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La schiuma dei giorni – Edizione speciale Boris Vian

  • Tutti avremmo voluto saperne di più su Boris Vian, se lui stesso ce ne avesse dato la possibilità; se non avesse tuffato la sua vita in quell’intricato gioco di specchi, di esaltazioni e disorientamenti che sono stati la sua personalità e il suo genio. Oggi si può tentare di ricostruire la sua figura, così fisica e dirompente da diventare per paradosso
    quasi inafferrabile o almeno poco comprensibile. Nei nostri anni specialistici, dove ogni uomo si suppone sappia fare bene una cosa, un mestiere, abbia una vocazione, ma appunto una soltanto, il troppo, la disparità, il talento fuorviante non passano per le strettoie dello “standard”, ovvero di ciò che deve essere buono per tutti. E anche per questo, prima di accingersi alla
    lettura de La schiuma dei giorni, occorre sapere che è un libro in cui si parla con le nuvole, è il romanzo d’amore nel quale si muovono fianco a fianco Jean-Sol Partre, i Fratelli della Fede, il Professor Manducamanica, i gemelli Desmaret, e alcuni topi grigi pieni di dignità e indipendenza. Il tutto accompagnato dalla musica di Duke Ellington. Un
    mondo a rovescio, un bestiario surreale con una propria estetica e una propria morale, che ricorda il Lewis Carroll di Alice oltre lo specchio, ma anche senza sforzo i Beatles di Magical Mistery Tour. Un particolarissimo romanzo di formazione, che porta di rimando in rimando a molti altri racconti di questo genere letterario fino a Salinger. Non c’è mai un
    orizzonte vasto per i protagonisti Colin, Chloé e Chick. Mai per loro un “campo lungo”, cinematograficamente parlando. Il ritmo è strettissimo, la concatenazione degli eventi è in realtà una concentrazione allucinogena, perché così agisce il flusso inventivo di Boris Vian, che notoriamente se ne infischia delle regole. Le invenzioni e le distorsioni linguistiche sono molte e spassose, non c’è angolo
    o aspetto che appartenga alla tipica espressività borghese che l’autore non manometta. L’acido anarcoide scorre dappertutto. Eppure La schiuma dei giorni è in sostanza un delicato racconto sull’amore e sulla generosità, anche se ogni legge vi viene sovvertita, ed è inoltre un racconto psichedelico e lisergico ante litteram (nessuna meraviglia che Vian sia membro del Collège de Pataphysique, l’associazione letteraria
    non convenzionale fondata allo scopo di perpetuare la memoria di Alfred Jarry). Nonostante il tempo che lo separa dalla psichedelia degli anni Sessanta non sia poi molto (meno di vent’anni, il manoscritto è datato 10 marzo 1946), è curioso constatare come il romanzo faccia un balzo verso di noi, superando le sempre nettissime barriere del gusto giovanile fino ai nostri
    giorni, e così non accada per il suo autore, che appare ancora a molti e per vari aspetti legato al suo tempo, al dopoguerra parigino, all’avanguardia, e all’esistenzialismo. Le frequentazioni eccellenti (Queneau, Paul Éluard, Simone de Beauvoir) e le distrazioni altrettanto eccellenti, come la vitalità forsennata, l’amore per l’amore, la buona cucina e il jazz, fanno del giovane multiforme artista
    malato di cuore uno dei talenti più imprevedibilmente prolifici che la cultura del secolo passato possa annoverare. In soli trentanove anni di vita Vian riesce a essere trombettista jazz, scrittore, ingegnere, autore di più o meno cinquecento canzoni, fra surreali comiche o epiche (come la famosissima Le déserteur); riesce a essere cantante lui stesso, ballerino, discografico, giornalista e critico. Si
    serve di una ventina di pseudonimi, dal più celebre Vernon Sullivan a Joëlle de Beausset ad Agenor Bouillon e altri ancora, ma è sempre lui. Molte vite, tutte brillanti, racchiuse in una sola e piuttosto breve: la sua. Incontra anche Duke Ellington e Miles Davis prima che il suo cuore si arresti improvvisamente nel 1959, l’anno in cui Miles squaderna
    per sempre tutto il jazz, incidendo in due giorni il capolavoro Kind of blue, insieme a John Coltrane, proprio a un passo, a un solo minuto si potrebbe dire, da quegli anni Sessanta che sarebbero esplosi come una polveriera nel bel mezzo del secolo, e probabilmente avrebbero fatto della figura sovversiva di Boris Vian una gigantesca icona generazionale. Invece Vian
    è tuttora poco conosciuto fuori di Francia, e particolarmente nel mondo anglosassone. I riferimenti ufficiali e le enciclopedie liquidano generalmente la sua produzione poderosa in poche righe. Boris Vian ammira Bertolt Brecht e questo si avverte nella sua scrittura. Anche lui adotta un linguaggio crudo e tagliente, possiede un senso della sintesi notevole ma si concede molte più stravaganze. È difficile
    comprendere appieno il carattere dirompente e profondamente antiborghese de La schiuma dei giorni se non mettendo il romanzo in relazione al resto delle sue opere, siano esse altri romanzi, poesie o canzoni. Vale la pena di riflettere sulla seconda parte di questa storia d’amore, e sul suo finale da molti percepito come di una tragicità assoluta. Credo che si tratti invece
    del vero colpo di maestria di Boris Vian che ci ricorda con lucidità, abbandonando gradualmente il territorio narrativo del suo teatro dell’assurdo, che quando l’amore chiude il suo sguardo su di noi, anche il mondo attorno perde poco a poco colore, dignità e dimensione (niente di più realistico e di più vero). Semplicemente si dissolvono l’interesse e la gioia che
    noi stessi avevamo costruito sui grigiori della realtà comune. Chloé, l’amore di Colin, è affetta da un male tanto curioso quanto inesorabile, e Vian ci mostra come l’amore, morendo letteralmente, trascini con sé fantasia e giovinezza e restituisca gli esseri umani a quella verità, a quel “resto” senza eccessi, senza splendore e soprattutto senza più musica di Duke Ellington, che,
    come scrive nell’introduzione al romanzo egli stesso: “sarebbe meglio che sparisse”. Ivano Fossati

    “L’amore raccontato da Vian è l’amore che salva tutto, compreso il proprio destino”. Daniel Pennac

    Boris Vian La schiuma dei giorni – Edizio...

  • Autore: Boris Vian
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 19/06/2019
  • Codice EAN: 9788871688565
  • Prezzo di listino: 16 €
  • Lingua Originale:

Edizione speciale anniversario
con copertina di Luigi Serafini
e manoscritti di Boris Vian

Prefazione di Ivano Fossati
Con un’intervista a Daniel Pennac

 

Romanzo dolce e pirotecnico, surreale fiaba d’amore
e feroce denuncia del conformismo,
piena di invenzioni che fanno ridere e piangere,
La schiuma dei giorni è il capolavoro
di un genio ventisettenne: Boris Vian.


 

“Solo due cose contano, nella vita: l’amore in tutte le sue forme con ragazze carine, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta in questo romanzo deriva tutta la sua forza da un unico fattore: questa storia è totalmente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi”.


Colin è un giovane parigino ricco e annoiato. Passa il tempo dedicandosi a ricette inverosimili, strimpellando bizzarri strumenti di sua invenzione, bighellonando con Chick – il suo migliore amico – un ingegnere spiantato e sperperone che ha uno strano pallino: collezionare le opere di Jean-Sol Partre.
Poi, nella vita del signorino entra, in modo esplosivo, l’amore.
L’incontro con la bella Chloé è un colpo di fulmine: decidono di sposarsi nel giro di pochi giorni.
Per la cerimonia nuziale, Colin non bada a spese: ingaggia un Arcivettovo, settantatré musicisti, quattordici Figli della Fede e due pederasti d’onore. Nella chiesa, ridipinta di fresco a strisce gialle e viola, entrano anche le nuvole, profumate di coriandolo e di erbe di montagna.
Gli sposini si imbarcano in un lungo e stralunato viaggio di nozze nel Sud della Francia, scortati dal cuoco di Colin, Nicolas.
Al ritorno dal viaggio, Chloé si ammala. Nei suoi polmoni si annida un male terribile, fatica a respirare. Mentre il tempo va sempre più veloce, e l’appartamento dove vivono, inizialmente di dimensioni faraoniche, si fa sempre più stretto…

  • Gianni Turchetta