Come un polittico che si apre Franco Buffoni

  • Scrissi un incipit in poesia negli anni Settanta, che suonava: “Grazie a dio, vale a dire le biblioteche”… Le biblioteche per me allora erano tutto… Crebbi nella biblioteca dei gesuiti dell’Aloisianum di Gallarate. È una forma mentis che ti condiziona anche la scrittura. Però la situazione attuale mi stimola, non sono convinto di star assistendo a una regressione della specie.
    Con McLuhan si credette che si sarebbe persa la scrittura, invece oggi i ragazzini – pur se a schermo – non fanno altro che scrivere. E se sbagliano una lettera non gli torna più la frase… devono digitare velocemente ma con cura. L’altro giorno in treno da Milano a Gallarate avevo accanto due ragazzi usciti da Bicocca ingegneria, erano giovani,
    probabilmente al primo anno, educati, gentili, sicuramente con un buon liceo scientifico alle spalle. Parlavano tra loro a bassa voce ricorrendo a un lessico che dieci anni fa per me sarebbe stato una lingua straniera. Ma che anche oggi fatico a seguire. Quando entravano specificamente in questioni tecniche non li seguivo più. Poi dicevano di nuovo qualcosa che potevo cogliere…
    Non credo che per le intelligenze quello che sta accadendo – che è nell’ordine delle cose – sia diminuente. Ne verrà fuori qualcosa di diverso, questo sì. Non di negativo.

    "Dialoghi, monologhi, brevi intermezzi e riprese scandiscono dunque le fasi di avvicinamento a una personalità intera, senza pose o manie intellettualistiche".

    Franco Buffoni Come un polittico che si apre

  • Autore: Franco Buffoni
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 8/02/2018
  • Numero di pagine: 384
  • Codice EAN: 9788871688121
  • Prezzo di listino: 16 €
  • Lingua Originale:

“Michaux diceva che l’intelligenza per fiorire deve essere ferita, e prima ancora che deve essere sporcata. Io aggiungo: se non va in setticemia – dopo essere stata ferita e sporcata – finisce che conferisce al soggetto una marcia in più”.

Più che un’intervista, un bilancio. Un riandare al passato remoto e prossimo, senza dimenticare il presente, né il futuro, sul filo teso di una memoria lucida, analitica e schietta. Conversazioni a tutto campo, che trovano sponda nei terreni di poesia, narrativa, diritto, filosofia, teoria della traduzione, ma anche arte, cinema, società, costume, mai dimenticando l’intenso impegno che Franco Buffoni ha profuso, nell’arco ormai di un cinquantennio, non solo in campo letterario, ma anche politico e civile. Una battaglia per l’affermazione del nuovo, come ben testimoniano queste pagine, ricche di nomi che vanno da W.H. Auden ad Allen Mandelbaum, da Mario Mieli a Seamus Heaney. E poi Raboni, Sereni, Giudici, Fortini, Zanzotto… A raccogliere questa testimonianza è stato il più giovane Marco Corsi: un passaggio di testimone, una consegna, un’eredità intellettuale che arriva oggi al pubblico in tutta la sua disarmante, e spesso ironica, sincerità.

Franco Buffoni (Gallarate 1948) vive a Roma. Tra i suoi libri di narrativa Zamel, La casa di via Palestro, Il racconto dello sguardo acceso. L’opera poetica è raccolta nell’Oscar Poesie 1975-2012. Nel 2015 ha vinto il premio Viareggio con Jucci. www.francobuffoni.it

Marco Corsi (Arezzo 1985) vive a Milano. Dottore di ricerca in italianistica, lavora nell’editoria. Ha pubblicato saggi e interventi sulla poesia contemporanea, oltre al volume di versi Pronomi personali (2017).