Friedrich Dürrenmatt
Giustizia
Traduzione di Giovanna Agabio
224 pagine, 13,50 euro
Abbandonata l'università dopo
discontinui studi in filosofia, Dürrenmatt si tuffò poco più che
ventenne nel mondo del teatro. La messa in scena, nel 1952, di Il
matrimonio del signor Mississippi, e la contemporanea pubblicazione di Il
giudice e il suo boia, uno dei suoi romanzi migliori, lo portarono alla
ribalta della scena culturale svizzera.
La visita della vecchia signora e I fisici, che risalgono
alla metà degli anni Cinquanta, lo resero celebre in tutto il mondo.
I miti greci e le vicende dell'Antico Testamento, "succhiati"ancora
bambino dal padre pastore protestante così come città e cittadine
della
provincia elvetica, plasmano il sottofondo di gran parte delle sue opere
teatrali e narrative. Nella produzione romanzesca quasi sempre
polizieschi di elegantissima fattura Dürrenmatt vede e denuncia, con
piglio da cosmologo, le contraddizioni di un mondo in cui l'uomo vive in
una sorta di grottesco labirinto. Giudici e colpevoli, Tesei e Minotauri,
Bene e Male si rincorrono e si sfidano come gatti e topi. Fisicamente,
intellettualmente, moralmente.
"Il mondo è una polveriera in cui non è vietato fumare", suona uno dei
suoi motti più spietati: non si fatica a dargli ragione.
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In un famoso ristorante di Zurigo, punto d'incontro dei notabili della
città, il consigliere cantonale Isaak Kohler ammazza a revolverate,
davanti a tutti, un illustre professore universitario.
Condannato a vent'anni di galera, Kohler convoca in carcere un luogo
avvolto da un'aura solenne, che appare assai migliore del mondo "normale"
il giovane avvocato Spät e gli chiede di riesaminare il caso partendo
dall'ipotesi che non sia lui l'assassino.
Squattrinato com'è, Spät accetta un incarico impossibile, apparentemente
senza senso: con il generoso anticipo apre un lussuoso studio, si compra
una Porsche, insomma cambia vita.
Mentre il consigliere cantonale, "un uomo a cui piace giocare la parte di
Dio su questo miserabile pianeta", continua spavaldamente ad amministrare
i propri affari dal carcere, Spät si imbatte in un intrico di situazioni
torbide: traffici di armi e puttane, megere strapotenti e corrotti "intoccabili".
E si rende conto che Kohler l'ha incastrato in un piano diabolico, che farà
di lui un pluriomicida.
Messo alle corde, incagliato nel proprio tentativo di "ristabilire quanto
meno un'idea plausibile di giustizia, affinché non diventi una farsa
totale", Spät giunge a un verdetto personale.
E a una vendetta assurda, ma assoluta.
"Non occorre che un giudice sia giusto, così come non occorre che un papa
sia credente": in questo romanzo, estremamente attuale e inquietante,
Dürrenmatt sonda magistralmente i labili confini che separano etica e
opportunismo, dipendenza e libero arbitrio, sottolineando, soprattutto, la
relatività del concetto di giustizia.
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