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I cento pozzi di Salaga Ayesha Harruna Attah

  • Le carovane arrivavano all’alba. Le carovane arrivavano quando il sole era altissimo nel cielo. Le carovane arrivavano quando la mezzanotte aveva avvolto tutto in un blu vellutato. L’unica cosa certa era che la carovana di Sokoto arrivava molto prima che la stagione secca finisse. Adesso, però, non era più così. Da settimane ormai, Aminah e il resto degli abitanti di
    Botu si chiedevano se sarebbe più arrivata. Anche se le nuvole non avevano ancora liberato la pioggia, i lampi accendevano il cielo in lontananza e i tuoni rombavano. L’erba era già alta. E si parlava di uomini a cavallo che si avvicinavano. Uomini a cavallo che radevano al suolo ogni cosa. Uomini a cavallo che terrorizzavano il caravanserraglio. Uomini a
    cavallo che rapivano la gente. Non era un buon segno. Il padre di Aminah doveva andare a Jenne per vendere le sue scarpe. La famiglia di Aminah doveva vendere le sue cibarie. Una settimana prima che cominciasse a piovere, Aminah sentì risuonare i tamburi proprio mentre stava preparando la cena. Lasciò cadere le cipolle che aveva in mano, ringraziò Otienu
    per aver allontanato la sfortuna, e corse a cercare le gemelle nella capanna della madre. Le tre ragazze si precipitarono a raggiungere la folla di fratelli e sorelle del villaggio, che cantavano a squarciagola canti di benvenuto. Aminah riusciva appena a sentirli, quei canti, soverchiati com’erano dal rullo dei tamburi della carovana. Insieme alle gemelle, si intrufolò nei varchi tra
    la folla per avvicinarsi alla prima fila. Sfilavano i cammelli e i cammellieri, muovendosi quasi a tempo con il ritmo dei tamburi, seguiti da donne che portavano enormi fagotti sulla testa, gonfi come nuvole. Subito dopo venivano gli asini, appesantiti da carichi alti fino al cielo, e poi i portatori, uomini e donne miserevoli, oberati di cesti e pignatte, coperti
    soltanto da strisce di stoffa sulle parti intime. Hassana, la maggiore delle gemelle, agitò eccitatissima il braccio in direzione di una sagoma in lontananza che sembrava fluttuare al di sopra di tutte le altre nel corteo. Il madugu! Aminah aveva il cuore in gola per l’emozione. Il madugu, una figura maestosa in groppa a un gigantesco cavallo, levò la mano
    per salutare la folla. Pareva che la terra tremasse al suo passaggio. Erano le sue vesti, il suo cavallo, la sua danza; e il fatto che avesse visitato luoghi al mondo che nessuno di loro aveva mai visto. Era il suo potere. Era lui la principale attrazione della carovana. Chiudevano il corteo i suonatori di calabasse, un gruppo di straccioncelli,
    che percuotevano quelle zucche vuote e raccoglievano denaro da chi gliene dava. Le lasciarono dentro una sensazione di tristezza. Alla vista dei mendicanti, la folla avanzò per restare al passo col madugu, come se bastasse guardarlo per essere contagiati dalla sua maestà. L’aria odorava di pioggia trattenuta, tanfo di bestiame e di fieno, spezie, zuppe che bollivano. Quando la luce
    rosata della sera cominciò a tingere il cielo, l’esaltazione della folla crebbe. «Fate largo al capo di Botu, fate largo a Obado» disse una voce che non poteva che appartenere a Eeyah, la nonna di Aminah. Eeyah e le sue griottes avevano circondato Obado, che si vedeva appena. Aminah immaginò la tunica svolazzante intorno al busto, il copricapo di traverso,
    l’espressione grave, le braccia corte che faceva oscillare per darsi importanza. Quando Obado emerse, indossava una tunica, ma niente cappello. Si piazzò qualche passo davanti agli altri; la grande sacca sul ventre prominente annunciava che era lì per riscuotere il denaro.

    “Due donne memorabili ci guidano in questo scenario, piacevolmente denso, di schiavitù, potere e libertà”. Kirkus Reviews

    Ayesha Attah I cento pozzi di Salaga

  • Autore: Ayesha Harruna Attah
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 13/02/2019
  • Numero di pagine: 304
  • Codice EAN: 9788871688459
  • Prezzo di listino: 18 €

Wurche è una principessa mascolina e selvatica, abituata a comandare; Aminah cucina per le carovane di passaggio, è timida e sensuale. Le loro strade si incrociano a Salaga, la città degli schiavi. Sogni e destino di due donne come noi nell’Africa precoloniale.


“Le carovane arrivavano all’alba. Le carovane arrivavano quando il sole era altissimo nel cielo. Le carovane arrivavano quando la mezzanotte aveva avvolto ogni cosa in un blu vellutato. L’unica cosa certa è che sarebbero arrivate prima della fine della stagione secca. Adesso, però, non era più così”.


 

Aminah vive in un villaggio sulla pista delle carovane, le piace cucinare e creare cose con le mani; sogna di cucire scarpe come suo padre e viaggiare per venderle. Il viaggio che l’aspetta è ben diverso, ma rivela il suo coraggio e la sua capacità di resistenza. Wurche è la figlia di un re, una guerriera; sogna di governare insieme al padre e ai fratelli, per risolvere i conflitti interni e contrastare la rapacità degli europei. Non immagina che le chiedano invece di sposarsi, per cementare un’alleanza. La guerra incombe, e nei villaggi imperversano i mercanti di schiavi, che portano il loro bottino a Salaga, la splendida città dai cento pozzi. Uno di loro è Moro, cavaliere bellissimo e sensibile, eppure implicato in quel traffico osceno. Aminah e Wurche si incontrano grazie a lui: sono una principessa e una schiava, ma entrambe devono conquistarsi la libertà.