PHILIPPE JACCOTTET
E, tuttavia


Recensioni

 

Pulp
maggio/giugno 2006

 

Stefano Raimondi
Pulp
maggio/giugno 2006

E tuttavia se ne scrivono ancora di versi, nonostante il dolore e i lutti che rasentano la vita di ognuno, come fossero baluardi di una salvaguardia ultima e definitiva, colmi di parole "limite", parole tolte alla fugacità del loro senso quotidiano: normale. Siamo di fronte all’ultimo lavoro _ tradotto magistralmente da Fabio Pusterla – di Philippe Jaccottet, voce chiara e sincera della poesia francese contemporanea, che al reale guarda sempre da un angolo particolare e tremendo: il vero.
Sono poemetti pubblicati tra lo scadere del secolo e il nuovo millennio, poesie tolte alla pietà di un restare saldi al cospetto della caducità degli affetti e delle cose, che la "prosa del mondo" fornisce agli esseri viventi per ancorarvisi, continuare, ma anche sparire. Sono parole che il poeta dichiara essere: "Parole appena parole/ […]parole non già per i morti/ (chi l’oserebbe ancora, chi ormai?)/ ma per il mondo, ma di questo mondo." Jaccottet affascina per discrezione e stupisce per autenticità,

 

quella che porta alla luce i suoi pensieri, le sue inquiete parentesi di meditazione, accese dalle evidenze naturali, per essere poi trasmutate in veri e propri fatti esistenziali. Il suo occhio fenomenologico pone in sospensione ogni cosa, indagandola, ascoltandola, facendola diventare un’attenzione concreta: un prendere posizione. È un’estetica/etica più della conduzione, che della condizione umana, quella che il poeta svizzero intraprende, costruendo un rigoroso paesaggio dell’anima, dove gli estetismi scompaiono e le suggestioni non hanno il tempo di conformarsi al testo. Qui tutto si fa perlustrazione riflessiva del semplice, del marginale e del secondario, incarnandosi in una marca identificativa del suo passaggio, del suo deduttivo "guardare". Effetti empatici innescati dalla sua macchina desiderante, avviata tra la gravità del procedere per affinità naturale sia con il diurno, che con il notturno dei suoi luoghi/calchi. Jaccottet è poeta di una lettura albale, capace di donare alle parole la terribilità dello scacco e la grandezza irrefutabile della fine, come fossero reali "Frammenti brillanti del mondo, accesi qua e là".

 

Scheda del libro

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