Bar Atlantic Bruno Osimo

  • Adàm rientra nel letto esattamente alle sei e quarantacinque. Sì, perché il tempismo è tutto. Cinque e quarantacinque, sveglia, senza bisogno della sveglia – a quell’ora il suo sonno naturalmente si dissolve, diventa sempre più superficiale, una pellicola da cucina per mettere via gli avanzi in frigo. Sei in punto, uscita senza lavarsi, indosso pantaloncini corti pieni di taschine con
    le lampo, in una la moneta per il giornale, in una il fazzoletto di carta, in una le chiavi, in una l’ipod, in una il cellulare. La corsa si avvia lenta, sottotono, perché bisogna aspettare che sia il corpo a chiederti di accelerare, senza strappi, come un diesel. Ore sei e trenta, rientro col giornale e le mutande sudate, doccia,
    la musica del piccolo stereo del bagno sostituisce quella dell’ipod. E alle sei e quarantacinque è pronto per rientrare nel letto. Hhava sta dormendo.

    Non è che Adàm non sia religioso. Adàm venera il corpo di Hhava, è questa la sua fede, per questa lui è disposto a sfidare il mondo, è questa che gli permette di posare la testa, quando è stanco.

    Bruno Osimo Bar Atlantic

  • Autore: Bruno Osimo
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 1/03/2012
  • Numero di pagine: 320
  • Codice EAN: 9788871686066
  • Prezzo di listino: 16 €
  • Lingua Originale:

Adàm ogni giorno ricomincia da capo: un treno diverso, un’università diversa, una donna diversa.
Il lunedì parte da Milano all’alba, aspetta la coincidenza a Tortona e va a insegnare ebraico ad Alessandria; poi, se i preliminari con Paola procedono senza intoppi, riesce a rientrare in tempo per fare la spesa e preparare la cena per la moglie Hhava.
Il martedì a Bergamo potrebbe anche non andare, il compenso per le sue lezioni è troppo basso, ma a Bergamo c’è Monica, con il suo naso semitico, i suoi riccioli rossi, la sua voce roca, il suo accento irresistibile.
Il mercoledì a Pavia lo aspetta la collega Teresa, il giovedì a Treviso fa l’amore con Fernanda nel locale caldaia, il venerdì a Verona sale nel monolocale di Sasha con una fetta di torta altoatesina, ma il sabato finalmente si riposa.
Il sabato Adàm corre sul lungomare di Levanto, si ferma a scrivere una poesia al bar Sereno, sveglia la moglie con il profumo dei biscotti appena sfornati.
Ogni settimana si ripete come una giostra infinita, come un viaggio in tondo da un microcosmo all’altro.
Finché un giorno, del tutto inaspettata, si apre anche per lui una via di fuga: la speranza di un’unica vita, di un mondo solo, dove potersi abbandonare in pace.

Bar Atlantic è la storia di un precario della scuola, della vita, dell’amore: di un casalingo inquieto che venera sua moglie e ha un’amante diversa in cinque città.

Bar Atlantic

Everyday Adàm starts afresh: a different train, a different university, a different woman.
On Monday, at dawn, he sets off from Milan, waits for the connecting train in Tortona to teach Hebrew in Alessandria; then, if foreplay with Paola runs smoothly, he can get home on time, do the shopping, and prepare dinner for his wife Hhava.
On Tuesday he might even avoid going to Bergamo because the wage for his classes is too low, but in Bergamo he meets Monica, with her semitic nose, her ginger locks, her hoarse voice and her irrestistable accent.
On Wednesday, his colleague Teresa waits for him in Pavia, on Thursday, in Treviso, he makes love to Fernanda in the boiler room, on Friday, in Verona, he goes up to Sasha’s place with a slice of Alto Adige pie, but on Saturday at last he can rest.
Adàm runs on the promenade in the town of Levanto, stops and writes a poem at cafè Sereno, wakes up his wife with the smell of freshly baked biscuits.
Every week is like a never-ending carousel ride, like a circular journey from a microcosm to another one.
Until one day, an unexpected way out opens in front of him: the hope of just one life, of just one world where he can abandon himself and have some peace.
Bar Atlantic is the story of a man living precariously, at work, in life, in love: of a disperate househusband who worships his wife and has got a different lover in five cities.

Bruno Osimo was born in Milan and started to find his way in life when he discovered that the language spoken by his mother – and passed off as ordinary Italian – was actually a Motherese speech, a shock absorbing language, a language that does not describe reality as it seems, rather, as it would seem if it did not scare. This unveiled the world of translation that for him has gradually become a survival strategy, a true job. Now he translates from English and Russian, teaches translation, publishes handbooks about translation and studies Hebrew because it is the language of the grandparents of the grandparents of his grandparents.
Bruno Osimo goes jogging every day at dawn, then he stops to write and discuss about poetry at Bar Atlantic, but similarities with Adàm, the protagonist of this book, are over.
On the other hand, he talks a lot of his private and deprived story in his previous novel, Dizionario affettivo della lingua ebraica.