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Libellula gentile Cristiano Poletti

  • L’incontro con un grande Poeta “Buongiorno. Avrei con me una cartelletta con una raccolta di poesie. Posso lasciarla?” “Certamente. A destra della prima rampa di scale trova un ripiano in marmo. La ritiriamo prima di sera. Se telefona tra qualche giorno, diciamo una settimana, le dico qualche impressione”. A volte, basta uno squillo di citofono per dare inizio a una grande storia. La voce
    della persona al di là del portone di Via Settala, 78 è molto gentile e dispone all’ascolto. Uno pensa: queste poesie, prendiamoci il tempo di leggerle. Uno apre la cartelletta, e si immerge in una sequenza di versi molto chiari, immediati, potenti. Poesia dopo poesia, si dispiega una storia antica e potente, che ne contiene molte altre. La voce di un uomo – forse
    – linciato nel Quattordicesimo secolo che riaffiora in una torbiera svedese. Natura primordiale, selvaggia, immane. Essenziale, violenta e meditativa. Natura, pensiero, ritmo, musica. La lettura dura poco più di un’ora. Lettura ripetuta: per comprendere meglio, godere di più la forza delle immagini. E c’era solo acqua, e riquadri di terra: acqua piatta, solo a tratti increspata da lontanissimi miti, avventure, e terra scura, crosta profonda, dura, con sotto qualcosa pulsante,
    forse maleodorante, forse no. Alcuni hanno scelto il mare, il suo rollio. Altri coltivano segale, radici, e danzano la notte attorno ai fuochi. Io scavo, scavo, non so perché. “Buongiorno. Queste poesie non sono affatto male, sa? Vale di sicuro la pena di pubblicarle”. Nulla più di questo. Poi, un lungo incontro. Un lungo scambio che rende felici: da pagine sciolte con poesie, alla certezza per chi
    ha scritto e chi pubblica che nascerà un libro. Piccolo, copertina giallina con un grafito rupestre in testa. Da lì, un giro di librerie leggendo brani insieme. Il coinvolgimento di un carissimo amico professore di letteratura italiana, biografo di Dino Campana, curatore delle opere di Vincenzo Consolo. Il coinvolgimento di una cerchia di amici che amano quelle parole. Un cerchio che si è allargato
    negli anni, che ha fatto capire a moltissime persone quanto la grande Poesia possa essere semplice, essenziale; e oltre a dire moltissimo con poco, ha il dono di avvicinare persone che ne condividono l’energia primigenia. Marco Zapparoli Trent’anni dopo Ho incontrato per la prima volta Fabio Pusterla alla presentazione milanese di Bocksten, il primo libro che ha pubblicato con Marcos y Marcos; era
    il 1998, io facevo un altro lavoro ma seguivo i passi della casa editrice indipendente, che avevo visto nascere e ammiravo. Mi ha colpito la sua poesia di ossa, popoli, montagne. Mi ha colpito lui, perché si capisce subito che è una persona rara. Aveva, già allora, lo sguardo malinconico di chi osserva tantissimo e va in fondo alle cose, e
    questo lo commuove e lo affatica. Mi è sembrato un uomo onesto e libero. Anni dopo ho lavorato sui suoi libri e non era facile trovare le parole giuste per accompagnarli. Un problema di troppo rispetto e troppo amore. E tutti i suoi libri, uno ogni cinque anni, sempre pubblicati con Marcos y Marcos; la chiarezza con cui ci ha parlato della
    possibilità di un’antologia con Einaudi, e la promessa, mantenuta, di pubblicare con noi i libri successivi, nonostante i premi importantissimi, la fama, persino il relativo successo commerciale. Non era solo questo. Fabio Pusterla apriva strade, cercava. Traduceva poeti francesi importanti, come Philippe Jaccottet, Antoine Emaz. Per l’esercizio umile e creativo della traduzione, per il piacere di allargare il discorso con altre
    voci. Tra i primi poeti italiani che ci ha consigliato di pubblicare, c’è Cristina Alziati. Scrittrice di poche poesie preziose. Poi Umberto Piersanti, un altro poeta dei sentieri e delle montagne. Ogni consiglio accompagnato da un’analisi sempre molto sentita, mai occasionale. Con la stessa naturalezza ha portato un nuovo segno grafico: le immagini di Luca Mengoni, che è entrato in casa editrice
    con la libellula che sta sulla copertina di Argéman, quello che a me è parso il libro di Fabio più drammatico. Alla libellula è affidato uno dei pochi spiragli di speranza, e mi piaceva anche per questo che la copertina fosse dedicata a lei. Questi elementi si sono uniti insieme senza sforzo, come evoluzione spontanea di un rapporto. Ne ho parlato
    con Marco, e poi ho pregato Fabio di accettare questo impegno, questa sfida. Una collana di poesia che avrebbe reso espliciti i criteri di una scelta, dei pochi sì e molti no, e che avrebbe teso un filo, forse una rete. L’abbiamo chiamata Le Ali. Con le immagini di Luca Mengoni su tutte le copertine, gode di una continuità visiva nobilissima,
    e ha creato un ulteriore terreno di sviluppo, di travaso. Tre anni dopo, ci sembra che i dieci libri delle nostre Ali parlino con forza ciascuno per suo conto e insieme trasmettano un’idea, quasi una fede. Trent’anni sono forse abbastanza per poter dire che quella prima impressione in libreria, con le parole di Bocksten, lo sguardo intenso e franco, non è
    mai stata delusa; lo prova anche l’imprevista capacità generativa che si è imposta da sola nel tempo. Per questo ho amato tanto Libellula gentile, il documentario che Francesco Ferri ha dedicato a Fabio Pusterla, e che è senz’altro frutto di una conoscenza e una riflessione profonda. Ne esce la sofferenza della creazione poetica, la sua grandiosità, ma anche il rapporto tutt’altro
    che secondario con l’insegnamento; gli spigoli a volte mostrati al mondo e la generosità di sentimento e intelligenza con cui è offerta, quando è offerta, l’accoglienza. Claudia Tarolo

    “Ogni uomo, in fondo, è una verità”. Un viaggio nella vita e nel lavoro di uno dei massimi rappresentanti della poesia contemporanea. Una testimonianza felice e dolorosa dell’avventura creativa.

    Cristiano Poletti Libellula gentile

  • Autore: Cristiano Poletti
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 26/06/2019
  • Numero di pagine: 100
  • Codice EAN: 9788871688596
  • Prezzo di listino: 18 €
  • Lingua Originale:

In uscita il 26/06/19

Fabio Pusterla è uno dei poeti italiani più importanti e più conosciuti nel mondo.
Il regista Francesco Ferri gli ha dedicato un documentario commovente, che coglie la personalità più autentica del poeta e insieme tocca nodi cruciali del fare artistico in generale.
Il documentario si intitola Libellula gentile ed è allegato a questo libro, che ci accompagna dolcemente dietro le quinte.


Dal volo della libellula, in chiusura di Argéman, alla Preghiera della rondine che apre Cenere, o terra: in Libellula gentile si racconta il lungo rapporto di Fabio Pusterla con Marcos y Marcos e dentro questo arco di tempo, il lavoro del poeta in un periodo particolare, lo spazio di passaggio tra due libri.
È il periodo che ha visto nascere Libellula gentile, il documentario che Francesco Ferri, grazie a un ‘pedinamento’ durato tre anni, ha realizzato sulla sua figura, sul mestiere di scrivere, sulla poesia. “Ho deciso di puntare sulla vicinanza e sull’empatia… quello che rimarrà è la testimonianza di una relazione, di un corpo a corpo” ha raccontato Ferri. Il film è anche la storia di un’amicizia, di come due sguardi, quello del regista e quello del poeta, si sono avvicinati.