Il matrimonio del signor Mississippi Friedrich Dürrenmatt

  • Una stanza, di cui veramente non è facile descrivere la magnificenza e il lusso tardo borghese. Ma poiché l’azione si svolge in essa e solo in essa, anzi, poiché si può dire che gli avvenimenti che seguono rappresentano la storia di questa stanza, ci arrischieremo a descriverla: fa semplicemente schifo. Nello sfondo, due finestre. La vista: sconcertante. A destra, i
    rami di un melo, e dietro una qualsiasi città nordica con una cattedrale gotica, a sinistra un cipresso, rovine di un tempio antico, golfo con porto. Bene. Dunque. Fra le due finestre, non più alto di esse, un grande orologio a pendolo. Stile: anche gotico. Passiamo alla parete destra. Vi si trovano due porte. Quella in fondo conduce attraverso la
    veranda in un’altra stanza; non è importante, ne ho bisogno veramente solo nel quinto atto; quella davanti a destra conduce a un atrio e all’uscita; inoltre vi è la cucina, forse dietro l’atrio a sinistra. Non preoccupiamoci di come possa essere costruita la casa, supponiamo che sia una vecchia casa patrizia riadattata confusamente alla meno peggio. Fra le porte a
    destra, un piccolo buffet, questa volta proporrei Luigi XV. Su di esso, una dea dell’amore. In gesso. Proprio così. Alla parete sinistra, solo una porta, che si apre tra due specchi fin-de-siècle. La porta conduce a un boudoir, e dal boudoir a una camera da letto, stanze in cui altri, non noi, penetreranno. In primo piano a sinistra, la cornice
    Luigi XVI di un altro specchio, sospesa in aria, naturalmente senza cristallo, così che chi vi si specchia dentro guarda al pubblico. Al centro, un tavolino da caffè rotondo, stile Biedermeier, il vero protagonista della commedia, intorno a cui si svolge l’azione, intorno a cui bisogna montare tutta la scena, fiancheggiato da due poltroncine Luigi XIV. Un po’ di stile
    impero lo si può certamente introdurre da qualche parte: magari in primo piano a sinistra un piccolo divano, poi a sinistra in fondo un paravento. Si può rinunziare a cose russe, a meno che la situazione politica non le renda proprio desiderabili. Sul tavolino, un vaso giapponese con rose rosse, che nel secondo atto possono venir sostituite da rose bianche,
    e nel terzo da rose gialle. Per gli atti successivi propongo niente fiori. Inoltre, un servizio da caffè per due persone. Porcellana di Meissen, indovinato. Altri oggetti: a destra tre signori, non dissimili da gioviali birrai, con impermeabili e bracciali rossi, la mano destra in tasca, e in mezzo, presso a poco tra il tavolino da caffè e la porta
    a sinistra, magari anche un po’ più a sud, Saint-Claude, che ci immaginiamo, senza proprio voler approfondire ulteriormente questo personaggio, piuttosto quadrato, di una possente massa ferrea, attualmente in un frac che evidentemente non è suo. Calze: rosse. Il tutto accompagnato da uno scampanio solenne, meglio se proveniente dalla cattedrale.

    “Questa commedia riguarda lo scabroso destino di tre uomini che si erano messi in testa chi di cambiare il mondo e chi di salvarlo, ed ebbero però la crudele sventura d’incontrare una donna che non poteva venire né cambiata né salvata perché amava solo l’attimo fuggente”.

    Friedrich Dürrenmatt Il matrimonio del signor Mississ...

  • Autore: Friedrich Dürrenmatt
  • Genere: ,
  • Collane:
  • Titolo Originale: Die Ehe des Herrn Mississippi
  • Data Pubblicazione: 19/04/2018
  • Numero di pagine: 192
  • Codice EAN: 978887168815
  • Prezzo di listino: 15 €

Un assassino irreprensibile e una donna inafferrabile. Un rivoluzionario da bordello e un ministro in mutande. Tre uomini, due ideologie e una canaglia nella commedia che ha rivelato il genio di Dürrenmatt.


Un delitto segreto li unisce: decidono di sposarsi davanti a un caffè.
Mississippi è un procuratore di stato con il pallino della Bibbia e delle condanne a morte.
Anastasia una donna bellissima e volubile, “con un enorme consumo di uomini”.
Dal passato riemerge l’amico Saint-Claude, rivoluzionario deluso; ricatta Mississippi minacciandolo di raccontare a tutti che un tempo, insieme, gestivano un bordello.
Ma all’intervallo, quando cala il sipario sul teatrino delle minacce e delle menzogne, un terzo uomo si fa avanti, e cerca di trattenere il pubblico.
È il conte Uebelohe, il personaggio preferito dell’autore, perché è l’unico che “intraprende l’avventura dell’amore”, l’unica “sublime impresa”, “la più grande gloria dell’umanità”.
Peccato che al posto di una Beatrice, o di una Laura, gli tocchi in sorte Anastasia,“eterno presente”, “né cielo né inferno”, “perfetta riproduzione del mondo”.