“La nave per Delo era appena salpata, e solo al ritorno Socrate avrebbe dovuto
prendere la cicuta. Ma quando questi, in prigione, ricevette da Platone il
testo da pronunciare prima di morire, si rifiutò. Già gli toccava morire, perché mandare a memoria un altro discorso.
Che era mai la morte, esclamò Platone. Socrate sarebbe diventato immortale! Bastava che imparasse il discorso
in modo corretto. Sarebbe entrato nella storia della letteratura, un’occasione unica”.
Platone, avaro e pomposo aristocratico, avido di popolarità, vuole sbancare con un best-seller, e , costi quel che costi, concretizzare la
propria idea di Stato giusto.
Socrate è un beone geniale e alla moda, non manca un solo banchetto, ma ha il vizio di
rubacchiare qua e là monili e statuette con cui rimpingua la bottega di antiquariato della moglie,
la bionda Santippe.
Platone decide di sfruttare la situazione, ricatta Socrate e gli offre denaro in
cambio dei dialoghi che solitamente getta al vento.
Alla celebre coppa di cicuta Socrate giunge per motivi diversi da quelli
tradizionalmente noti: snocciolando i lati oscuri di quegli antichi geni, il
demiurgo Dürrenmatt intavola un dibattito sul rapporto fra concreto e astratto, pubblicità e vero sapere, ambizione e qualità.
Lucido e sorprendente, abile nel giocare con i grandi pensieri e la storia come
fossero biglie di vetro, Dürrenmatt chiama alla riflessione, anche con poche battute.
Abbandonata l’università dopo discontinui studi di filosofia, Dürrenmatt si tuffò poco più che ventenne nel mondo del teatro. La messa in scena, nel 1952, di Il
matrimonio del signor Mississippi, e la contemporanea pubblicazione di Il
giudice e il suo boia, uno dei suoi romanzi migliori, lo portarono alla ribalta
della scena culturale svizzera. La visita della vecchia signora e I fisici, che
risalgono alla metà degli anni Cinquanta, lo resero celebre in tutto il mondo. I miti greci e le
vicende dell’Antico Testamento, “succhiati” ancora bambino dal padre – pastore protestante – così come città e cittadine della provincia elvetica, plasmano il sottofondo di gran parte
delle sue opere teatrali e narrative. Nella produzione romanzesca – quasi sempre polizieschi di elegantissima fattura – Dürrenmatt vede e denuncia, con piglio da cosmologo, le contraddizioni di un mondo
in cui l’uomo vive in una sorta di grottesco labirinto. Giudici e colpevoli, Tesei e Minotauri,
Bene e Male si rincorrono e si sfidano come gatti e topi. Fisicamente,
intellettualmente, moralmente.