PEDRO LEMEBEL HA INCANTATO MANTOVA

Tenda Sordello
Le sette di un giovedì in cui Mantova è stata risparmiata dalla pioggia.
Pedro ancheggia senza enfasi, si porta al centro della scena, sullo schermo le prime immagini.
Dolcemente inizia a parlare, le sue parole sono come scintille piumate

 

Baciami ancora, forestiero, un titolo che Pedro ci sussurrò tanto tempo fa, in una cena a Santiago del Cile, e oggi è il titolo di una raccolta di racconti piumati.
Pedro: "nessun editore dell'area ispanica ha messo insieme una raccolta così bella".

 

Musica di sottofondo: Mina che canta La città vuota, una Mina intensamente roquera, i testi di Pedro in italiano si stagliano sullo schermo, ma l’onda della sua voce che vibra canterina avvolge i duecento spettatori che ascoltano.

 

Anche se non capiva sempre, dice Pedro, questo pubblico di Mantova ha sentito, ha sentito moltissimo.
Gli applausi per Pedro sono stati lunghi e molto, molto caldi.
Molti sono venuti sulla scia dell'entusiasmo per Ho paura, torero, romanzo che invece molti debbono ancora scoprire.

Pedro con Marino Sinibaldi e Andrea Graglia, che ha tradotto alcuni dei racconti del "Forestiero", durante la puntata di Fahrenheit di venerdì 5 settembre, dietro Piazza delle Erbe.

 

Testimoni d'eccezione all'incontro di Fahrenheit, dietro Piazza Erbe
il leggendario fotografo Mario Dondero, disperatamente a caccia di una pellicola, e Hans Magnus Enzensberger che lo aiuta.

La città senza te

Chi l’avrebbe detto allora che mi avresti tormentato per il resto della vita, come una musica scema, come la canzone più banale, quelle canzoni che ascoltano le donne sole o un po’ pacchiane. Canzoni melodrammatiche, miagolate a volte nei programmi radio. Ed era così strano che ti piacesse quella melodia romanticona, a te, un ragazzo della Gioventù Comunista, in quel liceo di periferia che frequentavamo in piena Unidad Popular.

 

 

“Perché la città senza te”, sorridesti sorpreso vedendomi e mi facesti posto perché mi sedessi al tuo fianco. Non riuscivi a crederci e mi guardavi e cantavi: “Tutte le strade sono piene di gente, e risuona una musica nell’aria”. Sono venuto a tenerti compagnia, compagno, dissi tremando dalla timidezza. Sia benvenuta la sua compagnia, compagno, mi rispondesti passandomi un mozzicone consumato dalla tua bocca succosa. Non fumo, ti risposi con pudore. Allora non fumavo sigarette né canne, non bevevo né sniffavo, amavo soltanto con la furia appassionata dei diciassette anni.

 

 

“Perché la città senza te” mormoravi ogni sillaba nel vapore di quella notte di veglia tesa. Non avevo quasi freddo al tuo fianco e parlando piano di tante cose, di tante ingenue adolescenziali sofferenze, pian piano mi rilassai e mi assopii sulla tua spalla. Ma quando dei passi risuonarono per strada, il panico mi mozzò il fiato. Non ti muovere, mi sussurrasti all’orecchio, stringendo il randello. Possono essere i fasci. E restammo vicini vicini, con il cuore che batteva all’unisono facendo tum tum, in attesa.

(brani estratti da "Senza te la città", nella traduzione di Ilide Carmignani) 

 

 

Manifesto

Non sono Pasolini che chiede spiegazioni
Non sono Ginsberg espulso da Cuba
Non sono una checca mascherata da poeta
Non ho bisogno di maschere
Ecco la mia faccia
Parlo per la mia diversità
Difendo quello che sono
E non sono tanto strano

                                                                (segue)

 

 

                                           (quello che segue è il finale del Manifesto)

 

 

Perché a questo punto della storia
La sinistra scambia il suo culo liscio
In parlamento
Il mio essere uomo è stato difficile
Per questo su questo treno io non salgo
Senza sapere dove va
Io non cambierò per il marxismo
Che mi ha rifiutato tante volte
Non ho bisogno di cambiare
Sono più sovversivo di te
Non cambierò soltanto 
Perché i poveri e i ricchi
Raccontala a un altro
E neanche perché il capitalismo è ingiusto
A New York i froci si baciano per strada
Ma quella parte la lascio a te
Che ti interessa tanto
Che la rivoluzione non marcisca del tutto
A te affido questo messaggio
E non per me
Io sono vecchio
E la tua utopia è per le generazioni future
Ci sono tanti bambini che nasceranno
Con una piccola ala spezzata
E io voglio che volino compagno
Che la tua rivoluzione
Dia loro un pezzo di cielo rosso
Perché possano volare

(due frammenti tratti da "Manifesto", nella traduzione di Giovanna Weber) 

Pedro trampoleggia un pochino sui tacchi, ci gioca, provoca duecento persone.
- Mia mamma mi chiedeva: Pedro ma perché quei tacchi così alti?
- E perché no, rispondeva lui, con un tocco che disarma, fa sorridere anche chi per caso si sognasse di aver da dire sulle sue scarpette d’oro... ricordano la scarpa pop della copertina di Baciami ancora, forestiero.

Pedro e Paolo mentre leggono il celebre "Manifesto por mi diferencia"

 

Pedro si commuove quando Claudia e Gina Vola cantano Gorizia, la sera al circolo Arci, decisamente Pedro ama la musica, sussurra qualche consiglio editoriale, ma confessa  "non c’è sangue, forse c’è bellezza in qualche scritto, in qualche opera d'arte, ma non c’è sangue nell'arte di oggi".

Pedro dedica Baciami ancora, forestiero a Maurizio Matrone

 

Colonnato di Palazzo Sebastiani, venerdì dopo un generoso acquazzone.
Luca Scarlini conduce per mano a meraviglia Pedro incanterino, e a sua volta regala lampi splendidi e imprevedibili a quattrocento ammiratori. Giovanna Weber regala una calda e puntuale versione italiana delle parole di Pedro.

Al termine dell'incontro, dopo decine di autografi, una ragazza ha implorato:
"Pedro, regalaci un altro romanzo!"

 

I libri di Pedro Lemebel: Ho paura toreroBaciami ancora, forestiero