La bambina che amava troppo i fiammiferi Gaétan Soucy

  • Mio fratello e io abbiamo dovuto prendere l'universo in mano una mattina poco prima dell'alba perché papà era spirato all'improvviso. La sua spoglia contratta in un dolore di cui restava soltanto la scorza, i suoi decreti finiti di colpo in polvere, tutto ciò giaceva nella stanza al piano di sopra da cui papà, ancora soltanto il giorno prima, ci comandava
    in tutto e per tutto. Avevamo bisogno di ordini per non cadere a pezzi, mio fratello e io: era la nostra malta. Senza papà non sapevamo far niente. Da soli, riuscivamo a malapena a esitare, esistere, aver paura, soffrire. Giaceva, del resto, forse non è il termine giusto. È stato mio fratello, in piedi per primo, a constatare il fatto,
    perché, essendo io il segretariano quel giorno, avevo il diritto di indugiare a uscire dal letto dei campi dopo una notte all'addiaccio e mi ero appena messo a tavola davanti all'incunabolo quand'ecco che fratellino scende da basso. Era stabilito che dovessimo bussare prima di entrare nella stanza di padre e, dopo aver bussato, aspettare che padre ci autorizzasse a entrare,
    perché non doveva darsi che lo scoprissimo intento ai suoi esercizi.

    "Ho sognato spesso di poter ballare sulla cima dei pini come gli elfi, tiepida e leggera come la fiamma delle candele, schizzi di polvere d'oro sgorgherebbero allora dalle mie mani per stellare la campagna, ero nata per questo però non posso."

    Gaétan Soucy La bambina che amava troppo i fi...

  • Autore: Gaétan Soucy
  • Genere:
  • Collane:
  • Titolo Originale: La petite fille qui aimait trop les allumettes
  • Data Pubblicazione: 28/02/2003
  • Numero di pagine: 192
  • Codice EAN: 9788871683560
  • Prezzo di listino: 14 €
  • Lingua Originale:

“Per essere figli di mio padre, bisogna avere una bella cotica e non temere le sorprese, ecco dove volevo arrivare.
Va detto che papà mi considerava la più intelligente dei suoi figli, come credo di aver scritto, e che io me ne stavo buona buona col naso nei miei dizionari, oppure coglievo fiori canticchiando sottovoce la musica delle fate, le rose canine sono belle nel fango accanto alle zucchine, io non passavo il tempo a gingillarmi con i coglioni come chi sapete.
Le mie mani sono piene di grazia, non so se ho scordato di dirlo, simili alle onde d’ovembre sullo stagno, perché conosco anche il nome dei mesi, tutti i miei amici sono parole”.

Una voce fresca, armata di un linguaggio assieme rozzo, forbitissimo e serenamente sconcio, ci calamita nel cuore di una storia sorprendente.
Una vasta tenuta di campagna, ai margini del bosco. Un vedovo tirannico e folle lascia, alla morte, due figli totalmente isolati, selvatici, spiazzati di fronte al mondo: tutto quello che sanno degli uomini viene dalle sue parole, o dai romanzi cavallereschi scovati in biblioteca.
Costretti, letteralmente, a “prendere l’universo in mano”, imparano a interpretare la realtà – dai piccoli dettagli ai misteri (micidiali) lasciati in sospeso dal padre.
Quel che trapela dalla gente del paese non incoraggia, quel che scopriamo nell’immensa proprietà è un ulteriore, orribile segreto. Che ha reso folle il padre. Eppure…
La bambina che amava troppo i fiammiferi è un thriller fuoriclasse, dove terribile e sublime, comico e passionale, remoto ed eterno si trasformano in una gloriosa festa della parola. Della lettura. Che a ogni nuovo giro rivela nuovi aspetti, perle inafferrabili a prima vista.