“Pensavo a quello strano uomo sulla panchina.
Era un padre che non assomiglia per niente a quello che non avevo mai visto, ma
che avevo tante volte immaginato”.
“Il babbo della mia memoria”.
Selezionato per il Premio Strega 2009
Vincitore dei premi
Castiglioncello, Città di Vigevano, Francesco Serantini
Suo padre era sparito nel nulla.
Con la sua assenza, aveva lasciato un vuoto clamoroso.
Ma la fantasia lo aveva trasformato in un uomo quasi magico, protagonista di
imprese straordinarie.
Ora, quel padre da sempre ignoto è sbucato all’improvviso, lo ha rintracciato raccontando una bugia alla sua casa editrice.
Di punto in bianco, lui dovrebbe chiamare papà un uomo che “per me non è niente, non è nessuno”. Proprio quando diventa babbo anche lui, ma con una compagna che è non più sicuro di amare, mentre tutto sembra sfuggirgli di mano.
Non è facile diventare figlio e padre nello stesso momento.
Non è facile separarsi dalla madre del proprio figlio proprio in quel momento.
Per fortuna, c’è un pozzo segreto e senza fondo a cui attingere.
Un pozzo scintillante di amicizie e passioni, racconti e personaggi, avventure
reali e immaginarie: piante officinali dai profumi secolari e sogni che volano
come mongolfiere, nonne dai poteri speciali e secoli di battaglie nascoste tra
le foglie.
Per vedere sempre oltre, in mezzo alle onde della vita.
E trovare una lingua segreta con cui parlare al proprio figlio appena nato.
Questo romanzo di Cristiano Cavina è uno straordinario invito a scovare, proteggere e salvare ogni possibile frutto
dimenticato. Un tributo profondo all’amore, in ogni sua forma e stagione. E una conferma del potere vitale,
rigenerante della narrazione e della fantasia.
Cristiano Cavina è nato a Casola Valsenio, in provincia di Ravenna, nel 1974. Cresce con la mamma
e i nonni materni in “un appartamento striminzito” delle case popolari: traboccante di energia “catastrofica”, si sfianca sul campo di calcio, macina chilometri in bicicletta. Ascoltando i
racconti nei bar, sviluppa una passione viscerale per le storie: i libri
diventano presto la sua seconda casa. Senza esagerare con gli studi e lavorando
dove capita, comincia a sua volta a raccontare. Vince qualche concorso
letterario; nel 2002 pubblica il primo romanzo, Alla grande, Premio Tondelli 2006, amato al punto da essere
letto e messo in scena nei teatri e nelle scuole di tutta Italia e adottato da
un intero paese del Piemonte nell’ambito dell’iniziativa “Volvera legge Alla grande: un libro in comune”. Dopo Nel paese di Tolintesàc (2005) piccolo grande bestseller felliniano, e Un’ultima stagione da esordienti, epica comica e commovente dell’adolescenza, possiamo dirlo forte: a Casola Valsenio c’è uno scrittore vero, una delle rivelazioni più sorprendenti della nuova narrativa italiana.
“Alcuni piccioni ci saltellano intorno incuriositi.
Vivono in quella piazza da anni, e ci guardano stupiti perché evidentemente a loro non risulta ci siano mai state due statue in quel posto”.