EDGAR HILSENRATH
La fiaba dell’ultimo
pensiero
Traduzione di Claudio Groff
448 pagine, € 18,00

In libreria dal 26 ottobre 2006

Edgar Hilsenrath è nato a Lipsia nel 1926. Ebreo d’origine orientale, fugge in Romania con la famiglia per sottrarsi alla minaccia nazista; deportato nel ghetto di Mogilev-Podolski, in Ucraina, vi rimane fino all’intervento dei russi, nel 1944. Schiva una nuova deportazione in Siberia, aderisce al movimento sionista e sale su un treno per la Palestina.
Anima errante, riparte per la Francia, dove comincia
a scrivere; nel 1951 si imbarca per gli Stati Uniti. Dopo trentasette anni di odissea, rientra finalmente in Germania e si stabilisce a Berlino, dove vive tuttora. Il suo destino di esule e perseguitato lo ha indotto a riflettere sul tema della violenza e della sopraffazione, e sul valore profondo e inestimabile di culture millenarie tragicamente calpestate.
Allergico a ogni retorica, riesce a combinare lucidità
e sogno, durezza e compassione, con un risultato di sorprendente originalità.

 

“E insieme a noi e ai suoni magici che uscivano dalle anime dei violini e dalle anime degli zingari tutto il villaggio sembrò sollevarsi in aria, la piazza e il mercato e i vicoli polverosi, le case sghembe e il tezek sui tetti... salimmo in cielo e poi tornammo indietro, e all’improvviso, quando i violini tacquero, eravamo tutti di nuovo qui”.

Lo sterminio degli armeni non è una fiaba

Giuseppe Giglio
Stilos

 

Solo un soffio separa Thovma Khatisian dalla morte.
Ma prima del grande balzo, un narratore di fiabe, il Meddah, lo aiuta ad afferrare il suo ultimo pensiero.
Come in un sogno, le sue origini, la sua storia, le vicende del popolo armeno cui appartiene si dispiegano
davanti a lui.
Come in un volo, il suo ultimo pensiero va in ricognizione sui luoghi delle proprie radici.
Ripercorre la storia del padre Wartan, poeta minacciato e torturato dai turchi finché non confesserà un’improbabile
congiura armena ai danni del mondo.
Rievoca le vicende del suo villaggio ai piedi del Monte Ararat, dove i girasoli crescono fino alle porte del paradiso,
gli uomini diventano vecchissimi e le donne hanno seni turgidi come melagrane di primo mattino.
Soprattutto, “toglie la polvere dall’oblio”, strappando al silenzio un episodio atroce della storia dell’umanità:
il genocidio armeno perpetrato dai turchi.
Attraverso il dialogo fra Thovma e il narratore di fiabe, si snodano le peripezie di una vita attraverso due continenti,
la disfatta e lo sterminio di un popolo, l’accettazione di un destino e il desiderio di darne testimonianza…
La fiaba dell’ultimo pensiero
è un romanzo che scorre come una fiaba orientale, alterna con grazia e ironia elementi terribili e meravigliosi, e apre una finestra luminosa su miti, costumi, cultura di un angolo del Medio Oriente.
È una denuncia implacabile di quanto sia facile manipolare la Storia per giustificare qualsiasi aggressione,
qualsiasi infamia; gli esempi sono sotto gli occhi di tutti.


Incontro con un ebreo satirico


Home page


Il nazista e il barbiere