Kismet Jakob Arjouni

  • Io e Slibulsky ce ne stavamo strizzati nella credenza di un ristorantino brasiliano ai margini del quartiere della stazione di Francoforte e aspettavamo gli esattori del pizzo. L’armadio, sgomberato per l’occasione, sarà stato largo un metro e profondo settanta centimetri. Sia io che Slibulsky facevamo la felicità dell’industria dell’abbigliamento per quanto riguardava le vendite di taglie extralarge; come se non
    bastasse, indossavamo giubbotti antiproiettile e, in caso d’emergenza, contavamo di piazzare rispettivamente una pistola e un fucile a pallini in modo da non farci saltare la testa o i piedi da soli. Io già mi figuravo gli estorsori entrare nel ristorante, sentire pietosi richiami provenire dall’angolo, aprire le ante dell’armadio per ammirare i due perfetti imbecilli pigiati dentro che dimenavano
    impotenti braccia e gambe. E mi figuravo pure la faccia che avrebbe fatto Romario, il proprietario e gestore del Saudade. Era stato lui a chiamarmi in suo aiuto. Conoscevo Romario dai tempi in cui aveva compiuto i primi passi nella gastronomia con un chioschetto di panini a Sachsenhausen. Fino a quel momento non era stato che un semplice conoscente. Ero felice
    che esistesse quando ero al verde e mi offriva un piatto caldo. Non ero altrettanto felice quando avevo soldi in tasca e mi capitava di incontrarlo in birreria; si sedeva al mio tavolo e dovevamo scambiare quattro chiacchiere, appunto perché ci conoscevamo. Se l’intervento di quella sera andava classificato come un favore da amico, era soprattutto perché Romario non mi
    aveva offerto nessuna ricompensa, né io potevo chiederla. Era quasi mezzanotte. Ci eravamo appostati mezz’ora prima e da circa una ventina di minuti le mie gambe stavano schiacciando un pisolino. Per essere inizio maggio faceva straordinariamente caldo. Di giorno le temperature toccavano i ventisette gradi, di notte non scendevano sotto i quindici. Questo però non dissuadeva Romario dall’accendere il riscaldamento al
    massimo: per abitudine, e perché brontolare contro il clima tedesco era uno degli ultimi ponti che lo collegavano ancora al Brasile. Viveva a Francoforte da vent’anni, andava in vacanza in Costa Azzurra, e vai a sapere se il pollo stracotto in salsa acida oppure le cotolette di maiale rinsecchite con contorno di piselli in scatola fossero specialità tipiche brasiliane, ma
    per il bene del paese mi auguravo di no. In ogni caso, se anche tutta la città se ne girava in mezze maniche e i clienti schiattavano per un colpo di calore, Romario si ostinava a dire che in Germania fa perennemente freddo, mentre in Brasile splende sempre il sole – con relativi malumore e buonumore generali.

    “Io mi figuravo già i due ricattatori che entrano nel ristorante, sentono pietosi richiami sullo sfondo, aprono di colpo l’armadio e si trovano di fronte due imbecilli, cioè noi, con le gambe e le braccia incastrate mentre tentiamo di passare al contrattacco. E mi figuravo anche la faccia del povero Romario, titolare del Saudade, che ci aveva implorato di difenderlo.”

    Jakob Arjouni Kismet

  • Autore: Jakob Arjouni
  • Genere:
  • Collane:
  • Titolo Originale: Kismet
  • Data Pubblicazione: 22/01/2009
  • Numero di pagine: 272
  • Codice EAN: 9788871685007
  • Prezzo di listino: 15 €
  • Lingua Originale:

Francoforte, nel profondo rosso del quartiere a luci rosse: i ceffi spietati del sedicente Esercito della ragione seminano il panico fra i commercianti. Un detective spaccone e low cost, Kemal Kayankaya, e un coriaceo boss di gelaterie ambulanti, Slibulsky, tentano di proteggere Romario, immigrato brasiliano proprietario di un ristorante etnico, il Saudade.
Quando si presentano da Romario per riscuotere una cifra allucinante, i due malviventi vengono stesi in un bagno di sangue. Ma per i tre superstiti, è l’inizio dell’inferno. Dietro il fantomatico Esercito c’è un gruppo di nazionalisti croati ben infiltrati nel mondo industriale e nelle istituzioni di Francoforte.
Destreggiandosi fra feste “birra e gelati” in casa Slibulsky, funzionari comunali corrotti e viscidi industriali del settore alimentare, Kayankaya si imbatte in una tenera ragazzina croata che di garantito, nel proprio destino – Kismet – avrebbe solo il bordello…
Conflitti etnici, traffico di documenti falsi e anime, braccianti, armi, ragazzine: Kismet è una ricognizione alla stricnina in una delle più ricche e tremende metropoli europee. Scherzando, questo romanzo fa terribilmente sul serio.

“Kayankaya si destreggia fra un nido di vipere e l’altro creando un’atmosfera dall’inimitabile sapore amaro”.
-Kirkus Reviews