E zia Mae partì per Nashville


Nel Deep South americano, il noviziato spirituale che è la scoperta del mondo da parte dell’adolescente vanta testimonianze esemplari, che suggeriscono una mezza folla di nomi: Thomas Wolfe, Flannery O’Connor, William Faulkner, Carson McCullers, Tennessee Williams, e soprattutto Truman Capote. A Capote, per la delicatezza delle immagini, si riallaccia anche l’ultima scoperta del genere, La Bibbia al neon di John Kennedy Toole — ma solo per la delicatezza, ché per il resto questo minuscolo romanzo ha un accento molto più accorato, e più schietto.
La Bibbia al neon narra la storia di David, "ragazzo pensoso" che cresce in un piccolo centro del sud negli anni Quaranta. David vive in una casa in collina, dal portico della quale può vedere tutta la vallata: vede la ciminiera della fabbrica Renning (il padre gli ha detto che la grande "R" sta per "ricchi contro poveri"); vede l’insegna al neon della Bibbia che occhieggia nella notte, vede le finestre delle altre case che si accendono e si spengono.
La vita scorre lenta; poi accadono troppe cose, tutte insieme: il padre va alla guerra, la madre — dopo aver ripetuto mille volte che quelli, i pini che crescono dietro la casa, "sono alberi piantati da tuo padre" — se ne va con un predicatore; e zia Mae, donna di sessant’anni e dotata del "seno più accogliente della terra", parte per Nashville, per "tentare la scena". David rimane solo: e per la prima volta si accorge del mondo.
Questo libro nasconde una vicenda singolare. Intanto, per quanto scritto trentacinque anni fa, si pubblica solo oggi. Poi, è opera di uno scrittore quindicenne. Infine, il suo autore, secondo tutti gli elementi a disposizione, potrebbe essere rimasto vittima di un ingranaggio editoriale che finì probabilmente per stritolarlo. Di John Kennedy Toole, infatti, si sa poco; si sa però che la notte del 26 marzo 1969 parcheggiò la sua automobile in una zona deserta nei pressi di Biloxi (Mississippi), e col tubo dello scappamento introdotto nell’abitacolo e a motore acceso, si tolse la vita. Aveva trentun anni…
Straordinariamente intelligente fin da bambino, Toole, sebbene di famiglia povera, fu mandato a studiare prima a Tulane poi a Columbia. Durante i due anni di leva, a Porto Rico, scrisse Una banda di idioti, un esuberante "romanzo picaresco" ambientato a New Orleans. Nel 1963 ne presentò il manoscritto a Robert Gottlieb, oggi direttore del "New Yorker" e allora della Simon e Schuster. 

 


E fu Gottlieb a dirgli che il libro era buono, ma che, data la tirannia del mercato, andava tagliato, tagliato, tagliato…Toole cercò di farlo, ma senza riuscirci. Non era convinto, anzi, di doverlo fare. Nel frattempo insegnava in un college di New Orleans, ma con crescente distacco, profondamente ferito da qualcosa che rivelò solo in una breve nota lasciata ai suoi genitori poco prima di morire, e il cui contenuto è rimasto ignoto a tutti.
Fu la madre a scoprire tra le carte del figlio il dattiloscritto e la corrispondenza relativa a Una banda di idioti. Avutolo in visione nel 1976, Walker Percy capì di trovarsi di fronte a un capolavoro e lo fece pubblicare. Al libro andò il premio Pulitzer 1981 e fu subito tradotto in dieci lingue.
Fu ancora la madre a rintracciare La Bibbia al neon. Non ebbe difficoltà a ricordare la sera in cui lei e il figlio, vista per la prima volta la grande insegna luminosa della Midcity Baptist Church sulla parete di un palazzo ("una ridicola Bibbia aperta sulle finestre" disse poi la donna), scoppiarono a ridere. Toole, evidentemente, ripensò all’episodio e ne trasse ispirazione per il suo romanzo. Gli ostacoli che il libro ha dovuto superare per arrivare al pubblico sono di carattere legale (gli eredi di John Kennedy Toole per parte di padre contro la madre, che ha passato la vita a difendere il nome del figlio), e non sono di grande importanza. Lo è però il fatto che, se Una banda di idioti fosse stato pubblicato subito come meritava, Toole probabilmente non si sarebbe suicidato e La Bibbia al neon avrebbe visto la luce molti anni fa.
Non sarebbe nemmeno stato l’"altro libro" di Toole, perché lo scrittore avrebbe continuato a scrivere. La perdita è grossa perché — come sanno i lettori del romanzo maggiore e ora quelli di questa lunga "premessa" — Toole aveva tutti i mezzi per diventare una delle voci più incisive della sua terra. Se a quindici anni seppe descrivere con tanta acutezza, comprensione e pietà umana il mondo claustrofobico di una cittadina oppressa dal più gretto bigottismo religioso, e salvare se stesso per poi fare (come fece) la satira di un popolo intero, possiamo solo immaginare cosa avrebbe potuto creare quando pietà umana e satira si sarebbero fuse negli anni della maturità. Se solo avesse capito il marketing (o il marketing lui), il Deep South avrebbe oggi un altro grande scrittore.

 

da "La Repubblica", 6 ottobre 1989

 

J.K. Toole, La Bibbia al neon, traduzione di F. Castellenghi Piazza, Frassinelli, Milano, 1991

J.K. Toole, Una banda di idioti, traduzione di L. Bianciardi, Marcos y Marcos, Milano, 1998

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