TIM KRABBÉ
La corsa


Recensioni

 

Sport Week
maggio 2006

 

Marco Pastonesi
Sport Week
maggio 2006

Quando la corsa si legge di corsa

L’olandese Krabbé parte da una gara del ’77 per narrare di Coppi, Gaul, Simpson e molto altro

Una corsa non è solo una corsa punto e a capo. Una corsa è, può essere, pure una vita. Quel 26 giugno 1977 si disputa una corsa lunga, se non proprio una vita, almeno un libro. Lui, Krabbé, olandese, corridore, si racconta. Da quando tira giù le cose dell’auto e inizia a montare la bici, fino a quando torna alla

macchina e ficca dentro vestiti, pompa, ruote alla rinfusa. In mezzo non c’è solo il Giro del Mont Aigoual, 137 km, e un 2° posto per 10 cm, ma anche Graczyk che "tagliava in due una patata e andava a riposare mettendosene sugli occhi le due metà", Coppi che "si faceva portare in braccio su per le scale dell’albergo" Rivière che "aggiungeva elio alle ruote", Gaul che "forse era felice solo soffrendo, proveniva da una stirpe vissuta secondo ritmi più lenti e più vicina alle forze della natura" o "non poteva fare a meno della sofferenza, la sofferenza era il suo motore", Simpson cui "si spaccò il cuore a 3 kmdalla cima del Ventoux. Il monumento che commemora la sua morte fu eretto a 1,5 km dalla cima. A ragione. C’è più tragedia".
"Ancora 2 km di salita. Si soffoca. È come se il mio cervello si stesse preparando a uscirmi a pezzi dalle orecchie".
La corsa si legge di corsa.

Scheda del libro

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