Una Banda di idioti di John Kennedy Toole è un romanzo che ti rimane dentro per un sacco di tempo.
Parte piano ma se hai pazienza, ti avvolge come una comoda coperta.
È divertente, struggente, e il protagonista, il gigante Ignatius Reilly, è un grande di cui ci si innamora facilmente, per intenderci, ai livelli di Garp di John Irving. 
Una delle cose migliori uscite nell'ultimo periodo.

Niccolò Ammaniti

Pagine 432
Prezzo:  16,00 euro

John Kennedy Toole nacque nel 1937. Insegnò letteratura inglese presso la Southwestern Louisiana University, e nel 1969, a trentadue anni, si suicidò.
La madre propose il manoscritto di questo romanzo a editori di mezza America, finché Walker Percy non lo lesse e, con non pochi sforzi, riuscì a farlo pubblicare. Oggi, Una banda di idioti è nella classifica dei "long seller" in diversi paesi, e nel 1981 ha vinto il Premio Pulitzer.
A soli sedici anni, John Kennedy Toole aveva scritto un altro libro, The Neon Bible.
Luciana Bianciardi vinse con questa splendida traduzione del romanzo il Premio Monselice nel 1983.

 


La Bibbia al neon

 

 

 

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Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui.
È il principio primo che muove ogni altra idea, sogno e azione di Ignatius Reilly, uno dei massimi nemici del popolo americano di questo secolo.
Immaginatevi una strana miscela fra un barbone, un Oliver Hardy impazzito, un Don Chisciotte grasso e un Tommaso d'Aquino perverso.
Immaginatevi un gigante con baffoni e berretto verde da cacciatore che, fra giganteschi rutti e flatulenze, si vede costretto a continui attacchi contro un'America "priva di geometria e teologia".
Attorno a lui, in una New Orleans trasformata in palcoscenico quasi dadaista, un coro di personaggi epici.
Jones, negro in semischiavitù, che fulmina con una frase al vetriolo "quella nazista della padrona" del Notti di Follia e ci fa ridere fino a piangere.
La signorina Trixie, ottuagenaria sempre a caccia di prosciutti pasquali e, suo malgrado, dell'eterna giovinezza.
Myrna, anarco-femminista di New York, che sfida con un serrato carteggio anima e sesso di Ignatius.
Una mamma disperata, Santa Battaglia e l'agente Mancuso, pronti a consolarsi con partite di bowling.
E poi, Yoghi, Rosvita e Batman, le Manifatture Levy, Gus Levy, signora e viziatissime figlie.
Immaginatevi un diario del lavoratore, una summa teologica dell'assurdo, una rivolta di operai attorno a una croce eretta nell'ufficio contabilità, chilometri di archivio ridotti a zero in un minuto, un vecchio cliente umiliato senza scampo con una lettera di insolenze ineguagliabili.
Cento pagine per immergersi, pian piano, nel mondo di questo libro, e tutte le seguenti per sperare di non uscirne più.
Immaginatevi un capolavoro, e poi leggetelo.
Questo libro è un capolavoro.