LUISA CARNIELLI
La lotteria

Chiuse gli occhi: nell’Arcipelago, prima della Lotteria e per lungo tempo, un Premio Speciale era esistito ed era stato caldo e prezioso olio, sciolto nei calderoni fumanti degli stabilimenti lungo i moli, o nei grandi bollitori sulle navi. Un vapore untuoso scendeva come un’impalpabile lava lungo i viali, sino alla piazza centrale. Quando le spire del vento spandevano l’odore in tutti i vicoli, la giornata si arricchiva di un senso di nausea che disturbava ogni più piccola attività. Anche respirare era penoso. Le persone più abbienti avevano preso l’abitudine di girare con piccoli batuffoli di cotone nel naso, dopo averli imbevuti di liquidi profumati o essenze di licheni. Gli altri torcevano il naso e sputavano per terra nell’inutile tentativo di espellere quella pellicola dannata che andava ad annidarsi nelle mucose e nei centri olfattivi.
L’olio era una risorsa importante. Illuminava le città del continente, i campi di battaglia. E non c’erano piante in grado di produrlo in tutto l’Arcipelago. No, l’olio non proveniva dal sottoscala evolutivo, dalle basse gerarchie del mondo dei viventi. Buona parte della storia e della cultura dell’Arcipelago s’intreccia con una caccia davvero speciale. Oh, niente a che vedere con l’abbattimento di piccoli ruminanti o bestie da pelliccia. Niente piccoli corpi, piccoli stomaci e minuscoli reni. L’olio si estraeva dal più grande mammifero esistente, un capolavoro dell’evoluzione. Bastava mettere a tacere cuori possenti.
"Molte cose non si sanno e proprio delle cose che non si sanno sappiamo di più, perché ci tormentano. Io ho sentito i racconti di mio padre, che è stato l’ultimo grande baleniere dell’Arcipelago, l’ultimo a vagare per i mari muti e vuoti, con la sua piccola imbarcazione, cinque marinai e il cannoncino sempre spianato". Gorg Haraldsson si passò una mano sulla fronte:"Così lei vuole sapere qualcosa di più preciso sulle balene?"

Kosh disse che sì, lo interessavano, in fondo rappresentano un’interessante metafora.
"Sono mammiferi".
"Come, scusi?" chiese Kosh.
"Le balene sono mammiferi. Non sono metafore".
Per quanto molte metafore siano come i piccoli dei mammiferi: hanno bisogno di molte cure per sopravvivere. Il guardiano sorrise, attraversò una sala e lo precedette in uno stanzino, il suo piccolo alloggio durante le pause dal lavoro, un lettino malandato, un fornello, un mobiletto con qualche bicchiere, tazze e bottiglie. Versò del liquore, sedendosi sul lettino cigolante, mentre indicava all’ispettore una seggiola di plastica, sbilenca e tagliuzzata.
"Vuole sentire un racconto truculento oppure uno gioioso?"
"Gioioso, assolutamente" disse Kosh, ripensando al cadavere di Monk.
"Mi scrivono" disse il signor Haraldsson "da tutto il mondo e io pure scrivo e parliamo di balene, così le dirò cose che non troverò sui giornali o non potrò sentire alla radio. Alla radio non parleranno mai di Jacques de Moel, che passa la vita a liberare le balene dalle reti in cui restano intrappolate, perché gli orizzonti dei cetacei non sono come i nostri e nemmeno il loro mondo é come il nostro o come noi lo percepiamo. Jacques de Moel é finito a liberare balene perché ha sentito il canto di una megattera. Non mi ha spiegato come ci sia riuscito, qualche registrazione suppongo, ha solo descritto le sue emozioni percependo quei suoni. Suoni, poi… la storia del mondo, mi dice de Moel. Sostiene che quelle onde sonore siano la memoria profonda dei più antichi accadimenti. Le megattere hanno una delicata tradizione orale mediante la quale si tramandano le grandi trasformazioni del pianeta, ciò che di rilevante è accaduto. In quei canti non c’è il rumore confuso della storia, c’è la vita, la vita nella sua essenza. Mi capisce signor Kosh?"
"Temo di sì".
"Le megattere" aggiunse il signor Haraldsson "giocano e si muovono come piume. Piume dell’ala immensa della vita".
La lotteria
Comincia così

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