La banda del formaggio Paolo Nori

  • 1. Ma quelli che scrivono sopra ai giornali, non gli capita mai che gli viene il dubbio che quello che scrivono son delle cagate? Perché a leggerli sembra di no. Han sempre un tono che anche quando scrivono «Sembra che sia successa la tal cosa», tu diresti che sono sicuri al cento per cento che quella cosa lì che sembra che sia
    successa è successa davvero. Come se non ci pensassero, che magari non è successa e stan facendo dei danni, come se non ci pensassero. Be’, beati loro. Io invece ho avuto sempre tanti di quei dubbi, nella mia vita. Be’, beati loro. Io invece a me, non lo so. Mi verrebbe da ricominciare. 1. Sembra incredibile, è successo tutto in tre settimane. Dal 30 di maggio,
    al 19 di giugno. Tre e mezzo, se ci mettiamo anche l’offesa. Dal 26 maggio al 19 di giugno. Venticinque giorni. Venticinque giorni che prima andava in un modo, adesso va in un modo tutto diverso. Che dir cos’è successo, è successo tutto così in fretta che faccio fatica, a dire cos’è successo. E dire di chi è la colpa, faccio fatica
    anche a dire di chi è la colpa. Qualcosa che non va, son disposto a riconoscerlo, l’ho fatto anch’io. La responsabilità, d’accordo, è anche mia. Però, secondo me, non so, ma quelli che scrivono sopra ai giornali, non gli capita mai che gli viene il dubbio che quello che scrivono son delle cagate? Anche se delle volte mi vien da pensare che quel che
    è successo, è successo tutto per via dell’immaginazione. Che immaginarsi le cose, secondo me, non so, se si fa bene. Che mio genero, io ho un genero, che abita in casa mia, e lui, l’altro giorno, ha chiamato un elettricista per cambiare una lampadina. Quindi. Non lo so. Cioè non è colpa sua. Dipende dal fatto che lui si immagina che lui non
    deve far niente, al mondo, tanto c’è qualcuno che paga. Tutto un problema di immaginazione. Come il socialismo. 2. C’era un operaio, lo dicevano in uno spettacolo teatrale, c’era un operaio, all’inizio del secolo scorso, nella sua fabbrica, a Reggio Emilia, che faceva una gran propaganda al socialismo, e un altro operaio a un bel momento gli ha chiesto «Ma te che parli
    sempre del socialismo, ma cosa succede poi, quando viene il socialismo?» E quello là gli ha risposto «Quando viene il socialismo succedon delle cose così belle che non si posson neanche raccontare». Ecco, io, anche se ero un padrone, be’ io la pensavo così, sul socialismo. Prima. Adesso, oramai, non penso più niente. 3. Che io, poi, ad ogni modo, a mio genero gliel’ho
    poi detto. «Strano» gli ho detto, e poi ho taciuto, e lui ha taciuto anche lui per pochi secondi e dopo mi ha detto «Strano cosa?» «Strano che non sento odore di alito cattivo» gli ho detto io, e lui ha taciuto un altro po’ di secondi e dopo mi ha detto «Perché dovresti sentire odore di alito cattivo?» «Eh» gli ho
    detto io «come fai a lavarti i denti? Ci vai te dal dentista? Tutti i giorni? Guarda che se lo fai venire a domicilio sei più comodo, spenderai appena un po’ di più, ma tanto a te cosa te ne frega, pago io». Che lì poi è intervenuta mia figlia. Si è messa a ridere mi ha detto che sono un tesoro
    che ho sempre voglia di scherzare. Solo che io, puttana vacca, non scherzavo mica. Che lui, mio genero, la cosa che gli sembra che sia il suo mestiere, non è fare delle cose, stare al mondo in un modo normale, è... non lo so cos’è. Io, mio genero, non lo capisco.

    “Il maresciallo aveva picchiato, delicatamente, per due volte, i polpastrelli di quattro dita della mano destra, tutte tranne il pollice, sulla cartellina e poi aveva detto ‘Allora, Baistrocchi, chi glieli ha dati i soldi per le librerie? Il consorzio del Parmigiano Reggiano?”

    Paolo Nori La banda del formaggio

  • Autore: Paolo Nori
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 9/05/2013
  • Numero di pagine: 224
  • Codice EAN: 9788871686622
  • Prezzo di listino: 15 €
  • Lingua Originale:

Ermanno Baistrocchi fa l’editore.
Va in giro a far notare le impercettibili differenze tra i suoi libri e quelli delle altre case editrici.
Paride Spaggiari fa il libraio. Invita Ermanno nella sua libreria e poi gli fa delle telefonate bellissime, tutte piene di zioboja, ma non sono zioboja d’impazienza, sono come il basso che suona l’un due tre di un valzer, i suoi discorsi sono dei valzer, mettono di buon umore.
Poi quando Ermanno ha la possibilità di comprare tre librerie Paride si offre di diventare suo socio, che si trova con una certa liquidità.
E per quindici anni Ermanno, tutto quello che fa, ne ha prima parlato con Paride.
Poi salta fuori il buridone che i soldi per le librerie a Paride venivano dalla banda del formaggio, come se i delinquenti a Parma fossero tutti della gente che non vedeva l’ora di comprarsi una libreria, come se avere una libreria fosse una specie di status symbol per i ladri.
E finisce che Paride si butta giù dal settimo piano, e dicono che sia stato per via dei giornali, per via di quello che avevano scritto sopra i giornali, ma secondo Ermanno non era mica per quello.

La banda del formaggio è la storia di un editore che un giorno sull’autobus prova affetto per il suo cuore che batte, e gli verrebbe da ricominciare.
È la storia di un libraio che il delinquente avrebbe voluto farlo come Raskol’nikov, o come il conte di Montecristo, e che ha lasciato a suo nipote, che ancora non c’è, una filastrocca che Ermanno impara a memoria, per lasciarla anche al suo, di nipote, che chissà se mai ci sarà.