E io che intanto parlo Anna Maria Carpi

  • Li avessi spesi fuori / a lottare nel mondo come gli altri / gli anni che hai speso / chiuso nella tua stanza, / dice lei. // Siamo a tavola. È ora di bufera. // Come gli altri, hai detto? / anche per te io sono / niente, nessuno… E forse piangerebbe / se con un grido orribile / non scagliasse il piatto / contro l’ombra di Banquo.

    Ora fa buio e sarà buio un pezzo e lungo il viaggio, il tempo per contemplare gli altri che non sanno di me né io di loro e non abbiamo niente da temere: la gente è buona fuori del suo ambiente.

    Anna Carpi E io che intanto parlo

  • Autore: Anna Maria Carpi
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 28/04/2016
  • Numero di pagine: 240
  • Codice EAN: 9788871687483
  • Prezzo di listino: 18 €
  • Lingua Originale:

Il desiderio, e non la disperazione, sembra essere il motore della parola poetica. E il desiderio si configura prima di tutto in una sorta di nomadismo continuo, quasi picaresco: nomadismo spaziale e geografico, perché questa è anche una poesia in movimento, percorre l’Europa da Londra alle ‘Fiandre fatali’ a Mosca, oltrepassa gli Urali, si addentra nella Russia asiatica, giunge alla Siberia, nomadismo mai pago di nessuna meta e tutto teso al suo nervoso movimento di scoperte e ripartenze, delusioni e nuovi slanci; ma anche nomadismo temporale e culturale, che consente all’autrice di spostarsi velocemente dall’oggi al passato più o meno distante (dalla Guerra dei Trent’anni, poniamo, a Stalingrado), dialogando con personaggi scomparsi e con maestri defunti, e di chiamare a sé, come compagni di strada, i nomi più cari e più distanti. Però il nomadismo investe più sotterraneamente la stessa parola, il suo costante essere in movimento attraverso il ritmo e la sintassi: ritmo e sintassi piani, comprensibili, persino tradizionali (come il ricorso alle misure canoniche, alle rime), argini necessari e voluti per indirizzare il flusso del desiderio che percorre le sillabe, trasformando ogni singola parola in accampamento provvisorio, in ‘parola-tenda’, il ‘Zelt-wort’ di Paul Celan esplicitamente ricordato in Compagni corpi.
Dall’introduzione di Fabio Pusterla