gli alianti
160 pagine, 10,00 euro
isbn 978-88-7168-405-5
Traduzione di Giovanna Agabio


Abbandonata l’università dopo discontinui studi di filosofia, Dürrenmatt si tuffò poco più che ventenne nel mondo del teatro. La messa in scena, nel 1952, di Il
matrimonio del signor Mississippi, e la contemporanea pubblicazione di Il
giudice e il suo boia, uno dei suoi romanzi migliori, lo portarono alla ribalta
della scena culturale svizzera. La visita della vecchia signora e I fisici, che
risalgono alla metà degli anni Cinquanta, lo resero celebre in tutto il mondo. I miti greci e le
vicende dell’Antico Testamento, “succhiati” ancora bambino dal padre – pastore protestante – così come città e cittadine della provincia elvetica, plasmano il sottofondo di gran parte
delle sue opere teatrali e narrative. Nella produzione romanzesca – quasi sempre polizieschi di elegantissima fattura – Dürrenmatt vede e denuncia, con piglio da cosmologo, le contraddizioni di un mondo
in cui l’uomo vive in una sorta di grottesco labirinto. Giudici e colpevoli, Tesei e Minotauri,
Bene e Male si rincorrono e si sfidano come gatti e topi. Fisicamente,
intellettualmente, moralmente.
|
recensioni interviste blog pareri consigli recensioni interviste pareri blog
|
Dürrenmatt non è soltanto il nostro giudice: probabilmente è la nostra coscienza, una coscienza che non ci lascia mai in pace.
Marcel Reich-Ranicki

La moglie di un celebre psichiatra scappa di casa, apparentemente in preda a una
crisi depressiva.
Le sue spoglie vengono ritrovate nei pressi delle rovine di Al-Hakim, in pieno
deserto. In Marocco.
Lo psichiatra, che ha appena pubblicato un saggio sul terrorismo islamico,
affida a una giornalista televisiva l’incarico di ricostruire le tappe della scomparsa e della morte della moglie. E
di farne un documentario.
Appena giunti in Marocco, la giornalista e la sua troupe vengono “intercettati” dalla polizia locale.
Risulta presto evidente che dietro il delitto c’è ben altro che una crisi depressiva. C‘è semmai odore di guerre simulate, traffico di armi e di informazioni.
Ricattata dal capo dei servizi segreti, incalzata da un nugolo di troupe
televisive che non intendono perdersi né far perdere al mondo, ormai paralizzato dalla propria fame di immagini un solo fotogramma della vicenda, la donna decide di andare fino in fondo.
Con questo “noir metafisico” Friedrich Dürrenmatt presenta al mondo un conto piuttosto salato. Che tuttavia, prima o poi,
andrà saldato.
“Il cameraman era già a letto quando la F. lo chiamò al telefono, si presentò in camera sua in vestaglia, mentre lei stava facendo la valigia, e ascoltò in silenzio il suo racconto, durante il quale lei non tacque nulla, neppure il
consiglio del capo dei servizi segreti di comunicare alla troupe solo lo
stretto necessario, e non appena ebbe finito lui si versò un whisky ma dimenticò di berlo, rifletté e infine disse che la F. era caduta in una trappola, non era un caso che la
pelliccia rossa di Tona von Lambert fosse sbucata da un venditore cieco nella
città vecchia, quella pelliccia era un’esca, non c’erano molte pellicce di quel genere.
Avevano previsto che la F. si recasse nella città vecchia.
Una pelliccia rossa appesa tra gonne a buon mercato dava nell’occhio”.