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La principessa sposa – ed. speciale William Goldman

  • Storia di un tradimento di Dimitri Galli Rohl Pierdomenico ci aveva messo trent’anni, a finire quel libro. Confesso che mi ero dimenticato sia di lui che di avergli prestato una copia del mio libro preferito, La principessa sposa, alla fine di una delle nostre estati trascorse in Liguria, tra piste di biglie e ghiaccioli col bastoncino di liquirizia. Precisamente, la
    mia ultima Estate Felice. Eravamo i migliori amici, io e Pierdomenico, ma soltanto per tre mesi all’anno; poi ognuno tornava a casa propria e si dimenticava dell’altro fino alla fine della scuola. Nei giorni in cui il mese di settembre sembrava una specie di miraggio, ci scambiavamo la sensazione di conoscerci da sempre come fosse una figurina preziosa, ma in realtà
    c’erano un sacco di cose che ignoravamo dei nostri inverni che distavano più di trecento chilometri. Funzionava così, tra noi due. Due mesi come fratelli, dieci da perfetti sconosciuti. Mi ricordo che in autunno, quando l’immagine di lui iniziava a sbiadire come il segno dell’abbronzatura in prossimità dell’elastico delle mutande, sulla cartina geografica appesa alla parete verdastra della mia aula, (ero
    ancora alle scuole medie) mi divertivo a cercare il paesino dove Pier abitava. Un puntino sperduto nella vastità del Piemonte, regione che all’epoca mi sembrava gigantesca quanto stupidamente lontana da quella in cui abitavo io per colpa di quella stessa Liguria che ci aveva consacrato Amici dell’estate per sempre. Il nostro ‘per sempre’ durò fino all’anno successivo a quello in
    cui cadde il muro di Berlino, precisamente quando si disputarono i Mondiali che dovevamo vincere in casa, quelli rappresentati dalla mascotte più brutta della storia. Quelle notti, che dovevano essere magiche, furono un disastro. Un brutto incidente agli inizi di primavera (il mio Fifty che montava un ’75 Polini clandestino terminò i suoi giorni di gloria contro la fiancata di un
    furgoncino color lavanda) cancellò le vacanze in Liguria all’istante; un lampo crudele quanto l’uscita scellerata di Walter Zenga sul colpo di testa di Caniggia, che ci costò la semifinale contro l’Argentina di Diego Armando Maradona. Sdraiato nel mio letto d’ospedale coi miei genitori a testeggiare al mio capezzale, aspettavo che una buona parte dei pezzi del mio corpo si decidesse a
    ritornare al proprio posto, fissando il soffitto consapevole di due cose. Prima cosa: in quei giorni di dolorosa prigionia, avrei voluto avere con me il mio libro preferito per poter rileggere tutta la faccenda di Westley e della pillola di Max Miracolo, cosa impossibile perché la mia copia si trovava chissà dove in Piemonte, visto che Pierdomenico non me l’aveva restituita.
    “Lo leggerò in una notte!” aveva detto, uscendosene con quel sorrisetto che mi faceva sempre sentire un po’ stupido ogni volta che decidevo di dargli retta. Perché dovete sapere che io e Pierdomenico ci promettevamo sempre un sacco di cose incredibili, solo che poi lui tendeva a dimenticarsele e finivamo per litigare, ma sempre per finta. Solo che stavolta l’aveva fatta
    grossa. Certo, non poteva sapere che io avrei deciso di sfracellarmi contro un furgoncino color lavanda e che avrei avuto bisogno di rileggere La principessa sposa, ma restava il fatto che, il giorno in cui lasciai la casa al mare, Pier non si fece vedere. Nessuna traccia, né di lui, tantomeno del mio libro. Brutta storia, anche a volersela inventare. Seconda cosa:
    il calcio è crudele, ma anche la vita non scherza. Avevo creduto ciecamente che i gol di Schillaci sarebbero bastati per far vincere la Coppa del Mondo alla nostra nazionale, almeno quanto ero assolutamente certo di uscire dall’ospedale camminando sulle mie gambe. In entrambi i casi, mi stavo sbagliando. Più o meno fu allora che iniziai a odiare l’Inter (Zenga, detto
    l’Uomo ragno, era il portiere dei nerazzurri, all’epoca) e a dimenticarmi di Pierdomenico e anche delle mie Estati Felici trascorse in Liguria.

    Un garzone innamorato, una bella assai confusa. I maneggi di un principe meschino e calcolatore. Il trio di mascalzoni più divertente del mondo rapisce la bella, arriva il pirata misterioso e una storia fantastica prende il volo.

    William Goldman La principessa sposa – ed....

  • Autore: William Goldman
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 30/10/2019
  • Numero di pagine: 512
  • Codice EAN: 9788871689227
  • Prezzo di listino: 19 €
  • Lingua Originale:

Edizione speciale a cura di Dimitri Galli Rohl con 150 pagine inedite di William Goldman e un contributo di CJ Draden

In copertina la storica locandina di Renato Casaro

Prefazione di Cristiano Cavina


“‘Hai due possibilità: sposarmi e diventare la donna più ricca e più potente nel raggio di mille miglia,
regalare tacchini per Natale e darmi un figlio, o morire tra strazi e tormenti,
in un futuro molto prossimo. A te la scelta’.

‘Non ti amerò mai’.
‘Non saprei che farmene, del tuo amore’.
‘Va bene, allora sposiamoci’”.


 

Un celebre sceneggiatore cerca disperatamente una copia del romanzo chiave della propria infanzia.
Vorrebbe regalarlo al figlio annoiato, sperando che il prodigio si ripeta.
Quando l’agguanta, si rende conto che molti capitoli noiosi erano stati tagliati dalla sapiente lettura ad alta voce del padre.
Decide di riscriverlo. Togliere lungaggini e divagazioni. Rendere scintillante la ‘parte buona’.
La magia si realizza. Il risultato è straordinario.
Si parte da una cotta clamorosa, un amore eterno tra un garzone di stalla e la sua splendida padrona, che sembra naufragare a causa di una disgrazia marittima.
C’è poi il di lei fidanzamento con un principe freddo e calcolatore. Poi c’è un rapimento, un lungo inseguimento, molte sfide: il ritmo cresce, l’atmosfera si arroventa. Il trucco della riscrittura – arricchito da brillanti ‘fuori campo’ dell’autore – l’incanto di personaggi teneri o diabolici, i dialoghi perfetti, fanno crescere il romanzo a livelli stellari. Disfide, cimenti, odio e veleni, certo. Ma anche vera passione, musica, nostalgia.
Si corre a trecento all’ora su un terreno tutto nuovo che abbraccia classico e stramoderno, fiabesco e farsesco, ironico e romantico.

“Era dai tempi del Mondo secondo Garp che non mi divertivo tanto”. Alessandro Baricco, sulla Repubblica a proposito della Principessa sposa.