Dizionario affettivo della lingua ebraica Bruno Osimo

  • Questo dizionario vi sarà utilissimo per i viaggi in tutti i paesi dove si parlano l’italiano, l’ebraico e il mammese (o tampònico). Per facilitare la consultazione ai diversamente alfabeti, le voci sono in ordine crescente ebraico. Per la consultazione, attenersi rigorosamente alle istruzioni riportate sulla copertina, sotto al titolo. Di ogni voce si segnala la grafia ebraica, la trascrizione latina,
    la grafia italiana e l’impantanamento mammese. Le traduzioni dei testi biblici sono state fatte consultandone l’Autore, che per l’occasione ha redatto altri dieci comandamenti, tutti attinenti alla traduzione. La scarsa scorrevolezza delle citazioni non è quindi imputabile all’autore del dizionario. Precisazione del significato. Le cinquantaquattro voci presentano esclusivamente il puro significato affettivo delle parole. Per spiegarlo, l’autore usa la quantità d’informazioni
    esattamente necessaria. Le definizioni sono conformi allo standard iso diz-33, aggiornamento 2015.

    “Mia madre non parla né italiano né ebraico (questa dell’ebraico la dico così, a scanso di equivoci, perché molti quando sentono che sei ebreo non capiscono bene cosa vuol dire, e pensano che tu parli ebraico, anzi ‘ebreo’ o, a volte, ‘israeliano’): lei parla mammese, detto anche tampònico."

    Bruno Osimo Dizionario affettivo della lingu...

  • Autore: Bruno Osimo
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 28/01/2016
  • Numero di pagine: 400
  • Codice EAN: 9788871687445
  • Prezzo di listino: 10 €
  • Lingua Originale:

Seconda edizione ampliata e rivista.

“Mia madre non parla né italiano né ebraico (questa dell’ebraico la dico così, a scanso di equivoci, perché molti quando sentono che sei ebreo non capiscono bene cosa vuol dire, e pensano che tu parli ebraico, anzi ‘ebreo’ o, a volte, ‘israeliano’): lei parla mammese, detto anche tampònico. Questa lingua non è ancora stata analizzata, ma consiste fondamentalmente nel fatto che non descrive la realtà come appare, ma come apparirebbe se non facesse paura. Se non mettesse in imbarazzo. Se non facesse provare dei sentimenti. Più che una lingua, è una difesa. È uno smorzamento, un ammosciamento. È un’attenuazione. È un materasso, un respingente, un tampone.”

La prima voce è aba, papà, l’ultima targùm, traduzione: ogni voce è un capitolo del romanzo, uno snodo affettivo della vita di Bruno, costretto a tradurre dal mammese per decifrare la realtà. Tra abbandoni difficili, calzini spaiati, piaceri e dispiaceri della carne, la storia di una vita e di un’epoca in cinquantaquattro voci.

 

The affective dictionary of the Hebrew language