Da il Giornale del 6/8/ 2008

Claudia Tarolo

Marito e moglie, editori non per caso

La titolare Claudia Tarolo:«Nonostante tutto, c’è ancora gente che vuole libri di qualità»

 

«Quando venne fondata, a Milano, nel 1981, da due studenti universitari poco più che ventenni che si chiamavano entrambi Marco, più che una casa editrice era una mansarda. La chiamarono Marcos Y Marcos, riprendendo una dedica fatta loro da un poeta cileno su un suo libro. Da allora, il nome non è cambiato, anche se è rimasto solo Marco Zapparoli, mio marito, a dirigere con me la casa editrice».

            La signorilità di Claudia Tarolo, il suo conversare tranquillo, delineano subito lo stile e l’intelligenza di una casa editrice tra le poche rimaste in Italia a difendere il significato autentico della cultura. Autori come John Fante, Boris Vian, John Kennedy Toole, Friedrich Dürrenmatt, William Saroyan, hanno dimostrato la qualità della linea editoriale della Marcos y Marcos e le hanno fatto raggiungere una indubbia notorietà non solo commerciale.«Alla origini – spiega l’editore – un filone importante era costituito dalla poesia, non del tutto abbandonata (Fabio Pusterla, uno dei massimi poeti italiani, pubblica con Marcos y Marcos), ma il campo della produzione si è ampliato ed oltre alla narrativa comprende una rivista semestrale, Testo a Fronte, di approccio alla traduzione letteraria e la collana Riga su noti personaggi e temi della cultura del Novecento».

Nel vostro catalogo vi presentate come una casa editrice «piccola ed indipendente», perché pubblica pochi libri e non appartiene a nessun gruppo editoriale.

«Abbiamo imparato piano piano e piano piano siamo cresciuti. La lettura per noi è sempre stata un’avventura straordinaria, uno stile di vita. Leggere significa aprire gli occhi, ascoltare, riconoscere ciò che vale. Il nostro intento è quello di allargarci, rappresentare punti di vista letterari diversi».

La vostra affermazione dimostra che , nonostante tutto, esistono persone che vogliono leggere libri di qualità. È una voce di speranza e di ottimismo…

«È abbastanza sorprendente come, in una situazione allarmante nel nostro Paese e non solo dal punto di vista culturale, cresca un mondo parallelo, di persone desiderose di confrontarsi. La nostra fiducia è stata premiata. Per quanto il nostro impatto commerciale non sia clamoroso, riusciamo a sostenere l’attività da soli, con la vendita dei nostri libri. Nessuno ci finanzia, né siamo ricchi di famiglia. Fare gli editori per noi non è un hobby: è il mercato che ci consente di sopravvivere».

Per quale motivo sorgono continuamente nuovi editori? 

«L’attuale sovrapproduzione maniacale di libri nuoce alla diffusione. Forse sta qui la ragione per cui nascono tante case editrici. Fare l’editore sembra un’attività alla portata di tutti, magari perché si è letto qualcosa, oppure perché si desidera investire denaro, o c’è una moglie annoiata cui i soldi non mancano…I motivi sono tanti. È certamente un fenomeno diffuso che si accompagna all’idea che, per quanto il mercato editoriale sia povero, è anche uno delle poche opportunità lavorative che consente, quando si azzecca il libro giusto, di fare (?) successo. In questo caso , l’editore guadagna davvero molto, con parametri superiori a quelli di un’impresa più tradizionale. Per quanto ci riguarda, puntiamo su una crescita lenta, ma solida, costante, e non basata sul colpo di fortuna. Una nostra grande soddisfazione negli ultimi anni è stata quella di aver diminuito il numero dei libri pubblicati, ma aumentato le vendite.

 

Paolo Grieco

 

 


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di marcos y marcos