25
AGO
2015

Emmanuel Carrère incontra ‘L’uomo dei dadi’

Notizie, idee, curiosità

Gli anni sono passati, L’uomo dei dadi è rimasto una parola d’ordine, l’oggetto di un culto minore ma persistente, e ogni volta che incontravo qualcuno che lo aveva letto (quasi sempre un fumatore di spinelli, e spesso un adepto dell’I Ching), tornavano le stesse domande: cosa c’era di vero in questa storia? Chi era Luke Rhinehart? Che fine aveva fatto? […] Mi dico che potrebbe essere un argomento interessante per un articolo e ne parlo a Patrick de Saint-Exupéry, il direttore di XXI, come se Luke Rhinehart fosse un misto tra Carlos Castaneda, William Burroughs e Thomas Pynchon: un’icona della sovversione più radicale trasformata in uomo invisibile. Proposta accettata, naturalmente.

Cose c’è di meglio di Emmanuel Carrère, uno degli scrittori più conosciuti e affermati di narrativa contemporanea, che racconta con passione uno dei suoi libri preferiti, capace di conquistarlo quando era adolescente?

L’uomo dei dadi, nei suoi quarant’anni e passa di vita sommersa, fatta di uno stupefacente passaparola, è riuscito a diventare libro di culto in tutto il mondo.
Amato da migliaia di lettori, ha addirittura plasmato diversi ‘adepti’ un po’ folli, capaci di emulare il protagonista, Luke Rhinehart, al punto da affidare ai dadi scelte più o meno importanti della propria vita.

Se poi Carrère vola negli States per incontrare il vero Luke Rhinehart, il misterioso autore del romanzo, che in realtà si chiama George Cockcroft, e trovare una persona completamente diversa rispetto a quella che si era figurato (e che tutti noi immaginavamo!), ecco che nasce un racconto da non perdere.

Luke esita, ha la vaga impressione di essere davanti a una soglia: se la oltrepassa la sua vita rischia di cambiare. Ma la decisione non è sua, è del dado, e così obbedisce.

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