Fatto di sangue Sebastià Alzamora

  • Spesso, quando arriva la sete, penso allo Spirito Santo. Al contrario di quanto affermano alcune superstizioni, i vampiri non provano disagio in una chiesa. La visione del simbolo della croce non mi ha mai arrecato alcun disturbo, tranne una volta in cui, in un punto sulla frontiera ungherese, un pastore ne usò una per trafiggermi il torace, cogliendomi di sorpresa
    mentre dormivo nel mio giaciglio. Con una mano me la sfilai dal corpo e con l’altra strappai il cuore dal petto del pastore, ne spremetti il sangue stringendo il pugno e lo bevvi avidamente. Poi infilzai il pastore su un palo che segnava il confine tra due campi: sferzato dalle raffiche di vento gelido, il cadavere si agitava come uno
    spaventapasseri sgangherato, perduto in una notte senza conforto né speranza. Lasciai la croce piantata a terra, ai piedi del pastore.

    “Il commissario Muñoz rimase dritto, quasi sull’attenti. Quello era un processo. Un processo molto sommario, in effetti. Portò lo sguardo sui tre uomini, uno dopo l’altro. Negli occhi di Aureli Fernández vide uno spirito di rappresaglia; in quelli di Antoni Ordaz, di esecuzione. In quelli di Manuel Escorza non riuscì a vedere niente.”

    Sebastià Alzamora Fatto di sangue

  • Autore: Sebastià Alzamora
  • Genere:
  • Collane:
  • Titolo Originale: Crim de sang
  • Data Pubblicazione: 11/07/2013
  • Numero di pagine: 304
  • Codice EAN: 9788871686646
  • Prezzo di listino: 17 €
  • Lingua Originale:

Un vampiro si aggira per Barcellona, accesa da bombardamenti e sparatorie; lui sta bene nei luoghi dove infuria la violenza, perché può andare a caccia con più comodità.

Succhia il sangue dal collo di un bambino, di un sacerdote; uccide a morsi i maiali di un convento clandestino.

È superba la quiete tra le mura altissime di questo convento di clausura, che nasconde ventisette monachelle e il vescovo di Barcellona dalla furia anticlericale che impazza là fuori. I gatti sono grassi e pigri, il cortile odora di erba bagnata, di bucato, di sapone fatto in casa.

Suor Concezione ha tredici anni, è una tenera novizia; quando intona il Requiem di Fauré, scende una lacrima a tutta la comunità. Non è solo la forza del suo canto: lei si diverte a riscrivere la musica, ha sdoppiato l’invocazione del Pie Jesu in un canone a due voci che strappa il cuore.

Ma quando il vescovo le chiede di comporre da zero uno Stabat mater, suor Concezione trema, non sa da che parte cominciare. E che ripugnanza le ispirano le mani del vescovo, simili a lunghe radici nodose, e il suo alito di vecchio, gli occhi spiritati.

Il commissario Muñoz non vuole più dormire, nel sonno gli appare un cane nero che ha il volto di sua madre. La realtà è anche peggio: un bambino e un sacerdote sgozzati per la strada, maiali squartati a morsi in un convento, come se non bastassero i caduti di quella guerra fratricida; e intorno a sé vede solo servi o traditori.

Il commissario Muñoz però un amico ce l’ha. Gli soffia il fumo in faccia, a volte è troppo disinvolto, ma lo mette davanti alla bellezza della vita, alla sua giustizia impenetrabile, alla sua energia mostruosa.

Una verità assoluta che darà a Muñoz e all’ultimo fraticello duro e puro forze che non avevano, un’audacia imprevedibile, la grazia di giocarsi la vita nel chiostro del convento in un gesto estremo di libertà.