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IL CONVEGNO DEI RAGAZZI CHE SALVANO IL MONDO Fulvio ervas

  • Mister D.D.T. - Mister Daniel Douglas Tossic, caporione dei caporioni, osserva la tabella che ha di fronte: è piena zeppa di numeri. «Sembra che ci sia un sacco di plastica nel mare!» esclama. «Benissimo, significa che la plastica va sempre alla grande» aggiunge raggiante. «Signor Tossic, purtroppo si danno un gran daffare per proibirla» dice il suo sottoposto, quel Regis Regis, contabile,
    ragioniere e, all’occorrenza, giardiniere del caporione dei caporioni. «Male» taglia corto D. Douglas Tossic schiacciando il pulsante che sollevava la sua poltrona. «E chi si sta dando da fare per proibirla?» Regis Regis sa, per esperienza, che quando il capo solleva la poltrona sono guai in arrivo. «Gente» mormora generico. «Che tipo di gente?» «Gente in mala fede». «E li conosciamo?» «Quasi tutti». «E come agiscono?» «Da qualche anno
    educano i ragazzi, soprattutto in primavera, a raccogliere plastica dai fiumi, dalle spiagge e dai boschi, e poi mostrano la plastica raccolta, sbrindellata e maltrattata. Ci fanno cattiva pubblicità». «Vero. Può dare l’impressione che la plastica sporchi. Invece è pulita». D.D.T. per un istante abbassa la poltrona di qualche centimetro. Ha percepito, nella voce del suo sottoposto, un tono di preoccupazione. «C’è dell’altro?» «Purtroppo». «Di
    tremendo?» «Temo che il rischio ci sia». D.D. Tossic alza la sua poltrona al massimo, sovrasta l’immensa sala e, dalla poltrona, attraverso la vetrata, vede la distesa di grattacieli della città. «Parli!» intima a Regis Regis. «Tutti quei ragazzini, educati a raccogliere la plastica dai fiumi, dalle spiagge e dai boschi, hanno deciso di organizzare un convegno…» La voce di D.D. Tossic rimbomba dall’alto: «Un
    cosa?» «Un convegno…» piagnucola il suo sottoposto. «I ragazzini non fanno convegni! I ragazzini fanno feste, raduni, scampagnate, compleanni, onomastici usando piatti, posate e bicchieri monouso! Non fanno convegni! E che tipo di convegno sarebbe? «Per abolire la plastica?» «Peggio…» Regis Regis è sul punto di piangere. «Peggio che abolire la plastica?» «Un convegno per salvare il mondo…» bisbiglia Regis Regis, e le sue parole si
    sentono appena. D.D.T. urla con tutto il fiato che ha: «Prepari l’esercito dei Buttacarte!» Zack - Tutte le colline sembrano rotonde, ma alcune sono sicuramente più rotonde di altre. «Significa che si sono consumate. Perciò sono più vecchie» disse il papà a Zack. «O più gentili» ribatté Zack, rimanendo seduto sulla panca di legno sotto il grande noce. L’estate riempiva la collina di foglie
    verdi. La casa di Zack aveva alle spalle l’ultimo ciuffo di bosco, i capelli della collina. In basso stavano i frutteti, i campi coltivati e gli orti. Dalla collina si coglieva con lo sguardo tutta la pianura, il fiume che sembrava una lunga biscia d’acqua, e i tanti paesi che, da lassù, parevano tutti uguali. «Sono tutti uguali» disse Zack. «Dalla Terra tutte le stelle
    sembrano lampadine» rispose il padre. «E non sono luci tutte uguali?» «No. Ci sono stelle che appaiono piccole ma sono mille volte il Sole. Ci sono stelle rosse, blu e bianche». «E tu come lo sai?» chiese Zack. «Ho studiato» rispose il padre ridendo. Zack si alzò dalla panca. Suo padre stava controllando gli alveari. Una lunga schiera appoggiata a una siepe che li proteggeva. Le arnie
    erano tutte colorate; prevaleva il giallo, ma ce n’erano anche di blu e di verdi. Le api, a sentire suo padre, non distinguono i colori come gli uomini, confondono il rosso con il nero, e questo, a Zack, sembrava impossibile. Aveva dipinto un’arnia, l’anno prima, con le sue stesse mani. Un giallo molto caldo, ottenuto pennellando olio di lino sul telaio di
    legno dell’arnia. Che si era svuotata. Ogni tanto le arnie si svuotavano, suo padre diventava molto triste, poi comperava un’altra colonia di api e cercava di ripartire. Zack s’era fatto l’idea che le api scappano perché non hanno voglia di lavorare come si deve. A dirla tutta, la vita delle api doveva essere un po’ noiosa, dall’arnia ai fiori e dai fiori all’arnia. Le api
    non sembrano giocare, non poltriscono al sole sotto una foglia. A sentire suo padre, le api sono molto intelligenti, oneste e piene di risorse. Ma non riescono a sopportare certi veleni che ci sono nell’aria e sulle piante. Due sere prima, Zack e suo padre si erano seduti sulla panca e avevano guardato il sole scendere oltre le colline. Zack aveva provato ad acciuffare
    il sole prima che sparisse, scattando delle foto con la vecchia macchina fotografica che gli aveva regalato zio Orson, il fratello della mamma. Suo padre gli aveva confidato che con le api non stava andando bene. Gli aveva detto che intendeva cedere le sue arnie a un signore che abitava molte colline più in là. «Tengo solo un po’ di arnie per farci
    il miele» aveva detto «per la nostra famiglia e perché senza api non so stare. «Ma non sarò mai più un apicoltore» aveva continuato suo padre. «E cosa farai?» aveva chiesto Zack. «Tornerò a studiare le stelle» aveva risposto lui. «Ma non si può fare niente?» Zack s’era alzato di scatto dalla panca, agitando le braccia nell’aria che cominciava a diventare scura. «Bisognerebbe salvare il
    mondo» aveva detto suo padre e poi aveva sorriso, quasi fosse una frase priva di senso. Irma - Tutti i tombini sembrano pesanti, ma in realtà alcuni pesano meno degli altri. Irma conosceva a menadito i tombini della sua città: quelli pesanti, quelli leggeri e quelli dove si poteva pescare. Perché qualcuno ci pesca, dentro i tombini. Irma, per esempio. Funziona in questo modo: si
    cerca il tombino adatto, lo si solleva e si cala la lenza con il piombo che trascina in basso l’amo e l’esca. Il tipo di esca è un segreto, naturalmente. Il tombino va scelto con grande attenzione. I tombini lungo via Nazionale sono da evitare perché sotto vi scorre un piccolo fiume che è stato intrappolato. L’acqua è diventata malinconica e si
    pescano solo triglie tristi e gamberetti piangenti. I tombini accanto al giardino botanico, invece, sono ottimi per pescare: vi circolano strani pesci profumati di salvia e rosmarino. Ma i tombini più sorprendenti sono quelli affacciati sulle fogne. Nelle fogne le acque sporche creano una miscela dove s’incontrano casualmente saponi, dentifrici, profumi, pasticche per il mal di gola, creme per le mani, schiuma da
    barba e chissà cos’altro ancora. Un’intera città, ogni giorno, versa nei tubi di scarico un sacco di prodotti: si può capire perché nelle fogne circolino esseri strepitosi. Molti ragazzi, in città, avevano imparato a sollevare i tombini e calare la lenza con l’esca. La luce entra poco, si vedono appena i cerchi provocati dal piombo che accompagna l’amo. Quel buio rende misteriosa
    la pesca, sembra di calare l’esca nell’inchiostro nero. Poi si aspetta. Il pesce delle fogne non è molto affamato. Ma è piuttosto curioso. L’esca, in questi casi, diventa fondamentale. E di esche, Irma è una campionessa. Nessuno sa preparare un’esca con le fragole come lei, forse perché a nessuno era mai venuto in mente di addolcire le fragole con crema di nocciola, piume di
    cocorita e foglie di menta piperita. Non c’è preda che resista, soprattutto i cavallucci giganti di fogna. Che poi si vendono molto bene. Tutti i pesci di tombino si vendono molto bene. Il signor Disney ne compera in gran quantità e poi li spedisce in Cina, dall’altra parte del mondo. Dice che i cinesi ne vanno matti. La difficoltà è seccarli per bene.
    Irma li appende nel vano caldaie del condominio, sui fili stesi per i panni. La mamma non è d’accordo e nemmeno la vicina di casa. Il papà non dice niente. Del resto non c’è quasi mai. Via per lavoro. Per questo Irma si stupì quando, dopo aver messo ad asciugare tre bei cavallucci di fogna, in casa trovò suo padre seduto sul divano. E
    la televisione era spenta. E stava aspettando proprio lei. «Irma, ho bisogno di te» le disse. «Per fare cosa?» «Ci sono dei ragazzini che vogliono fare un convegno per salvare il mondo». «Vogliono fare che?» esclamò Irma. «Un convegno». «Cos’è un convegno?» «Un grande incontro per affrontare dei problemi e trovare delle soluzioni». «Che tipo di problemi?» Suo padre allargò le braccia. «La rovina del mondo». «E le soluzioni?» «Salvare il mondo». Irma
    scrollò le spalle. «Ho bisogno di informazioni su cosa si dirà in quel convegno, ma i vecchiacci come me non possono entrare. Vorrei che ci andassi tu. Dài, ho bisogno di un aiutino». Irma scrollò le spalle ancora. Suo padre non le aveva mai chiesto di aiutarlo. Forse salvare il mondo è una cosa importante, pensò.

    Hai sentito, Zack? Ci sarà un convegno di soli ragazzi per discutere di come salvare il mondo». Bernie gli porse la matita. Zack scosse il capo, non ne aveva sentito parlare e stava disegnando un complicato rettangolo sovrastato da un triangolo e circondato da una circonferenza. Una follia geometrica! «Io vorrei andarci, al convegno per salvare il mondo» gli aveva detto Bernie all’uscita di scuola.

    Fulvio ervas IL CONVEGNO DEI RAGAZZI CHE SALV...

  • Autore: Fulvio ervas
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 23/10/2019
  • Numero di pagine: 192
  • Codice EAN: 9788871689074
  • Prezzo di listino: 12 €
  • Lingua Originale:

In uscita il 23/10/19

Il mondo deve essere salvato?
Mister Daniel Douglas Tossic, caporione dell’esercito dei Buttacarte, è convinto di no, e adora tappezzare di plastica  il fondo del mare.
I ragazzi di ottocentosei paesi sono convinti di sì e organizzano un convegno planetario. Zack ha un bombo per amico e  non vuole che le api spariscano, Irma trova creature incredibili nei tombini, Cleo ha un’iguana che si addormenta in caso di pericolo.
Partono, in treno, a piedi o in bicicletta: sono i ragazzi che vogliono salvare il mondo.
Riusciranno i Buttacarte a fermarli?


Dai 10 anni

Libro selezionato per il progetto BookSound.

Copertina di Laura Fanelli.