|

RIGA
20
MILAN KUNDERA
360 pagine, 17 euro
a cura di Massimo Rizzante
"Diversi anni fa Fellini
si è violentemente scontrato con Berlusconi protestando contro la pratica
televisiva di interrompere i film con spot pubblicitari. Questo scontro ha
rivestito per me un preciso significato: visto che anche la pubblicità è un
genere cinematografico, la posta in gioco in quel caso erano le due eredità dei
fratelli Lumière: quella del cinema inteso come arte e quella del cinema come
agente del rimbecillimento. Conosciamo il risultato: il cinema come forma d’arte
ha perso.
Lo scontro ha avuto il suo epilogo altamente simbolico quando la televisione
berlusconiana ha proiettato sui suoi schermi le immagini di Fellini, nudo,
disarmato, in agonia (strana coincidenza: è nella Dolce vita che, in una scena
indimenticabile, il fenomeno del furore necrofilo dei fotografi è stato colto
per la prima volta). La svolta storica si era compiuta: l’Europa di Fellini
era stata scalzata dall’Europa di Berlusconi".
|
Per moltissimi lettori Milan
Kundera è soprattutto l’autore dello Scherzo e dell’Insostenibile
leggerezza dell’essere che, al di là del loro successo, hanno segnato delle
tappe fondamentali per la storia del romanzo della seconda metà del XX secolo.
L’intera opera romanzesca di Kundera è tuttavia inseparabile dalla sua
riflessione sui Tempi Moderni e sull’Europa, temi che si rincorrono con
infinite variazioni nelle pagine dei due saggi, L’arte del romanzo e I
testamenti traditi, e che vengono qui (soprattutto nella Prima e Seconda parte,
intitolate rispettivamente Situazione e Amori, ma anche negli interventi di
poetica e nei brevi dialoghi della Terza parte) ulteriormente approfonditi e
modulati dall’autore attraverso un’ampia scelta di testi editi in libri,
giornali, riviste, plaquettes per bibliofili, cataloghi (per lo più sconosciuti
al pubblico italiano) o totalmente inediti.
Per Kundera la «saggezza dell’incertezza», di cui il romanzo è portatore
fin dalla sua nascita, resta ancora oggi, nell’epoca della fine dei Tempi
Moderni, una delle rare forme di resistenza ai principali «agenti del
rimbecillimento» planetario, cioè a tutte quelle forme della tecnica dominate
dallo spirito di semplificazione dell’essere dell’uomo e concentrate in modo
inaudito sull’attualità.
Kundera, oltre ad essere un artista, oltre cioè a possedere un mondo estetico
unico, è uno degli ultimi spiriti universali, un maestro in grado di riannodare
continuamente i fili della tradizione e di aprire, se si leggono con attenzione
soprattutto le sue ultime opere (La lentezza, L’identità, L’ignoranza),
possibilità inesplorate e feconde per il romanzo a venire.
Gli interventi presenti nella TERZA PARTE sono distribuiti secondo l’ordine
cronologico delle pubblicazioni dell’autore, dal suo primo romanzo Lo scherzo,
uscito nel 1967 a Praga e nel 1968 a Parigi, fino a quella che per ora è la sua
ultima opera, L’ignoranza, terminata nel 2000, e pubblicata in Italia nel
2001.
All’inizio si trovano i testi «storici», e a loro modo complementari, di
Kozmin e Aragon sullo Scherzo. Si legga, ad esempio, il saggio di Pascal Lainé
sul Valzer degli addii, dove il romanzo viene interpretato alla luce dei due
«atti costitutivi del destino umano»: il dare la vita e il dare la morte, il
cui esercizio è assolto spesso innocentemente da tutti i personaggi dell’opera.
Ma si vedano anche i testi di Philip Roth su Amori ridicoli, dove il romanziere
americano coglie nella riflessione «in forma anedottica» sui temi della
sessualità e del potere i tratti di una letteratura non certo di protesta, ma
legata piuttosto alla tradizione del racconto umoristico praghese, o quelli di
Salman Rushdie sullo Scherzo, intitolato significativamente Una risata
sovversiva, e di Eugène Ionesco e John Updike sul Libro del riso e dell’oblio.
In questa sezione sono inoltre presenti diversi contributi italiani «d’autore».
Si va dall’acuto articolo di Sciascia su Jacques e il suo padrone, esemplare
nel cogliere il non sempre idilliaco rapporto tra la critica francese e l’autore
(«Non sempre la Francia abita in Francia»), alle originali letture dell’Insostenbile
leggerezza dell’essere da parte di Calvino, Celati e Tabucchi, fino alla
preziosa interpretazione in chiave romantica dell’Identità ad opera di Pietro
Citati.
Il lettore avrà quindi modo di trovare qui riuniti per la prima volta artisti,
romanzieri e critici che formano quell’atelier storico e ideale che Kundera
con modestia e ironia è riuscito nel tempo a creare e a coltivare: un atelier
cosmopolita di amici e allievi che gli rendono omaggio e a molti dei quali egli
stesso declina il suo amore.
La Quarta e ultima parte è un finale musicale interamente dedicato al padre
fondatore dell’arte del romanzo, Cervantes, la cui «denigrata eredità» è
la sola cosa che resta quando tutti gli altri valori, nell’epoca
«post-artistica» che forse già viviamo, sembrano dissolversi. Ma c’è una
brevissima coda: una poesia di Octavio Paz. Non a caso il libro si chiude così
come si era aperto, con una poesia.
|