E tutti i mostri saranno uccisi Boris Vian

  • Prendere un colpo in testa, non è niente. Venir drogati due volte di seguito nella stessa serata, non è troppo sgradevole… Ma uscire a prendere una boccata d’aria e ritrovarsi in una camera sconosciuta con una donna, entrambi in costumi adamitici, comincia a essere un po’ troppo. Quanto a quello che mi è successo dopo… Ma credo valga la pena
    di cominciare dall’inizio della prima serata. Serata estiva, per la precisione. La data esatta importa poco. Ebbene, non so perché avevo voglia di uscire. In genere, la sera preferisco andare a dormire e alzarmi presto, ma certi giorni si sente il bisogno di un po’ di alcol, di un po’ di calore umano, di compagnia. Forse sono un sentimentale. A vedermi
    non lo si direbbe, ma i miei muscoli possenti sono le apparenze ingannevoli sotto le quali dissimulo il mio cuoricino da Cenerentola. Mi piacciono molto gli amici; mi piacciono molto le amiche; non mi sono mai mancati né gli uni né le altre e di tanto in tanto dentro di me ringrazio i miei genitori del fisico che mi hanno
    dato; qualcuno ringrazierebbe Dio, lo so… ma, detto fra noi, non è il caso di coinvolgere Dio in faccende che non lo riguardano. In ogni caso, mia madre ha fatto centro con me… mio padre anche… dopotutto anche lui ha il suo ruolo. Avevo voglia di uscire e sono uscito. Esiste un vantaggio innegabile a scegliersi dei genitori messi bene.
    Sono uscito: tutta la compagnia mi aspettava allo Zooty Slammer. Gary Kilian, giornalista del «Call», Clark Lacy, un compagno d’università che viveva vicino a Los Angeles come me, e le nostre solite amiche; non di quelle ragazze che tutti si credono obbligati a rimorchiare quando hanno un po’ di soldi; non di quelle cantanti senza sugo; non di quelle ballerine
    troppo esperte. Non mi piacciono… sono sempre lì a strusciarsi addosso. Non ragazze così. No. Amiche, vere… né comparse in cerca di un contratto, né ingenue e un po’ rovinate, semplicemente delle ragazze carine e simpatiche. È terribile come faccio fatica a trovarne. Lacy ne scova quante ne vuole e può uscirci dieci sere di seguito senza che cerchino di
    baciarlo; io non gli faccio assolutamente lo stesso effetto ed è scocciante respingere una bella tipetta che vi si getta fra le braccia. In ogni caso non vorrei avere il grugno di Lacy. È un’altra storia, d’altronde. In fin dei conti, sapevo che allo Slammer avrei incontrato Beryl Reeves e Mona Thaw e che con loro, non rischiavo niente… Per
    tornare alle altre, tendono tutte a immaginarsi che l’amore sia lo scopo della vita, soprattutto se pesi novanta chili e sei alto un metro e novanta… Gli rispondo sempre che se sono così in forma, è proprio perché mi risparmio. E che se loro avessero il mio tonnellaggio netto di carne da portare a spasso, si sentirebbero abbastanza stanche da
    lasciarmi in pace… In ogni caso, Beryl e Mona non sono così e sanno che una vita igienica è senz’altro preferibile a qualsiasi giochetto trito e ritrito di quelli che si fanno sul divano. Sono entrato allo Zooty Slammer. È un locale simpatico, tenuto da Lem Hamilton, un grosso pianista nero che un tempo suonava nell’orchestra di Leatherbird. Conosce tutti
    i musicisti della costa e dio sa quanti ce n’è in California. Allo Slammer si può ascoltare della vera musica. Mi piace, mi rilassa… e siccome sono già rilassato per natura, è terribilmente riposante. Gary mi aspettava, Lacy ballava con Beryl, e Mona mi ha buttato le braccia al collo… «Buonasera Mona» dico. «Niente di nuovo? Ciao, Gary». «Ciao» mi
    dice Kilian. Era impeccabile, come sempre. Un bel ragazzo bruno dalla pelle azzurrina. Il suo cravattino rosso chiaro sembrava inamidato tanto stava diritto. Quello che mi piace, in Gary, è che ha gusto nel vestire. Insomma ha il mio stesso gusto, è questo che bisogna capire. Mona mi guardava. «Rocky» mi dice «è indecente. Lei diventa più bello ogni giorno
    che passa». Con lei, non era imbarazzante. Il suo tono era… come dire… sopportabile. «Lei è meraviglioso Rocky. I suoi capelli biondi… la sua pelle arancio… mmm… la mangerei». Tuttavia sono arrossito. Sono fatto così. Gary mi prendeva in giro… «Non protesti neanche più, Rocky» mi dice. «Una volta avresti tagliato la corda…» «Mi ha dato alcune prove di intelligenza»
    risposi «ma se continua così, me ne andrò senz’altro». Lei ride. Gary anche. Anch’io. Questi sì che sono degli amici. Comunque avrei preferito che Lacy non ci fosse… Non mi piace che le ragazze facciano apprezzamenti sul mio fisico, soprattutto davanti a Clark Lacy; è il miglior ragazzo del mondo, ma sembra un incrocio tra un topo e una rana,
    e non mi stupirei più di tanto se fosse davvero così; l’aspetto è quello. E questo non gli facilita le cose con le ragazze. Mona torna alla carica. «Rocky, quando si deciderà a confessare che mi ama?» «Mai, Mona… Non voglio creare milioni di infelici». Doveva aver bevuto un po’, perché di rado insisteva così tanto. Fortunatamente Clark e Beryl
    erano tornati e abbiamo cambiato discorso. Hamilton, il padrone del locale, si era appena messo al piano. Come tutti i grassoni, ha un tocco di una leggerezza straordinaria e ridevo di piacere nell’ascoltarlo. Gary si è messo a ballare con Beryl e stavo per invitare Mona quando Lacy se n’è impossessato. Avrei davvero preso qualsiasi ragazza, quando Hamilton cominciava a
    suonare. Fa l’effetto di una scarica elettrica. Mi stavo guardando in giro quando è entrato il mio salvatore. Quel gran cretino di Douglas Thruck. Vi dirò fra poco chi è; per il momento, balzo sulla ragazza che l’accompagnava e la conduco sulla pista. Non è fatta male e balla bene… Pochi scherzi… Ecco che comincia a stringere un po’ troppo…
    «Calma!» dico. «Ci tengo alla mia reputazione». È un po’ cafone, quello che mi sono appena lasciato scappare, ma con la faccia che ho, mi perdonano tutto, lo sapete bene. Fa un sorrisino e continua a fare di testa sua. E a giudicare da quel che combina con la sua carrozzeria, è evidente che cos’ha nel cranio. «Peccato che non sia
    un samba» risponde senza scomporsi. «Perché?» dico «per me va bene così». «Perché ha più atmosfera…» risponde. «Questa musica è comunque un po’ fredda». Ragazzi, se questa la chiama musica fredda, preferisco non ballare il samba con lei. Cacchio! Bisogna che faccia qualcosa. Comunque sono più robusto di lei e riesco a schiodarmela di dosso. Continuo a ballare tenendola a
    distanza. Non si può dedicare la vita allo sport e ballare con delle gnocche come questa. Le due cose non vanno d’accordo. E io allo sport ci tengo. Sopra ogni cosa. Si morde un po’ il labbro inferiore, ma sorride lo stesso. Impossibile offenderla. Uno di questi giorni, mi appiccico un paio di baffi finti e potrò ballare in pace.
    Hamilton smette di suonare. Restituisco la ragazza al legittimo proprietario. Douglas Thruck. Douglas, vale la pena di presentarlo un po’ nel dettaglio. È uno stangone biondo e riccio, con una bocca che vale per due e sempre ridanciano. È molto giovane, beve come un animale ed è più o meno un giornalista. Tiene una rubrica su una rivistina di cinema
    e, a tempo perso, lavora alla grande opera della sua vita, una Estetica del cinema per la quale prevede dieci volumi e dieci anni di lavoro. Fuma il sigaro. A parte questo, è una vera spugna, ve lo ripeto. «Ciao!» mi dice. «Ti presento?» «Certamente». «È Rock Bailey» spiega alla brunetta che attentava ai miei sentimenti. «Sunday Love» mi dice
    indicandola. «Una speranza della Metro». «Molto lieto di conoscerla». Mi inchino cortesemente e le stringo la mano. Ride. È carina, dopotutto. Una speranza della Metro. Mio dio, se fossi nella Metro, non esiterei ad accordare qualche speranza a questa bambina; tutto l’insieme sembra reggere alla perfezione. «Si è presa una cotta per te» mi dice Douglas Thruck con il suo
    solito tatto. È vero che non ho proprio niente da invidiargli quanto a cafoneria, eppure… lo rimprovero… «Ti ha detto così per sbarazzarsi di te». «Ha indovinato» dice Sunday Love. Mi si avvicina. Uffa e ancora uffa, quanto sono asfissianti queste femmine! Dov’è andata a pescare ’sto nome da quattro soldi. Sunday Love… Strana idea. Fa un po’ provinciale. Soprattutto,
    non le si addice affatto. Sono persuaso che questa ragazza non si accontenta di far l’amore di domenica… «Balliamo ancora» mi propone, mentre Lem Hamilton sta attaccando un altro pezzo. «No» dico. «Finirà per traviarmi e il mio allenamento non mi permette questo genere di fantasie. Sono a sua disposizione per offrirle un bicchiere». «Il suo allenamento le permette di
    bere?» replica prontamente. «Ma sì» assicura Douglas che non perde una parola della nostra conversazione. «Ascolti, Sunday, non cerchi di sedurre il vecchio Rocky. È incrollabile, a tutte le ragazze è andata buca con lui. D’altronde, sa, gli sportivi non hanno niente di trascendentale. Per quel che interessa a lei, un intellettuale è mille volte meglio». Sarebbe lui, l’intellettuale. Ovviamente.
    Insomma… pago il giro… Douglas paga il suo. Si riparte. Nel frattempo, ballo con Beryl, con Mona… Ancora con Sunday Love… Mi diverto, perché malgrado tutti i suoi sforzi, rimango perfettamente freddo. Ha capito e fa il suo gioco con franchezza. Sono molto in forma stasera e so che non poche fra le ragazze presenti si lascerebbero far su ben
    bene. Avere un bel faccino è piacevole, comunque. «Ascolti» mi dice all’improvviso Sunday Love. «La ascolto». Appiccica la sua guancia alla mia. Ha un buon odore. Il profumo dei suoi capelli e quello del rossetto sono magnificamente assortiti. Glielo dico. «Lasci stare, Rocky, per piacere. Non pensa una parola di quello che dice». «Si sbaglia, dolcezza» dico. «Non potrei essere
    più serio». «Se mi portasse da un’altra parte?» «Perché vuole andarsene da un’altra parte? Non le piace la musica del vecchio Lem?» «Sicuro… ma a lei piace troppo. Che gusto c’è a ballare con un tipo che ascolta la musica?» «So che c’è chi balla per le ragazze e non per la musica» le dico. «Ma a me piace questa
    musica e le ripeto che le donne non mi interessano». «Suvvia!» mi dice con uno sguardo di rimprovero, palpandomi i bicipiti. «Lei non è così…» Mi accorgo che mi prende per una checca isterica e scoppio a ridere. «Ma certo!…» le dico. «Non si preoccupi, non mi piacciono neanche gli uomini, se è questo che ha capito… Ma quello che
    mi sta più a cuore è la bellezza della mia figura… e per questo non c’è che lo sport». «Oh» risponde lei facendo il broncio «non le farò del male…» È maledettamente carina, a guardarla bene, e farei quasi uno strappo alla mia regola personale. Ma cacchio, ho deciso… uffa… vuoto il sacco… ho deciso di restare vergine fino a
    vent’anni. Forse è del tutto idiota, ma ci si prefiggono cose del genere quando si è giovani. È come camminare sulle righe del marciapiede o sputare nel lavabo senza toccate il bordo… ma non posso dirglielo, insomma… come fare?… «Non lo metto in dubbio» dico stringendole un po’ il braccio… «Ma per una ragione che non le posso rivelare, sono
    obbligato a essere molto serio». «Ha fatto delle sciocchezze?» Uffa uffa. Che capisca tutto, ma non questo, insomma. «Non so come spiegarglielo» dico «ma se vuole che le dia appuntamento il giorno dei miei vent’anni, avrà la primizia del gentiluomo». Ebbene, se speravo di raffreddarla, ho mancato il colpo. Mi guarda con degli occhi da mangiatrice di uomini e respira
    più in fretta… «Oh… Rocky… È uno scherzo, mio piccolo Rocky…» Ed ecco una ragazza che ha soltanto diciassette anni, che potrei sollevare con una sola mano a braccio teso e che mi chiama piccolo suo. Vi assicuro, è di una razza fuori dall’ordinario. «Parola d’onore…» le dico. «Non mi smentirò». «Le posso offrire la stessa cosa» mi dice guardandomi
    negli occhi. Bene, se volete il mio parere, è una situazione a dir poco seccante. Fortunatamente, il vecchio Gary arriva in mio aiuto. Mi batte sulla spalla. «Tocca a me» dice. Ubbidisco e gli lascio stringere la piccola. Fa ancora un po’ il broncio, ma non è offesa perché malgrado tutto Kilian è un bel pezzo di figliolo. Mi sorride
    abbassando un po’ le palpebre. Sembra un fiore di serra per cineprese, genere Linda Darnell… Torno al bar. Clark Lacy è lì che chiacchiera con Beryl e Mona balla con Douglas. Ci sono solo persone simpatiche, allo Zooty Slammer. Conosco quasi tutte le facce. Mi stiracchio. È comunque bello vivere, avere dei soldi in tasca e dei buoni amici come
    questi. Sono al settimo cielo. Il sigaro di Douglas è lì sul posacenere e puzza che è una meraviglia. È uno di quegli orribili cosi italiani, nodoso come l’osso di un vecchio reumatico e più mefitico delle fogne dell’inferno. All’improvviso ho bisogno di respirare un po’ d’aria fresca e lo dico a Lacy. «Torno subito… Esco un attimo». «Okay…» dice.
    Mi dirigo verso la porta. Passando, faccio un cenno a Lem e lui ride con tutta la sua buona faccia nera. Il tempo è splendido. La notte è blu e odorosa e tutte le luci della città formano un alone nebuloso sopra la mia testa. Faccio qualche passo e mi appoggio alla mia macchina che mi aspetta buona buona non
    lontano dallo Slammer. Un tipo è uscito dietro di me. Si avvicina. È ben piazzato, robusto, con un’aria un po’ da bruto, ma a posto. «Ha da accendere?» mi dice. Gli porgo l’accendino e mi viene in mente che è l’approccio classico del gangster che ha intenzione di giocarti un brutto tiro. La cosa mi fa ridere. Rido. «Grazie» dice.
    Si mette a ridere a sua volta e accende la sigaretta. Peccato. Non è un gangster. Respiro il fumo della sua sigaretta. Strano odore. Si accorge di quello che sto facendo e mi porge l’astuccio. «Ne vuole una?» Puzza quasi quanto il sigaro di Douglas ma, all’aperto, ha meno importanza. Ne accendo una e gli dico grazie perché sono un
    ragazzo per bene anch’io. Ha quasi lo stesso saporaccio del sigaro di Douglas, ma non ho assolutamente il tempo di accorgermene perché crollo come una pera cotta neanche avessi bevuto un quadruplo zombie. Il tipo è incantevole e ho appena il tempo di rendermi conto che mi tiene la testa per evitare che picchi contro il marciapiede, poi mi spedisco
    al paese dei pidocchi volanti.

    “Prendere un colpo in testa, non è niente. Venir drogati due volte di seguito nella stessa serata, non è troppo sgradevole... Ma uscire a prendere una boccata d’aria e ritrovarsi in una camera sconosciuta con una donna, entrambi in costumi adamitici, comincia a essere un po’ troppo. Quanto a quello che mi è successo dopo...”

    Boris Vian E tutti i mostri saranno uccisi...

  • Autore: Boris Vian
  • Genere:
  • Collane:
  • Titolo Originale: Et on tuera tous les affreux
  • Data Pubblicazione: 26/04/2018
  • Numero di pagine: 224
  • Codice EAN: 9788871688190
  • Prezzo di listino: 17 €
  • Lingua Originale:

Uno scienziato pazzo vuole creare una razza perfetta accoppiando i più belli: e dei brutti che ne sarà?
Chiaroveggente, feroce, dirompente: un grande romanzo porno-rock.


La bellezza è una cosa seria: chiedetelo a Rock.
Su e giù per Los Angeles, palestra mattina e sera; staccarsi le donne di dosso a ogni passo.
Cadere nelle grinfie del dottor Schutz, che cerca donatori di seme per selezionare una razza di belli. Rock riesce a liberarsi per un soffio; il tempo di un rapido scambio amoroso e raccoglie rinforzi per assaltare la clinica del dottor Schutz.
La missione si complica, si vola sul mare, si aprono paracaduti per calarsi sull’isola per soli belli. Ma in un mondo troppo finto e perfetto il fascino irresistibile dei brutti si scatenerà.