Agguato all’incrocio Dale Furutani

  • Kaze giunse al villaggio successivo nel primo pomeriggio. I tetti di paglia, le strade polverose che si riempivano di fango con la pioggia, i muri di legno scrostato; tutto ciò gli era ormai familiare. I villaggi del Giappone cominciavano a sembrargli tutti uguali. Ma come Suzaka, il villaggio di Jiro, anche questo, Higashi, gli sembrò particolarmente malridotto. Diversamente dal villaggio di
    Jiro, Higashi vantava una casa da tè dove i viaggiatori potevano rifocillarsi e passare la notte. Si trovava all’incrocio di tre strade, e sulla tendina color indaco appesa in alto, nel vano della porta, c’era dipinta la scritta “Casa da tè di Higashi”. Come nome non era né poetico né fantasioso, ma aveva il pregio di essere semplice e chiaro,
    e Kaze decise di entrare. All’ingresso c’era un riquadro in terra battuta, circondato dal pavimento di legno rialzato della casa da tè. Kaze si sedette sul bordo a slacciarsi i sandali da viaggio. Una servitrice lo vide e gli andò incontro. Inchinandosi profondamente gridò: «Irasshai! Salute!» Kaze annuì di rimando e si piegò per togliersi i sandali. Quando si raddrizzò, si trovò
    di fronte la ragazza che gli dava il benvenuto porgendogli un paio di tabi di cotone, un piccolo servizio inaspettato. Si tolse i suoi calzini sporchi e indossò quelli puliti. Seguì la ragazza sul retro della casa da tè. «Volete una stanza privata o la sala comune, samurai-sama?» chiese la ragazza. Kaze valutò la propria disponibilità economica e la voglia di
    stare solo. Il desiderio di solitudine ebbe la meglio: «Una stanza privata». La ragazza gli fece strada fino a una piccola stanza con quattro stuoie. Kaze si adagiò su un tatami, aggiustando la posizione della spada. «Sakè?» chiese la ragazza. Kaze notò che si stava girando tra le dita l’ampia manica del kimono. Si chiese se fosse solo un’abitudine o se la
    ragazza avesse motivo di essere nervosa. «No. Ocha. Tè. Prima di andartene, sai dirmi se in questo villaggio è arrivato qualche nuovo abitante negli ultimi anni? Sto cercando una bambina di nove anni. Potrebbe essere stata venduta come domestica». La ragazza lo guardò perplessa e disse: «No, samuraisama». «D’accordo. Vammi a prendere il tè». La ragazza corse via a piccoli passi mentre Kaze si
    metteva a suo agio. Le sottili pareti di carta non smorzavano minimamente i rumori, ma la casa da tè era molto silenziosa. Kaze pensò che avrebbe potuto risparmiarseli, i soldi della camera privata; a giudicare dal silenzio, la sala comune doveva essere vuota quanto la sua stanzetta. Sospirò; pensare al denaro non era un’occupazione degna di un samurai. Di solito,
    quello era un cruccio che spettava alla moglie del guerriero. Una tristezza immensa strinse il cuore di Kaze al solo pensiero di una moglie. Sua moglie. La sua defunta moglie. Anche lei se n’era andata, come la signora. Respirò profondamente e cercò di liberarsi da quel ricordo. La ragazza tornò con una teiera e una tazza. Le mise davanti a Kaze
    e versò il tè; come appoggiò la teiera, ricominciò a tormentarsi la manica del kimono. «Volete mangiare qualcosa?» chiese. «Il riso non è ancora pronto, ma abbiamo un oden delizioso». «Vada per l’oden. Portamelo subito, ho fame». La ragazza si affrettò a obbedire. Kaze prese la tazza e sorseggiò il tè bollente e amaro. La sua vita attuale aveva il merito di
    avergli insegnato ad apprezzare le cose semplici: la gioia di una tazza di tè caldo servito senza il cerimoniale del tè, o il gusto di un piatto semplice come l’oden. Sentì lo scalpicciare veloce della servitrice che tornava con la sua ordinazione. All’improvviso, attraverso le sottili pareti di carta, si accorse che la ragazza inciampava e udì il rumore di una
    scodella che andava in frantumi. «Oh» fece la ragazza. Dopo poco sopraggiunsero altri passi, più pesanti; quando si fermarono, una voce maschile e stentorea gridò: «Stupida! Cosa devo fare con te?» «Stavo affrettandomi perché il samurai ha detto che aveva fame e…» «Guarda! Hai rotto la scodella!» «Ma io…» «Maledizione! Sono stanco della tua goffaggine! Non so proprio perché ti abbiamo comprata». «Mi dispiace, ma stavo…» «Non ti
    azzardare a rispondere!» Kaze udì il suono di uno schiaffo e lo strillo acuto e sorpreso della ragazza. Cercò di ignorare la situazione sgradevole che si era creata lì fuori, e bevve un altro sorso del suo tè. Come tutti i buoni giapponesi, si sforzava di non ascoltare ciò che si sentiva perfettamente attraverso le pareti sottili. Si udì un secondo
    schiaffo, più forte. Questa volta la ragazza gridò di dolore. Un terzo colpo, e adesso sembrava spaventata oltre che dolorante. Kaze sospirò. Si alzò con un movimento fluido e aprì lo shoji della sua stanza; pochi passi più in là, la ragazza era accucciata sul pavimento, e arretrava davanti a un uomo con le gambe storte vestito con un kimono
    blu. Quando l’uomo alzò la mano per colpirla ancora, Kaze gli bloccò il polso. Quasi automaticamente, l’uomo diede uno strattone per cercare di liberare il braccio dalla presa di Kaze. Kaze strinse le dita intorno al polso, immobilizzandogli la mano. Sorpreso, l’uomo si voltò e incrociò lo sguardo feroce del samurai.

    “Erano giunti a un tratto di strada più largo, dove la neve sembrava un immacolato futon bianco. L’aria sottile mescolata al profumo di avventura e libertà faceva girare la testa”.

    Dale Furutani Agguato all’incrocio

  • Autore: Dale Furutani
  • Genere:
  • Collane:
  • Titolo Originale: Death at the crossroads
  • Data Pubblicazione: 27/10/2011
  • Numero di pagine: 272
  • Codice EAN: 9788871685656
  • Prezzo di listino: 15 €
  • Lingua Originale:

L’alba si è appena aperta un varco fra nebbie velate e un intenso profumo di pini.All’incrocio fra quattro strade, un vecchio commerciante di carbone e un samurai incappano nel cadavere di un forestiero, trafitto alle spalle da una freccia di nobile fattura.Il signore del luogo – Manase, raffinato cultore di lettere e arti, incapace di governare il distretto – e il magistrato – Nagato, gretto e frustrato, accumula denaro per comprarsi una concubina – non sembrano molto interessati a individuare l’assassino.La colpa viene appioppata al povero carbonaio Jiro: per salvarlo dalla crocifissione, il samurai Matsuyama Kaze – in giapponese “ventata di aria fresca” – decide di far luce sul delitto.Leale, fortissimo, pronto a “prevedere l’imprevedibile”, Kaze è più di un semplice samurai: vaga da tempo per il Giappone alla ricerca di una bambina di nove anni, figlia dei suoi signori e padroni, trucidati dagli emissari del nuovo shogun.Entra nelle grazie dell’infido Manase, si conquista le confidenze di Aoi, la prostituta, e affascina la cameriera della casa da tè. Gli insegnamenti del suo sensei, uniti a fantasiose trovate, gli permettono di stanare menzogne, sventare tranelli, sgominare una banda di malviventi e scoprire il vero colpevole.Agguato all’incrocio è come Kaze il samurai: rapido, elegante, vellutato.Alterna la bellezza della natura, la grazia di una danza noh o la folgorazione di un haiku a momenti di suspence e scene d’azione: una ventata d’aria fresca, carica di spiritualità shintoista e di un umorismo delicato e sapiente.