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L’immagine dell’artista nel mondo moderno Autori Vari

  • Introduzione – Nel gennaio 2013 «Poesia», la più diffusa rivista italiana del settore, per festeggiare il venticinquesimo anniversario ha pubblicato un numero speciale intitolato Vite di poeti. Non opere ma vite di poeti. Perché questo? Molto tempo dopo il Romanticismo e l’Estetismo, la sovrapponibilità fra vita e arte è evidentemente considerata un dato di fatto. Malgrado tutti gli ammonimenti novecenteschi
    in senso contrario, era prevedibile che in un’epoca come la nostra, in cui la distinzione fra vita pubblica e privata è venuta meno per via delle nuove tecnologie informatiche, il biografismo ritornasse al centro dell’interesse. In settori come il cinema o la televisione è così da sempre: la vita ‘privata’ dei protagonisti dei mass media è pienamente parte di quella
    fiction che è la loro carriera artistica, in cui ognuno interpreta se stesso oltre che una galleria di personaggi. Se mai per gli artisti e gli scrittori è stato davvero possibile esaminare le opere prescindendo dalla vita e dal contesto in cui sono state prodotte, oggi non è certamente così. Nel quadro della globalizzazione, la visibilità e la fama di
    un autore dipendono in misura sempre più ridotta da criteri estetici, di cui oggi meno che mai esiste una gerarchia condivisa, e sempre più dalla capacità di venire incontro alle aspettative del pubblico, incarnando certe immagini sedimentate di ‘scrittore’ e ‘artista’ che la società moderna ha reso possibili da duecento anni a questa parte. Questo volume esamina casi tratti dalle
    belle arti e dalla letteratura, ma il discorso è applicabile con gli opportuni adattamenti anche alle altre arti (l’‘artista’ del titolo va inteso in senso estensivo come ‘autore di opere con finalità estetica’). Questa storia, ovviamente, comincia in tempi molto più antichi, come ci mostrano i primi saggi di questo volume. Tommaso Casini offre una sintetica storia dell’autoritratto, considerato già
    nell’antichità l’impulso primario della pittura e oggi, grazie alla tecnologia, proliferato in numerosissime forme statiche e dinamiche, segno della vitalità inesausta di questa modalità iconica. Perfino il Medioevo, come mostra Simona Moretti, non fu l’epoca di assoluto anonimato dell’artista e di imprese collettive tanto caro alla storiografia e all’immaginario dell’Europa romantica. Sempre a cavallo fra Sette-Ottocento, afferma Francesco Laurenti nel
    suo contributo, si diffonde l’immagine del traduttore come artista in proprio, distaccandosi dall’idea settecentesca del traduttore come copista nel senso pittorico del termine. L’esame di casi precedenti il Settecento è interessante per le somiglianze ma anche per le differenze che emergono fra epoca antica e moderna. Le immagini dell’artista e dello scrittore che i singoli autori incarnano hanno una componente
    di base psicologica che non muta nel tempo. Tuttavia, quello che cambia sono i modi in cui queste inclinazioni caratteriali vengono elaborate nel campo artistico, adattandosi alle aspettative del mercato e della società. Oggi un artista o uno scrittore può presentarsi in pubblico in svariati modi, ma certamente non come un artigiano del Medioevo o un poeta cinese di epoca
    Ming. Alle fasi fondative della modernità è dedicato il mio saggio, incentrato su Wordsworth e Byron, interpreti magistrali di due fortunati archetipi dello scrittore moderno, il portavoce della nazione e il mattatore trasgressivo, mentre Maria Cristina Assumma ha esaminato la figura di Bécquer, il maggior lirico spagnolo dell’Ottocento, che offre una variante insolita di un cliché, essendo a suo modo
    un esempio di ‘genio e regolatezza’. Su tutt’altro versante troviamo due autori come T.S. Eliot ed E. Pound, che hanno cercato di riattualizzare il ruolo sciamanico del poeta in pieno Ventesimo secolo. Al loro caso è dedicato il saggio di Stefano Maria Casella. Dall’Ottocento prende le mosse anche il saggio di Tim Parks, dedicato ai cortocircuiti e alle sfasature che
    emergono nel confronto tra le opere letterarie, la critica storica, la critica recente, l’immagine pubblica e la vita effettiva di alcuni autori di quel secolo e del Novecento. Esaminata in tutte le sue sfaccettature è una questione complessa, in cui si devono mettere a confronto una serie di fiction, tenendo presente che alcune vennero presentate dai loro autori come tali,
    altre no. Lo scopo di questa indagine non è quello di fare del gossip biografico, né tanto meno del moralismo sui lati di sé che gli scrittori hanno voluto occultare o falsificare, quanto quello di cogliere le ragioni di tali manipolazioni e dei meccanismi che regolano la fortuna in campo artistico, per essere fruitori non ingenui ma consapevoli. Dato che
    l’immagine pubblica è una costruzione a cui gli autori lavorano con grande attenzione, enfatizzando ciò che serve al proprio scopo e occultando ciò che lo contraddice, è più facile studiare figure decedute da tempo, di cui man mano emergono materiali inediti, piuttosto che scrittori o artisti contemporanei, anche se chi frequenta il mondo dell’arte o della letteratura contemporanea è perfettamente
    consapevole della scollatura fra l’immagine pubblica e quella privata dei propri colleghi. Pur essendo più agevole, anche per quieto vivere, trattare di autori del passato, diversi saggi di questo volume esaminano figure viventi o scomparse di recente. Sono casi molto interessanti per diverse ragioni, anche se è inevitabile che una parte del discorso rimanga più opaca. Silvia Zangrandi ha analizzato
    un campione di una delle immagini più rilevanti nella contemporaneità, quella della scrittrice. I casi discussi riguardano alcune romanziere italiane del Novecento, di cui viene passata in rassegna la figura che hanno proposto al pubblico, come sempre un’automitologia prodotta elaborando un vissuto opportunamente selezionato. Al rapporto fra identità autoriale e lingue in una scrittrice eccentrica del nostro Novecento, Alba de
    Céspedes, è dedicato invece il contributo di Annalisa Andreoni. Spostandosi fuori dai confini nazionali, Andrea Chiurato ha finemente studiato J.G. Ballard, mettendo in rilievo con quanta attenzione abbia sempre voluto recitare la parte dell’outsider, e quanto questo abbia influenzato anche le sue scelte estetiche. Britannica è pure la scrittrice discussa da Mara Logaldo, Zadie Smith, che sulla sua origine di
    giamaicana lower-class ha costruito una carriera, non senza una serie di ambiguità (etiche quanto estetiche) che diventano sempre più evidenti con il crescere della sua fama. Americani sono invece i romanzieri analizzati da Fabio Vittorini, il quale mette in luce come però i loro giochi di specchi postmoderni fra realtà, fiction e metafiction avvengano su uno sfondo proustiano. L’approccio al
    tema che stiamo trattando dipende in parte dal contesto culturale. Rispetto al mondo anglofono, in Francia vi è stata in tempi recenti una forte ripresa dell’autobiografia, nelle forme oggi alla moda di autofiction e dintorni. Un caso esemplare è offerto dalla figura di Pierre Michon, di cui Laura Brignoli discute il caleidoscopio testuale in cui vengono fatti interagire biografia (di
    altri come proiezioni di sé), autobiografia, autofinzione e riflessione critica, nell’insieme una tendenza metaletteraria caratteristica della scrittura francese contemporanea. A testimonianza di come le vite, in mille modi anche secondo il contesto culturale, continuino a suscitare tanto interesse al punto di sovrastare le opere d’arte come oggetti principali dell’attenzione del pubblico. – Edoardo Zuccato

    "Il canone letterario, la fama e ogni ordine di valore non dipendono solo dai testi, ma anche da altre componenti legate all’iconografia dello scrittore e alle mode."

    L’immagine dell’arti...

  • Autore: Autori Vari
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 1/02/2018
  • Numero di pagine: 272
  • Codice EAN: 9788871688145
  • Prezzo di listino: 25 €
  • Lingua Originale:

“Malgrado tutti gli ammonimenti novecenteschi in senso contrario, era prevedibile che in un’epoca come la nostra, in cui la distinzione fra vita pubblica e privata è venuta meno per via delle nuove tecnologie informatiche, il biografismo ritornasse al centro dell’interesse.
In settori come il cinema o la televisione è così da sempre: la vita ‘privata’ dei protagonisti dei mass media è pienamente parte di quella fiction che è la loro carriera artistica, in cui ognuno interpreta se stesso oltre che una galleria di personaggi. Se mai per gli artisti e gli scrittori è stato davvero possibile esaminare le opere prescindendo dalla vita e dal contesto in cui sono state prodotte, oggi non è certamente così.
Nel quadro della globalizzazione, la visibilità e la fama di un certo autore dipendono in misura sempre più ridotta da criteri estetici, di cui oggi meno che mai esiste una gerarchia condivisa, e sempre più dalla capacità di venire incontro alle aspettative del pubblico, incarnando certe immagini sedimentate di ‘scrittore’ e ‘artista’ che la società moderna ha reso possibili da duecento anni a questa parte.
Questo volume esamina casi tratti dalle belle arti e dalla letteratura, ma il discorso è applicabile con gli opportuni adattamenti anche alle altre arti (l’‘artista’ del titolo va inteso in senso estensivo come ‘autore di opere con finalità estetica’)”.

dall’Introduzione di Edoardo Zuccato