"

w5x7n2 - nur1w8 - vjqnas - 8uabi1 - 30cnu8 - 8dr0z3 - iilud5 - tvqbj1

La bambina che amava troppo i fiammiferi Gaétan Soucy

  • Mio fratello e io abbiamo dovuto prendere l'universo in mano una mattina poco prima dell'alba perché papà era spirato all'improvviso. La sua spoglia contratta in un dolore di cui restava soltanto la scorza, i suoi decreti finiti di colpo in polvere, tutto ciò giaceva nella stanza al piano di sopra da cui papà, ancora soltanto il giorno prima, ci comandava
    in tutto e per tutto. Avevamo bisogno di ordini per non cadere a pezzi, mio fratello e io: era la nostra malta. Senza papà non sapevamo far niente. Da soli, riuscivamo a malapena a esitare, esistere, aver paura, soffrire. Giaceva, del resto, forse non è il termine giusto. È stato mio fratello, in piedi per primo, a constatare il fatto,
    perché, essendo io il segretariano quel giorno, avevo il diritto di indugiare a uscire dal letto dei campi dopo una notte all'addiaccio e mi ero appena messo a tavola davanti all'incunabolo quand'ecco che fratellino scende da basso. Era stabilito che dovessimo bussare prima di entrare nella stanza di padre e, dopo aver bussato, aspettare che padre ci autorizzasse a entrare,
    perché non doveva darsi che lo scoprissimo intento ai suoi esercizi.

    “Avevamo bisogno di ordini per non cadere a pezzi, mio fratello e io: erano la nostra malta. Senza papà non sapevamo niente. Da soli, riuscivamo a malapena a esitare, esistere, aver paura, soffrire”.

    Gaétan Soucy La bambina che amava troppo i fi...

  • Autore: Gaétan Soucy
  • Genere:
  • Collane: ,
  • Titolo Originale: La petite fille qui aimait trop les allumettes
  • Data Pubblicazione: 30/01/2019
  • Numero di pagine: 192
  • Codice EAN: 9788871688442
  • Prezzo di listino: 16 €
  • Lingua Originale:

“Mio fratello e io abbiamo dovuto prendere l’universo in mano una mattina poco prima dell’alba perché papà era spirato all’improvviso. La sua spoglia contratta in un dolore di cui restava soltanto la scorza, i suoi decreti finiti di colpo in polvere, tutto ciò giaceva nella stanza al piano di sopra da cui papà, ancora soltanto il giorno prima, ci comandava in tutto e per tutto. Avevamo bisogno di ordini per non cadere a pezzi, mio fratello e io: erano la nostra malta. Senza papà non sapevamo fare niente. Da soli, riuscivamo a malapena a esitare, esistere, aver paura, soffrire”.


 Escono per la prima volta nel mondo dopo la morte del padre tiranno che li teneva segregati in un castello. Parlano una lingua fatta di brutalità e poesia purissima; custodiscono un segreto atroce.


Una voce freschissima, armata di un linguaggio assieme rozzo, forbito e serenamente sconcio, ci calamita nel cuore di una storia sorprendente. Una vasta tenuta di campagna, circondata da una fitta pineta. Un vedovo tirannico e folle lascia, alla morte, due figli selvatici, spiazzati di fronte al mondo: tutto quello che sanno degli uomini viene dalle sue parole, o dai romanzi cavallereschi scovati nella biblioteca del castello. Costretti, letteralmente, a “prendere l’universo in mano”, faranno i conti con la realtà – negli occhi degli altri capiranno chi sono, e affronteranno i misteri micidiali lasciati in sospeso dal padre.

Un romanzo di formazione, un thriller fuoriclasse, una favola gotica, un horror: una gloriosa festa della parola.