Camilla Gibb
Acqua in bocca

 

In un giardino inglese

Ecco da dove viene l’uomo che chiamiamo nostro padre: è seduto nel fienile con i suoi due fratelli Garreth e Timothy in un piovoso pomeriggio di aprile nelle Cotswolds. Garreth, che ha due anni più di lui e ha appena terminato il secondo trimestre alla Wheaton School, è a casa per le vacanze di Pasqua. La mamma, Puff, soprannominata così per la soffice matassa di capelli grigi che le incornicia il volto, ha passato la giornata a gongolarsi per il figlio maggiore: "Non si è fatto un bel giovanotto?"
Timothy, che ha cinque anni, se ne sta seduto in silenzio per la maggior parte del tempo, le
guance immancabilmente gonfie di una buona provvista di liquirizie.
Douglas sta nel mezzo – troppo piccolo per il collegio, ma ormai rimpiazzato dal fratello minore nell’affetto
smanceroso della madre. Ha un carattere meditabondo e introverso, e i segni di una calvizie drammaticamente prematura sono già evidenti nella linea dei capelli sulla fronte corrucciata. Ogni sera, prima della buonanotte, Puff gli spalma un bianco d’uovo sulla testa come misura preventiva. A letto, Douglas sogna di essere il pilota di un bombardiere alleato, e nonostante nel mondo reale sia in corso una vera guerra, un uovo per la testa di Douglas si riesce sempre a metterlo da parte.
Un tale spreco fa segretamente imbestialire il padre di Douglas, Hugo. Ogni sera, Puff rompe un uovo
di pavone ancora caldo sull’orlo di una ciotola di porcellana bianca e dice: "Così il nostro piccolo Doug sarà il pavone più bello di tutti". Hugo, che di mestiere alleva gli uccelli ornamentali più richiesti del Gloucestershire, freme vedendo i frutti del suo lavoro sprecati sulla testa dura del secondogenito.
Tuttavia non può mettersi a discutere perché, dopotutto, la casa è dominata da Puff e dal suo repertorio
di strane idee.
In questo particolare pomeriggio – in uno dei suoi tipici e scellerati sforzi educativi "a fin di bene" –
Puff ha chiuso a chiave i ragazzi nel fienile. È convinta che il miglior modo di garantire che i suoi tre figli coltivino per tutta la vita l’avversione per il vizio sia lasciarli per ore a stordirsi di gin e tabacco, "fino alla nausea".
I dettagli di ciò che accadde dietro la porta sbarrata del fienile non sono registrati negli annali della
storia familiare, ma l’ironia di quel cimento non sfuggì alle generazioni future. Tutti e tre i ragazzi, infatti, sono cresciuti con una spiccata predilezione per i liquori, a scapito dei

rapporti con altri esseri umani. Dei tre fratelli, nostro padre, Douglas Tate, era quello con le iniziali che meglio descrivevano ciò che ai suoi figli in età preadolescenziale sembrava uno degli effetti più imbarazzanti della sua condizione.Naturalmente, per anni abbiamo creduto che tutti i papà tremassero.
In un modo o nell’altro, alla fine tutti e tre i fratelli si sposarono, sebbene non senza polemiche. Pare
che Garreth abbia sposato Cassandra perché era la ragazza di Douglas. Quanto meno, commenti come "Le ho fatto un favore, Douglas. Era troppo per te" potrebbero essere interpretati così. Cassandra è australiana, e ciò ha fatto sì che papà Hugo se ne andasse nella tomba con frasi del tipo "Ci sarà un motivo se abbiamo spedito nelle colonie quelli della sua razza".
Timothy chiede a Louise di sposarlo perché (anche se ne è dichiaratamente affascinato) la sera che
presenta la ragazza ai genitori il commento di suo padre è: "Questa è l’oca più rimbambita che abbia mai visto". Un simile tempismo non può essere soltanto una coincidenza.
L’uomo che diventerà nostro padre sposa la donna che Garreth è sorpreso a cavalcare sul sedile posteriore
della sua Rover sei giorni e mezzo dopo aver sposato Cassandra. Douglas è stato appena espulso dall’esercito per aver combinato qualche sciocchezza e non sa cosa fare nella vita, a parte sposarsi.
La povera Cassandra è presente alle nozze dei miei futuri genitori e sembra la più commossa alla vista
dell’incantevole sposina.
Nonostante tutto, il mio futuro padre ha avuto l’accortezza di sposare la figlia di un capitano dell’aeronautica
militare, che presume lo aiuterà a essere reintegrato. È piuttosto orgoglioso di se stesso: non solo, infatti, c’è un potenziale lavoro per lui all’orizzonte, ma è riuscito a trasformare la scappatella di Garreth nella cognata di Cassandra. Come i suoi fratelli, però, non è immune dalle invettive razziste del padre. Corinna, la sposa, che ha i capelli lunghi e neri come l’ebano, è bersaglio di battute come "Non abbiamo vinto la guerra perché tu potessi sposartene una!"
Non pensate che in tutto questo traffico mia madre sia stata soltanto una pedina inerme. Credetemi,
anche lei aveva i suoi motivi egoistici. Già pregustava la reazione di suo padre e sua madre: "Pensi che sia per questo che ti abbiamo mandato a studiare in Svizzera?"
"Ditemi che non è vero. Il figlio di un allevatore di pavoni" sospirò sua madre.
Fu a quel punto che la mia futura mamma disse, diplomatica: "Papà, forse potresti aiutarlo a trovare
un lavoro. Lo hanno appena cacciato dall’esercito".
Comincia così
Acqua in bocca

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