Qualcosa preme verso il basso, schiaccia l’orizzonte e morde i giorni: fiumi che si gonfiano e spazzano via il paesaggio,
franamenti, anonime tragedie quotidiane. La storia, umana e inumana, la cronaca
impietosa, il ricordo e l’oblio si affrontano sotto un cielo plumbeo, pesante.
Come un coro sommesso molte voci si levano dal disastro contemporaneo, corpi
sfiniti si alzano in piedi, guardano verso l’alto, verso le nuvole che a tratti si squarciano, anche solo per un istante.
Appare la vastità di uno spazio, un po’ di forza. Una speranza, forse, come il volo di due alianti sopra Lione, il
respiro profondo dei nostri anni disorientati. Lo sguardo misterioso di un
animale, la corsa a perdifiato di un bambino: oggetti quasi stellari, presenze.
La poesia, in questo nuovo libro di Pusterla che assume il tono di un ampio
recitativo, cerca il suo cammino faticoso in mezzo alla folla degli esseri
umani: volti senza volto, non ancora del tutto sconfitti, fantasmi della
memoria che perdurano, occhi sbarrati, mani. Le parole cercano la materia delle
cose, la luce che rade il mondo e lo rivela, l’eco di un canto forse impossibile a cui non possiamo rinunciare.
Fabio Pusterla, nato nel 1957, vive tra Lugano e Albogasio.
Considerato uno dei più significativi della poesia contemporanea in lingua italiana, è autore di cinque raccolte di poesie:
Concessione all’inverno (Casagrande),
Le cose senza storia (Marcos y Marcos),
Isla persa (I semi del salice),
Pietra sangue (Marcos y Marcos),
Bocksten (Marcos y Marcos).
Ha pubblicato saggi di argomento linguistico e letterario e traduzioni, fra cui
le poesie di Philippe Jaccottet.
I suoi libri di poesia sono stati tradotti in francese, tedesco e serbo.
“Il treno della notte porta un carico d’insonnia nel paesaggio. Si distinguono a stento le masse oscure dei boschi
collinari, la fuga degli alberi in corsa: laggiù conigli selvatici dai grandi occhi sbarrati aspetteranno lo schianto”.