La pizza per autodidatti Cristiano Cavina

  • Fare le pizze è come amare qualcuno. Deve venire facile. Quando si inizia a faticare vuol dire che c’è qualcosa che non va. E in entrambe queste cose nella mia vita, quando non veniva facile era solo colpa mia, ma ero sempre troppo distratto e inquieto per rendermene davvero conto. Forse non imparerò mai come impastare gli ingredienti dell’amore, ma con le pizze,
    alla fine ho capito come si fa. Nasciamo tutti autodidatti in questo mondo, e alcuni le cose ci mettono un po’ più di tempo a impararle. Di sicuro, non dovevo essere stato un granché come innamorato, quando incominciai a fare il pizzaiolo vent’anni fa. Le pizze mi terrorizzavano. Ero convinto che i panetti passassero la notte a prendermi in giro. Ogni giorno riuscivano a
    inventarsi nuovi trucchi per farmi sfigurare. A mio zio Antonio le pizze venivano tonde con cinque colpi di mattarello. Quando il mattarello lo alzavo io, dopo lunghe tribolazioni, tutto quello che ci ritrovavo sotto erano degli oggetti quadrati, sottili da una parte e spessi dall’altra. Facevo delle pizze in salita. “È la prima volta che mangio una pizza con gli spigoli” mi dicevano
    i clienti. Se mi mettevo a stendere il pomodoro, quello scappava da tutte le parti e quando era ora di infornare non c’era verso che l’impasto seguisse i movimenti della pala. Ci si incollava sopra e non ne voleva più sapere di scendere. Mi sembrava di usare del Vinavil al posto della farina. La prima che provai a infornare era quella che
    nel nostro menù si chiama tricolore: una base appena scottata nel forno con un po’ d’olio, e poi condita con pomodoro fresco, mozzarella e basilico. È una pizza molto semplice, basta soffiarci sotto per farla volare via. La caricai sulla pala con un colpo solo e mi stupii che non opponesse alcuna resistenza. Era davvero leggera come un’ostia. Dopo tre settimane che lavoravo
    in pizzeria mi venne un sorriso. Era da un po’ che non mi capitava. Avevo perso il sorriso il primo giorno di lavoro. Mi sentii all’improvviso il re del mondo, e provai quella specie di brivido di piacere che senti quando per la prima volta riesci a fare con naturalezza qualcosa che non ti aspettavi di saper fare.

    "Fare le pizze è come amare qualcuno. Deve venire facile. Quando si inizia a faticare vuol dire che c’è qualcosa che non va."

    Cristiano Cavina La pizza per autodidatti

  • Autore: Cristiano Cavina
  • Genere: ,
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 6/11/2014
  • Numero di pagine: 288
  • Codice EAN: 9788871687018
  • Prezzo di listino: 12 €
  • Lingua Originale:

Non l’ha scelto lui, il mestiere del pizzaiolo.
È stato un matrimonio combinato e all’inizio eran dolori: gli venivano le pizze con gli spigoli e niente discoteca il sabato sera.
Dopo vent’anni, con un forno e una pallina di impasto può fare quello che vuole, anche bendato. Sforna pizze buone e leggere come uno sbuffo di farina. Con quattro o cinque foglie di tarassaco e altrettante fette di pancetta. Con santoreggia e salame piccante, topinambur e salsiccia, squacquerone e rosmarino.
Alla Pizzeria Il Farro di Casola Valsenio, Cristiano è il ‘pizzaiolo quando c’è’. I giorni che non scarica la legna, magari va a Roma per lo Strega, o incontra Doris Lessing davanti a un buffet.

Questo libro è come la sua vita, unisce mondi che sembrano lontani, tra consigli preziosi sulla pizza e racconti esaltanti.
Ha il calore del suo sangue romagnolo, lo slancio delle sue avventure senza rete.
Ha il gusto del lavoro ben fatto.
E fa venire l’acquolina in bocca.

Per chi ama la pizza e chi la vuol fare.

La btb (Random House) ha acquistato i diritti per la pubblicazione de La pizza per autodidatti in lingua tedesca.