante candele sono state accese per la morte di papa
    Goffredo?» «Veramente…» «Quattro miliardi e ottocentocinquanta milioni. Almeno secondo i dati in mio possesso. Calcolando anche solo un euro a candela, si tratta di un giro di soldi immenso. E siamo solo all’inizio». «Sì, ma…» «È solo un esempio. Il punto è che tutti stanno guadagnando dalla morte del santo padre. E anche io voglio la mia parte». Il Boss
    sembra ancora più enorme; e minaccioso: peggio di una vedova. «E quindi cosa dovrei fare: scrivere un instant book sulla vita del papa?» «Certo che no! Tra domani e giovedì, solo in Italia, usciranno diciotto instant book su papa Goffredo, tutti firmati da giornalisti di chiara fama. Sei un giornalista di chiara fama, tu?» «No». «Ecco, infatti» sospira il Boss.
    «E neppure un editore, a quanto pare. Anche noi avremo il nostro instant book, è ovvio. Ma la concorrenza è troppo alta per sperare in un successo. Io voglio di più. Tu scriverai un libro che vada oltre la banale biografia: un libro d’inchiesta: un libro che sveli i motivi che hanno spinto il papa al suicidio». «Ma io…» «Non
    preoccuparti. Ho smosso i miei contatti nella curia: c’è chi è disposto a parlare. Ma la mia fonte si è raccomandata di agire in incognito, con estrema discrezione. Parlare con un giornalista o con un autore famoso sarebbe troppo pericoloso. Per cui dovremo accontentarci di te. Ho letto un paio dei tuoi racconti: non sono poi così scadenti». Grazie. «Tutto
    quello che devi fare è andare a Roma e aspettare che il nostro uomo ti contatti». «Sì, ma…» «Abbiamo già trovato una copertura perfetta, che ti permetterà di muoverti in Vaticano senza destare sospetti. È un ruolo semplicissimo. Non dovrebbe essere un problema per te calarti nella parte». «E che ruolo sarebbe?» Il Boss esita un attimo prima di rispondere.
    Sul suo volto s’increspa una smorfia sadica, simile a quella della vedova di uno scrittore defunto, diventato famoso solo dopo la sua morte, il giorno in cui scade il precedente contratto di edizione.

    “Beccamorto si titilla i baffi per qualche istante, poi attacca: ‘Il grand’uomo – pace all’anima sua – sosteneva che c'è solo un momento, nella nostra intera vita, in cui raggiungiamo la perfezione: subito dopo la fecondazione dell’ovulo, quando siamo fatti d’acqua al novanta percento. La stessa percentuale della birra”.

    Giuliano Pesce L’inferno è vuoto

Il papa si tuffa nel vuoto e a Roma scoppia l’apocalisse: crimini, passioni, personaggi bestiali e una Rossa da sognare.
Un romanzo on the rocks che scorre a perdifiato.


“‘Cosa ti aspettavi?’ chiede Beccamorto.
‘Il lieto fine? Quello esiste solo nelle favole. La vita è una merda; e poi si muore’”.


È domenica e tutto va storto.
Il papa si butta dal balcone e Roma affonda nel caos.
A Milano, Fabio Acerbi, agli ordini di un editore molto grande, corre a prendere il treno. Sogna di scrivere un best seller, ha già appuntamento con un cardinale.
Ma chi è questa rossa, sul sedile di fronte, con le iridi così verdi da mettere a disagio?

Poi c’è Alberto Gasman, che si sveglia in una saletta dell’Hype Club: alle prese con visioni fluorescenti, il cadavere di un presentatore stroncato dalla coca e una minorenne in cerca di guai.
Il Cobra non lo paga certo per questo, ed è la volta che lo punirà. Se impalandolo, bruciandolo vivo o affidandogli una missione suicida, Alberto Gasman lo scoprirà presto, perché il Cobra lo aspetta alle tre.
Ma chi è questa bella che sale le scale? Capelli rossi, collo leggero e fragile, un neo sulla guancia da baciare. Cosa ci fa nel bordello da cui il Cobra manovra la città?

È martedì e tutto gira a mulinello.
La nipote del prefetto è scomparsa, e spuntano cadaveri in ogni angolo.
Il commissario De Santis balza da un verbale all’altro, spiritato: i misteri danno senso all’esistenza, e a lui è scoccata la scintilla.
Qualcosa lega Fabio Acerbi, il Cobra e Alberto Gasman.
Ma chi era quella donna di rara bellezza, al Grand Hotel Semiramide? Gli occhi verdi, ferini: i capelli che cadono sulla schiena come lava incandescente.