L'inizio di:

"La doppia vita di Cherubin Hammer"
Peter Bichsel

 

Hammer, scarpe del quarantanove, alto, bolso, grosso, lento e maldestro, era stato respinto al mittente dalla scuola reclute, con suo grande scorno e scandalo, dopo solo quindici giorni, perché avrebbe dovuto marciare e salutare, la mano destra tesa alla visiera, il braccio sinistro avanti e indietro, e invece marciava come una specie di cammello, braccio sinistro piede sinistro, braccio destro piede destro... Sulle prime i superiori avevano pensato che facesse apposta, si erano illusi di poterlo piegare, poi si erano accorti che forse era un cammello davvero, e lo avevano espulso; tornò a casa, non si fece vedere all’osteria, o per strada, anzi ben presto infilò la via della stazione, e da lì si tappò a Berna a studiare, ma di questo, in caso, parleremo dopo.
Questo Hammer portava giorno dopo giorno una pietra in cima alla montagna. Il Giura qui lo chiamano montagna — la montagna. Dietro la montagna c’è una seconda catena: tutto quel che c’è al di là della montagna lo chiamano seconda catena. Hammer tornava dal lavoro, villino a schiera come si conviene, giardino a posto, non un saluto, non una parola, acciuffava lo zaino, scendeva al torrente dove prendeva una pietra piuttosto massiccia, la infilava nello zaino e via, in montagna, come si dice qui, due ore buone fino in cima, poi mollava la pietra su un grosso mucchio, trecentosessantacinque pietre l’anno, trecentosessantasei gli anni bisestili.

Dal sette al ventiquattro marzo 1952 era rimasto a letto, influenza, sicché negli otto giorni successivi le pietre da portare in vetta furono due, essendo il 1952 anno bisestile. Parecchi anni dopo, già pensionato, lo tormentò l’idea se ai tempi quel calcolo fosse corretto. Un tormento che lo assillava mentre saliva, o anche mentre sostava, riposava o dormiva, peraltro già nel 1970 aveva riportato a valle, ben due volte, una pietra portata in vetta, poi, dopo averci ripensato, le aveva riportate su2.
E questa è la storia di Hammer Cherubin, classe 1926, arruolato mitragliere, dichiarato inabile al servizio. Questa è la storia intera, probabilmente solo il suo autore è interessato a darle un seguito.
Vi sarete chiesti il perché di quelle pietre sulla montagna. Se leggete a caccia di una risposta, posate questo libro. Confusamente, tra una vicenda e l’altra, ci torneremo sopra, ma non ne verremo certo a capo.