I frutti dimenticati Cristiano Cavina

  • In una mattina di sole, sbucando da chissà quale cunicolo segreto, mi ritrovo a cercare uno sconosciuto tra la gente a passeggio in piazza del Popolo, a Cesena. Ho mentito a tutti dicendo che avevo un incontro in una scuola superiore in Umbria, e che dovevo partire presto. Ho anche snocciolato una serie fasulla di dati sui cantieri stradali della E45,
    sebbene nessuno me l’avesse richiesta. Per essere qui ho raccontato una bugia a mia mamma, ad Anna e agli amici che mi chiedono sempre dove vado di bello a far finta di lavorare. Passando da Riolo Bagni mi sono fermato a salutare Anna. Era già sveglia e stava annaffiando le piante sul terrazzo di sua zia, in un palazzo dietro la casa dove
    lei abita con i suoi genitori. Dada Giovanna era una scatenata ballerina di liscio, e quando faceva tardi in balera restava a dormire a Imola, dal suo compagno. Quello che mi preoccupa invece è incontrare questo sconosciuto. Guardo le mamme che spingono i passeggini sul selciato della piazza, il volo improvviso di alcuni piccioni arruffati e il cielo sereno che ritaglia i
    cornicioni dei palazzi. Sono arrivato in anticipo, e ho perso un po’ di tempo davanti alle vetrine dei negozi ancora chiusi. Poi ho smesso perché finiva sempre che fissavo il mio riflesso. Così, eccomi qua in perfetto orario al mio appuntamento con uno sconosciuto. È il 6 aprile del 2007, ho quasi trentatré anni e un figlio in arrivo che non so se
    è maschio o femmina, quando lo vedo. Aspetta seduto su una panchina al limite dell’ombra gettata dal portico. Si alza con grande fatica; uno sconosciuto come tanti altri di cui è pieno il mondo. È mio padre. È la prima volta che lo vedo in tutta la mia vita. Mia nonna usava una rete di cunicoli sotterranei per spostarsi, perché nessuno la vedeva mai girare
    per Casola. O forse quelle misteriose apparizioni erano un dono della sua santità. Se la guardavi da una certa angolatura, attraverso i riccioli radi, potevi vederle l’aureola. Parlava della sua santità come se per lei fosse già stato installato un trono vicino all’Altissimo, una poltrona con lo schienale reclinabile simile a quella che nonno non poteva comprarle perché alla cantina sociale l’uva gliela
    pagavano troppo poco. Una poltrona soffice e comoda alla destra del Padre, con vista panoramica sul regno dei cieli, non proprio al suo fianco, ma di sicuro nelle prime due file. Nonna Cristina non si spostava da un luogo all’altro, appariva. Credevi fosse in casa, seduta sulla sua poltrona, e te la ritrovavi da Silvana, la fruttivendola. Un cunicolo la collegava alla chiesa, nella
    fedele panca della seconda fila a destra, un altro percorreva il sottosuolo del paese e la faceva spuntare al cimitero, giusto in tempo per assistere alla tumulazione di un qualche suo conoscente. Il vasto mondo era abitato esclusivamente da conoscenti di nonna Cristina, che era stata per quarant’anni la portalettere del nostro paese. Questi conoscenti avevano però il vizio di morire come
    mosche, e per lei era tutto un gran viavai in quel cunicolo lunghissimo che la portava da viale Neri fino al camposanto della Buratta. Come facesse ad apparire in casa di Giovannona, la sua migliore amica, che abitava dall’altra parte del pianerottolo, non riuscivo a spiegarmelo. Il pavimento era troppo sottile per nascondere un tunnel segreto; lo avevo tenuto d’occhio per
    ore, nel corso degli anni, nella speranza di vederla scivolare lì sotto, curvando le piastrelle come la pelle di un boa che ingoia un elefante. Niente. Mi fregava sempre e si materializzava in casa di Giovannona, dove recitavano il rosario in perfetto accordo, terminando le Ave Maria contemporaneamente e appisolandosi nello stesso istante. Con un subdolo trucco venivo spesso costretto ad assistere a
    questi esercizi di sincronismo, e a fornire il mio contributo.

    “È stato semplice rintracciarmi. Ha letto dentro uno dei libri il numero di telefono della mia casa editrice. Ha telefonato all’ufficio stampa e si è spacciato per un insegnante di un istituto tecnico commerciale, domandando se era possibile organizzare un incontro con una delle sue classi. Gli hanno detto che era un piacere. Avrebbero scelto con me un giorno in cui sarei stato disponibile e poi lo avrebbero richiamato. ‘Se ha domande da fare a

    Cristiano Cavina I frutti dimenticati

  • Autore: Cristiano Cavina
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 6/11/2008
  • Numero di pagine: 208
  • Codice EAN: 9788871684918
  • Prezzo di listino: 14.5 €
  • Lingua Originale:

Suo padre era sparito nel nulla.
Con la sua assenza, aveva lasciato un vuoto clamoroso.
Ma la fantasia lo aveva trasformato in un uomo quasi magico, protagonista di mirabolanti imprese.
Ora, quel padre da sempre ignoto è sbucato all’improvviso, lo ha rintracciato raccontando una bugia alla sua casa editrice.
Di punto in bianco, lui dovrebbe chiamare papà un uomo che “per me non è niente, non è nessuno”.
Proprio quando diventa babbo anche lui, con una compagna che non è più sicuro di amare, mentre tutto sembra sfuggirgli di mano.
Non è facile diventare figlio e padre nello stesso momento.
Non è facile separarsi dalla madre del proprio figlio proprio in quel momento.
Per fortuna, c’è un pozzo segreto e senza fondo a cui attingere.
Un pozzo scintillante di amicizie e passioni, racconti e personaggi, avventure reali e immaginarie: piante officinali dai profumi secolari e sogni che volano come mongolfiere, nonne dai poteri speciali e millenni di battaglie nascoste tra le foglie.
Per vedere sempre oltre, in mezzo alle onde della vita.
E trovare una lingua segreta con cui parlare al proprio figlio appena nato.

Questo romanzo di Cristiano Cavina è uno straordinario invito a scovare, proteggere e salvare ogni possibile frutto dimenticato. Un tributo profondo all’amore, in ogni sua forma e stagione. E una conferma del potere vitale, rigenerante della narrazione e della fantasia.

The Forgotten Fruits

Preface by Massimo Cirri

His father had completely disappeared. His absence had left an unbearable emptiness. But imagination had turned him into an almost magic man of extraordinary deeds.
The once unknown father has popped up and has found him by cheating his publishing house. Out of the blue, he should call father a man who “represents nothing and no one for me”.
In the meantime he himself becomes father of his baby, whose mother he’s no longer sure to love, while everything seems to get out of hand.
Becoming son and father at the same time is not that easy. As it isn’t easy leaving your child’s mother in that moment.
Luckily, there is a secret and bottomless well he can turn to.
It’s a well glittering with friendships and passions, stories and characters, real and made up adventures: medicinal plants with centuries-old scents and dreams that fly like balloons, grandmothers with supernatural powers and years of struggles hidden through the leaves. Always looking farther, in the waves of life. And finding out a secret language to talk to his new-born baby.

This novel by Cristiano Cavina represents an incredible spur to discover, protect and save every possible forgotten fruit. It deeply celebrates love, in all its shapes and seasons. This supports the vital and reinvigorating power of storytelling and imagination.

Cristiano Cavina was born in Casola Valsenio (Ravenna), in 1974. He grew with his mom and grandparents in a “shabby flat” in the Council Houses: overflowing with catastrophic energy, getting tired on football fields, riding his bike for kilometers. Listening to stories in bars, he develops a great passion for tales, and then books end up being his second home. Cristiano does not have to travel a long way. Across Europe and America has enjoyed a lot, but his adventure is every day there, in his town.
He has won major literary awards: Tondelli Castiglioncello Award, Vigevano Award, Francesco Serantini Award, and has entered the selection for the Strega Prize 2009.

The more severe literary critics consider him one of the best Italian writers of the new generation. He bakes delicious pizzas in his family’s restaurant and plays with his son Giovanni.