Fuga da Magopoli Enzo Fileno Carabba

  • Quella dove abitavo, dove ero nato e cresciuto, era la città dei maghi. Voglio dire che da quelle parti tutti facevano magie facilmente, come bere un bicchier d’acqua. TUTTI A PARTE ME. Avevo già tredici anni, l’età in cui la maggior parte della gente comincia a fare magie in pubblico. Ma niente: non ne ero capace. Solo che non potevo
    dirlo a nessuno. Mamma e papà ci tenevano talmente, a questa cosa delle magie, che sarebbero morti, se avessero saputo la verità: stecchiti, mummificati all’istante. E io non volevo dei genitori mummie. Quella domenica per esempio ero in macchina con i miei, e stavamo andando a un torneo. «Io a undici anni facevo saltar fuori delle rane così grosse che
    potevano mangiarsi un coniglio» disse mio padre. Era una frase che ripeteva spesso. «Io a otto anni feci nascere pidocchi urlatori sulla testa di una mia compagna di classe che mi stava antipatica» ribatté la mamma. «La poverina diventò sorda». Ma non è che stessi tanto ad ascoltare quello che dicevano i miei. Ero preoccupato. Cosa avrei fatto al torneo?
    Avevo già provato e riprovato mille volte, a casa, e non ero riuscito a materializzare un bel nulla. Un mese prima, di fronte ai miei genitori, avevo fatto finta: mi ero nascosto delle caramelle nella tasca delle mutande ed ero riuscito a tirarle fuori al momento giusto. (La tasca delle mutande me l’ha cucita di nascosto mia nonna.) Non era
    un granché, come magia. Ma papà aveva detto, alzando solennemente il mento e rivolgendosi alla mamma, senza neanche guardarmi: “Questo ragazzo ha bisogno di competizione, vedrai che durante la gara farà di meglio”, e aveva raccontato quella sua solita storia della rana che mangia il coniglio. Una scena orribile, se ci pensi. Stavamo attraversando la periferia della città, un posto
    che non avevo mai visto. Doveva essere stata costruita da maghi molto potenti, ma anche molto ubriachi. Le case erano grandi e grigie come montagne di fango. Spettacolari da guardare, ma prova un po’ a vivere dentro una montagna di fango. C’erano dei cartelloni con le pubblicità luminose, che si accendevano e si spegnevano. Le macchine attorno a noi si
    muovevano a scatti come scarafaggi in preda a una crisi isterica. Nei loro scatti ci sfioravano pericolosamente. Vedevo vecchie nonne sdentate ma truccatissime gettare lattine di birra e integratori alimentari dai finestrini. Erano possedute da un’allegria strana che mi faceva paura. I loro nipoti erano futuri campioni di incantesimo, quindi avevano diritto a tutto. Bisogna dire che non sapevo fare
    magie, ma in compenso avevo moltissime tasche, interne ed esterne, quasi invisibili. Tutte cucite dalla nonna all’insaputa dei miei. Infilai la mano nella tasca dove avevo nascosto le rane. Erano tre, nessuna delle tre avrebbe potuto mangiare un coniglio, anzi, erano forse le rane più piccole che avessi mai visto, anzi forse non erano nemmeno rane, se incontravano una mosca
    un po’ grossa potevano correre dei pericoli, ma erano le uniche creature che ero riuscito a catturare. L’unico problema era non farle uscire dalla tasca prima del tempo. Per questo avevo bloccato l’uscita con un fazzoletto. Per la verità non era l’unico problema. Non le dovevo neanche spiaccicare. Tirare fuori una rana spiaccicata non sarebbe stata considerata una grande magia.
    Spinsi il dito sotto il fazzoletto: a giudicare da come si contorcevano attorno al mio indice le mie rane dovevano essere ancora vive. Intanto i miei genitori stavano litigando perché si erano persi. «Te l’avevo detto che bisognava girare a destra» disse papà, che in realtà non l’aveva mai detto. Sperai con tutto il cuore che ci fossimo persi sul
    serio, così magari arrivavamo tardi al Palazzetto della magia e io mi perdevo la gara, tornavamo a casa e me ne stavo tranquillo per i fatti miei.

    “Quella dove abitavo, dove ero nato e cresciuto, era la città dei maghi. Voglio dire che da quelle parti tutti facevano magie facilmente, come bere un bicchier d’acqua. TUTTI A PARTE ME.”

    Enzo Carabba Fuga da Magopoli

  • Autore: Enzo Fileno Carabba
  • Genere: ,
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 2/11/2017
  • Numero di pagine: 128
  • Codice EAN: 9788871688039
  • Prezzo di listino: 15 €
  • Lingua Originale:

A Magopoli la magia è tutto; a tredici anni, se non sei un mago provetto sono guai.
Agostino, per esempio, rischia grosso.
Al torneo di magia è un disastro: il mago allenatore, il grande nonché grandissimo Orus, è molto deluso; i genitori si vergognano di lui.
Lo spediscono in campagna, dai nonni.
Agostino in campagna sta bene.
I nonni non ce l’hanno con lui, perché non credono nella magia di Magopoli; il cane Berta è affettuoso come sempre e Lu, l’amica di tutte le estati, è pronta per nuove avventure.
Manca solo Igor, il nuovo amico che si è fatto al torneo.
Nemmeno lui è un campione di magia, e per addestrarlo l’han mandato al Tritacarne.
Un posto chiamato così non promette nulla di buono.
Agostino e Lu decidono di andarlo a salvare.
La magia di Magopoli è contro di loro, ma ci sono cose molto più potenti: una mano che accarezza una testa come nessuno mai, uno sguardo pieno di fiducia, piedi che portano lontano.
Alla resa dei conti, la magia fallisce e l’amicizia fa miracoli.

 

L’avventura continua con Battaglia a Magopoli