L‘angolo del mondo Mylene Fernández Pintado

  • Il meccanico ha tirato fuori la testa da sotto la macchina e mi ha rimproverato per la mia ingenuità, perché mi ero fatta imbrogliare dal meccanico precedente, che a sua volta mi aveva rimproverato per essermi fatta imbrogliare da quello prima. Come sempre in questi casi avevo due possibilità: la prima, dargli totalmente ragione e iniziare così un dialogo; la
    seconda, fare la faccia dell’infelice truffata da una schiera di operai del settore, e il risultato in tal caso sarebbe stato un monologo. La morte di mia madre mi aveva reso unica erede di un’automobile inutilizzabile secondo i canoni internazionali, ma più che soddisfacente per quelli locali. Non siamo molto esigenti in quanto ad automobili. E quindi il mio ‘fiammante’
    Moskvicˇ del ’70 era un vero e proprio tesoro a quattro ruote. «Sei una scrittrice?» mi ha chiesto il meccanico. Per i meccanici, gli scrittori sono persone che hanno sempre le mani pulite e un sacco di soldi. Per gli scrittori, i meccanici sono persone che hanno sempre le mani sporche e un sacco di soldi. Mia madre non mi
    ha lasciato soldi, ma alcune cose di valore sì. Un piano verticale e parecchi spartiti. Era la sua musica. Io al massimo riesco a far scivolare la mano sui tasti, e a ricevere da loro una risposta poco convinta. Eppure è l’oggetto che più mi appartiene fra tutti quelli che mi sono rimasti intorno, indifferenti. Ho ereditato anche le porcellane,
    le posate d’argento, le tovaglie di lino, i bicchieri di cristallo di tutte le misure e per tutti gli usi: un infinito tesoro di materia inerte di cui ci occupiamo durante la nostra vita e che quasi sempre ci sopravvive. E una immensa solitudine a trentasette anni. Qual è il peso netto di uno scrittore? Quanti libri? Quanti premi? Quante
    case editrici straniere? Quanti articoli parlano di te? Quanti pettegolezzi? mi sono chiesta prima di rispondere al meccanico. «No, non sono una scrittrice» gli ho detto alla fine mentre cercavo di capire cosa stesse facendo alla macchina, perché avevo deciso che questa volta non mi sarei lasciata imbrogliare. Non scrivo racconti, né romanzi, né poesie. Non pubblico libri, non vinco
    premi, non mi intervistano da nessuna parte. Le persone non mi riconoscono per strada. Nessuno parla male di me, avrei dovuto rispondere così, mi sono detta. «Di che ti occupi?» La voce arrivava da sotto la macchina illuminata da una torcia improvvisata, senza dubbio fabbricata da lui. «Insegno spagnolo all’università». Mi aspettavo l’‘Ah’ di indifferenza tipico di chi fa una
    domanda tanto per parlare di qualcosa; il meccanico invece voleva sapere se mi piaceva il mio lavoro. «No» e mi sono avvicinata per vedere se era vero, come diciamo qui, che i Moskvič sono stati assemblati nelle domeniche di lavoro ‘volontario’ dai giovani del komsomol leninista. «Faccio lezione agli studenti del primo anno, quindi ho un’aula piena di ‘geni’ che non
    hanno ancora avuto il tempo di capire che impareranno giusto quello che serve per deprimersi davanti a ogni frase decente che leggeranno» ho aggiunto. «E ci vai d’accordo?» ha continuato la sua intervista dalle profondità della macchina. «Mi considerano abbastanza grigia» gli ho detto, come se sapessi quello che avrebbero risposto loro. Non porto avanti progetti con le università straniere,
    non viaggio, non conosco persone influenti. «Be’, ma che ti importa. Sei o non sei la professoressa?» «In realtà nulla di tutto questo mi toglie il sonno». La mia risposta era molto sincera. «Nelle condizioni in cui è questa macchina, devi essere una ragazza molto coraggiosa per andartene in giro così per le strade. Non sei morta per miracolo. Guarda
    queste sospensioni» si è detto da solo, dato che era impossibile che io vedessi qualcosa. «Sì, sono molto coraggiosa». L’informazione aveva lo scopo di non farmi passare per una donnetta indifesa e sprovveduta. Non sono coraggiosa. Per questo non ho mai scritto niente se non gli appunti delle lezioni. Non saprei dare una risposta memorabile se qualcuno mi chiedesse dei
    miei progetti futuri, della letteratura che si produce dentro e fuori dall’Isola, o di come faccio a scrivere con tutti questi impegni. Non ho nessun impegno oltre al sacerdozio docente. Non ho animali, né piante. Ho dei libri, che sopravvivrebbero anche se non li spolverassi, ho una stanza tutta mia e tanto tempo a disposizione: le condizioni ideali per essere
    condannata a diventare una magnifica scrittrice ancor prima di aver scritto una sola frase. Facevo queste riflessioni mentre osservavo il traballante Moskvič ansimare ogni volta che il meccanico stringeva, allentava o raddrizzava qualcosa.

    “Chi se ne va, si dice, sente sempre la mancanza di qualcosa. Forse degli altri. Non conta quanti nuovi amici ti farai. Ti mancherà sempre qualcuno. Anche nel resto del mondo il cielo è blu, fa caldo, ci sono il mare e dei begli acquazzoni. Però a quello spazio manca il tempo. Quello che continua a scorrere senza di te, che scrosta le pareti, sbiadisce le fotografie e sotterra i vecchietti della casa all’angolo.”

    Mylene Pintado L‘angolo del mondo

  • Autore: Mylene Fernández Pintado
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 21/09/2017
  • Numero di pagine: 224
  • Codice EAN: 9788871687957
  • Prezzo di listino: 16 €
  • Lingua Originale:

Davanti agli occhi l’oceano dell’Avana che risplende; nel cuore il peso di una vita che non decolla.
Marian insegna all’università, ma tiepidamente; i rapporti sporadici con l’ex marito sono bocconi che non nutrono.
È un libro a far scoccare la scintilla: incaricata di scriverne la prefazione, Marian ha incontri tempestosi con Daniel, scrittore vulcanico, seducente e di quindici anni più giovane.
Il fuoco che divampa è travolgente, annulla differenza d’età, dubbi, reputazione, appuntamenti mancati.
Stesi sul pavimento fresco a bere granita dopo aver fatto l’amore, Daniel e Marian sono vicinissimi, eppure tutto un oceano li separa: l’Atlantico che Daniel le propone di attraversare insieme, con il sogno di un mondo migliore.
Marian cammina lungo il Malecón, fra il traffico e le onde, su quella terra che sente sua.
Seguire un sogno di superlativi immaginari, un amore sbilenco, o abbracciare la sua Cuba, dissestata eppure splendida di natura e di storia, e trarne la forza per cambiare la realtà presente?

Nello scenario memorabile della grande rivoluzione caraibica, una donna guarda negli occhi i suoi fantasmi e ritrova finalmente se stessa.