Pedro
LemebelNon si può parlare di letteratura cilena contemporanea senza nominare Pedro Lemebel. Questo scrittore è diventato in pochi anni Lo Scrittore per eccellenza, facendo scoprire al lettore un altro mondo, un altro Cile. Un Cile nascosto, o, per meglio dire, un Cile che nessuno vuole vedere. Un Cile che, giustamente, Lemebel sa descrivere con allegria. Per la prima volta, dà voce all'omosessuale, allo sbandato, alla prostituta e al "gallo" dell'angolo che nessuno vede.
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MANIFIESTO
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![]() Lemebel con Francisc Casas |
Pedro Lemebel è nato a Santiago
negli anni Cinquanta, povero "in casa mia non c'era nemmeno un libro, e se entrava
un giornale, era avvolto intorno alla carne: carta macchiata di sangue" e maricón
"non è che da piccolo mi piacesse giocare con le bambole: io volevo essere la
bambola".
Nel 1987, fonda, insieme a Francisco Casas, il Collettivo artistico "Yeguas del
Apocalipsis".
Tra il 1987 e il 1995, "Yeguas del Apocalipsis" realizza almeno quindici,
memorabili, eventi pubblici, mescolando performance provocatorie, trasformismo,
fotografia, video e installazioni, per rivendicare il diritto alla vita, alla
memoria, alla libertà sessuale.
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Personaggio amatissimo dalla
comunità omosessuale e dalla sinistra cilena, Lemebel porta alla luce il Cile
sommerso con le sue cronache urbane, pubblicate sui giornali dell'opposizione,
come «Pagina Abierta», «The
Clinic», oppure trasmesse quotidianamente da Radio Tierra. Raccolte
progressivamente in volume (La Esquina es mi Corazón, Loco Afán: Crónicas de
Sidario, De perlas y Cicatrices, Zanjon de la Aguada) le sue testimonianze
figurano sempre nelle classifiche dei libri più venduti, e sono più piratate
di Harry Potter. Il suo primo romanzo, Ho paura
torero, è stato il libro più venduto in Cile nel 2001.
Lo stile di Lemebel è inconfondibile: una "variante
ludica del barocco" che per lui rappresenta un potenziamento espressivo, come se
la realtà si potesse trasmettere solo attraverso una rielaborazione sottilmente
comica o assurda, con il distacco ironico che merita uno spettacolo ricolmo di
elementi profondamente discordanti.
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Pedro Lemebel è un fenomeno della letteratura latinoamericana del nostro tempo. Un fenomeno nei due sensi: è uno scrittore originale e un personaggio simbolico: una provocazione vivente che rifiuta ogni tentativo di normalizzazione. Uno scrittore e un personaggio indissolubilmente uniti, nella capacità di stare al di fuori, con la desolazione e l'energia che hanno solo coloro che si integrano a proprio modo. La sua scrittura si può accostare a quella dell'argentino Néstor Perlongher, del messicano Joaquín Hurtado, dei cubani Severo Sarduy e Reinaldo Arenas, dell'argentino Manuel Puig. Si tratta di una letteratura della rivendicazione (Perlongher, Arenas, Hurtado), della sperimentazione radicale (Sarduy), della riscoperta festosa di una sensibilità negata (Puig). La ricerca barocca di Lemebel è complessa e vetriolica, concentrata sull'esasperazione della forma. Lemebel descrive il travaso del ghetto nella città, le ripercussioni del proibito in ciò che è accettato da tutti, la disintegrazione di ogni assolutismo.
Carlos Monsiváis
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Lemebel scrive con |
Ho
paura torero
Fin dalla prima pagina del romanzo di Lemebel ci troviamo sospesi tra tre
territori di frontiera, quello della memoria, una memoria estesa, popolare,
mediatica, quello della
letteratura, in una sintesi perfetta di generi
maggiori e minori, colti e popolari, quello della città, ossessione febbrile e
onnipresente. Da questo impasto di echi cinematografici, pubblicitari, musicali,
di luoghi comuni, di incombenza storica, si dipana la storia
d'amore tra la Fata dell'angolo e Carlos. Un semplice artificio ha permesso a
Lemebel di mantenere l'equilibrio tra verità storica e finzione narrativa: la
contaminazione del romanzo con il discorso radiofonico, in due versioni. Da una
parte il Coro Tragico delle notizie quotidiane, dall'altra la fonte evocativa
dell'amore, nei ritornelli musicali. Stiamo parlando di un'opera che ha un
immenso valore estetico e politico nello stesso tempo.
Fernando Blanco
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Lemebel non ha bisogno di scrivere poesia per
essere il miglior poeta della mia generazione |
PEDRO
LEMEBEL
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