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La mia estate fortunata Miriam Toews

  • Lish era una veterana ben prima che scoppiasse il casino con il Serenity Place. Aveva quattro figlie, due avute con lo stesso uomo e le altre due, gemelle, con un artista di strada spensierato che si era innamorato delle sue mani. Perfette per le palle, aveva detto, per palleggiarle in aria, intendo. I giocolieri non scherzano mai sulle palle, mi
    spiegava Lish, ecco il punto. Lish ne sapeva a pacchi di teatro, di come accogliere il pubblico, di come attrarlo, di coreografia e conduzione, delle superstizioni della gente di teatro. Aveva sempre amato il palcoscenico. O la strada, o dovunque si faccia uno spettacolo. Aveva conosciuto il giocoliere nella sala riunioni dell’albergo dove alloggiavano tutti gli artisti. Fare volontariato, per
    Lish, era un buon modo per frequentare gente di teatro senza violare le regole del welfare, ed era un piacevole diversivo dalle bambine. Questo busker, padre assente delle gemelle, aveva detto a Lish che l’amava e le aveva proposto di vivere per la strada insieme a lui. Le avrebbe insegnato a mangiare il fuoco, a lanciare coltelli, a camminare sui
    trampoli. Le aveva mostrato un ritaglio di giornale su di lui, dal «Miami Herald», si intitolava “Magia, musica e follia”, poi c’era una foto di lui che spezzava una catena con il torace. Proprio come Zampanò nella Strada, aveva detto. Lish era euforica per la proposta e per i superalcolici offerti nella sala dell’albergo, e aveva accettato di seguirlo per
    la strada, a condizione di poter portare le sue figlie, che all’epoca erano due. “Nessun problema, nessun problema” aveva risposto lui “raccoglieremo più soldi” e poi aveva fatto sparire un fazzoletto rosso nel naso di Lish. E poi, naturalmente, riapparire. Cosa che lui invece aveva mancato di fare dopo aver messo Lish incinta quella notte nella sua camera d’albergo, mentre
    le bellissime, lunghe mani di lei accarezzavano la sua schiena lucida, e la calda notte d’estate diventava bollente. Lish lo trovava irresistibile, con i suoi occhi tristi, l’atteggiamento vissuto e le barzellette stupide che di per sé non erano affatto divertenti, ma quando lui le raccontava sembravano, almeno a Lish, la comicità nella sua essenza. E a Lish piaceva ridere.
    Ma la cosa più esilarante, per lei, era la sua estrema serietà nel sesso. Non si era lasciato sfuggire una parola o un sorriso per tutto il tempo, e Lish aveva dovuto fingere che il grugnito di riso che le era scappato mentre lui era tutto proteso sul traguardo fosse un incontrollabile rantolo di piacere. Aveva sperato che lui pensasse
    che fosse il suo modo insolito di esprimersi al culmine della passione. Grugnire. Ma non ci contava troppo. Comunque fosse, importava poco. Il mattino dopo, mentre Lish dormiva sazia e gravida non di una ma di due bambine del prestigiatore, lui era riuscito a scomparire per davvero, insieme al portafogli di tela di Lish. Lei diceva che le aveva lasciato
    un biglietto con scritto “Ci si ribecca”. Vi rendete conto? Lish diceva che se la cavava molto meglio a far giocolerie che a scrivere. Per un po’ Lish si era domandata se fosse stato il suo grugnito a farlo scappare, ma sapeva benissimo che non era stata lei, era stata la strada, e che non poteva farci niente, né lei
    né nessuno. Certa gente era così e stop. Bastava che la strada facesse tanto di guardarli ed era fatta. Puff. E con il padre delle gemelle era andata così. Peccato non aver fatto in tempo a scoprire come si chiamava, ma insomma… Lish era il tipo che ci prendeva anche gusto, a raccontare in giro questa storia. Era romantica, avventurosa.
    E se le gemelle chiedevano del loro padre, poteva modellarlo a loro uso e consumo, farne un eroe, una canaglia, un poeta, un buffone. Una volta le avevo fatto notare che le gemelle avrebbero potuto gradire qualche dettaglio in più, qualcosa di concreto, magari un indirizzo o un regalo di compleanno, una cartolina. Lish aveva risposto “Può darsi. Può darsi
    di no”. So che conservava ancora un cucchiaio d’argento del vassoio che era arrivato in camera la notte in cui lei e il busker erano stati insieme, e le gemelle, da quando erano diventate abbastanza grandi, lo usavano a turno per prendere il burro di noccioline biologico che Lish comprava alla cooperativa. Dicevano: “Tocca a me usare il cucchiaio di
    papà”. Lish sorrideva e glielo porgeva. Chissà cosa le passava per la testa. Le sorelle maggiori avevano un padre che vedevano con una certa regolarità e per un po’ si erano offerte di condividerlo con le gemelle. Ma le gemelle non lo volevano. Gli andava benissimo il loro.

    In città, all’ufficio del welfare, al supermercato, a scuola, ci comportavamo come bandite, guerriere, stavamo benissimo, non avevamo bisogno di nessuno, avevamo un compito da svolgere e l’avremmo svolto senza l'aiuto di nessuno, se necessario. Eravamo Ragazze Madri.

    Miriam Toews La mia estate fortunata

  • Autore: Miriam Toews
  • Genere:
  • Collane: ,
  • Data Pubblicazione: 26/06/2019
  • Numero di pagine: 304
  • Codice EAN: 9788871688541
  • Prezzo di listino: 18 €
  • Lingua Originale:

Lish ha il teatro nell’anima, Lucy si nutre della sua euforia.
Lottano per vivere, per i loro figli; ridono e piangono bevendo tequila o tazzone di tè.
Sono pronte a partire in cerca di un vecchio amore perduto, e quello che troveranno è molto di più.
Comico, effervescente, freschissimo: il primo romanzo di Miriam Toews.


“Ve lo dico subito come sono arrivata al punto in cui sono:
ragazza madre con il sussidio, case popolari e via dicendo.
Non era il mio scopo nella vita, ovvio. Non è che da bambina sognassi ‘Da grande voglio fare la madre povera’.
Avevo deciso di fare la guardia forestale.
Ora mi rendo conto che è un settore un po’ carente di rapporti umani, per i miei gusti.
Sì, ma guarda dove mi hanno portato, i rapporti umani”.


Lucy non ha idea di chi sia il padre di suo figlio; Lish sogna ancora il mangiafuoco che in una sola notte di passione l’ha messa incinta di due gemelle e poi è sparito.
Si barcamenano con i sussidi del welfare e hanno tutte storie strampalate; sognatrici, guerriere e un po’ bandite, sono le ragazze madri dell’Half-a-Life.
È un giugno di pioggia e di zanzare quando arriva una lettera: il mangiafuoco dopo cinque anni si fa vivo. Sta facendo spettacoli in Colorado e all’improvviso ha nostalgia di Lish.
Lucy e Lish non ci pensano due volte. Con cinque figli ignari, rimediano un furgone scassato e vanno a cercarlo.
Lucy sa bene che non lo troveranno mai, però non sa ancora che questa sarà la sua estate fortunata.