|
Doppio lavoro
Diede un'occhiata circolare all'interno del negozio. Sei
clienti. Tre. Presto ne sarebbe rimasto uno soltanto. Tastò la pistola
con la mano. Di lì a poco sarebbe stato tempo di…Ed Cervic si nascose
dietro lo scaffale delle riviste e controllò ancora una volta la
sofisticata trentotto. Quasi scivolò dalla mano umida mentre la rimetteva
a posto.
Si spostò lentamente a sinistra e lo sguardo esaminò l'interno del
drugstore di Larson.
Dieci minuti prima c'erano sei clienti. Adesso ce n'erano soltanto tre: la
donna più anziana faceva capolino dallo scaffale delle medicine, il
giovane punk guardava l'espositore delle pipe e la ragazza sui vent'anni
curiosava fra i biglietti d'auguri.
Più Larson: alla cassa, stava compilando un modulo di rifornimento.
Come avrebbe reagito? si chiese. In modo isterico? Magari sarebbe svenuto:
era successo. O avrebbe tentato di fare l'eroe?
Impossibile prevederlo. Cervic si asciugò la mano destra sui pantaloni.
Larson voltò lo sguardo verso di lui.
Cervic prese una rivista a caso e la aprì. Una di quelle che parlano di
automobili.
Automobili.
Sorrise depresso. Che bidone aveva beccato. Aveva dovuto cambiare le
cinghie di trasmissione dopo soli due anni. Trecentosessanta bigliettoni.
E il mese passato batteria nuova e generatore in un colpo solo. Altri
cinquantasei dollari.
Infine il dannato termostato.
Ed Cervic imprecò sommessamente.
E doveva ancora finire di pagarla. Aveva dovuto chiedere alla banca un
nuovo finanziamento dopo che il guasto alla trasmissione. Un inferno per
il bilancio.
Come diavolo faceva la gente a tirare avanti con il proprio stipendio?
La risposta era che non ce la facevano. Suo cognato, insegnante: quel che
guadagnava non era mai abbastanza. La sera e nei fine settimana guidava il
taxi. E il vicino di Cervic, Charley. Lavorava in un ufficio postale dalle
otto alle cinque. Poi toccava al bar.
Ed Cervic imprecò di nuovo.
Ci mancava solo quel maledetto termostato! Fino ad allora era riuscito a
cavarsela.
Scrutò il negozio.La vecchia signora era andata via. Bene. Ma il punk e
la ragazza erano ancora lì.
Larson era al telefono. Guardò verso Cervic.
Cervic mise a posto la rivista sullo scaffale e sfilò un quotidiano
dall'espositore. Le dita lasciarono segni umidi agli angoli del giornale
non appena sfogliò la pagina della cronaca locale.
Lesse di nuovo l'articolo.
Sempre drugstore.
Perché no? Cervic pensò. Perché mai rischiare su qualcosa di nuovo
quando si ha qualcosa di facile a tiro?
Le labbra si contrassero un po’ mentre leggeva la descrizione.
Quasi tutti i testimoni si erano trovati d'accordo. |
Altezza
media, peso medio, comuni capelli castani. Sui trent'anni. Fece
scivolare un fazzoletto sul viso quando afferrò la pistola.
Sette drugstore fino ad allora.
Sempre nella stessa zona. Sempre fra le cinque e mezza e le sei e mezza
di pomeriggio.
Ed Cervic sorrise appena.
Probabilmente ha un lavoro e non può staccare prima delle cinque. Forse
è un povero zotico che non sa amministrare lo stipendio. Forse ha
giusto il tempo di rapinare un negozio prima di prendere il metro per
tornare a casa.
Cervic diede un'occhiata all'orologio sul muro. Le sei e un quarto.
Doveva essere a casa verso le sei e mezza. Madge l'aspettava per cena.
Osservò di nuovo il negozio. Il giovane punk era andato via. Restava
solo la ragazza. Larson la aspettava alla cassa.
La porta principale si aprì con un leggero sibilo e Cervic si irrigidì
alla vista dell'uniforme blu.
"Dannazione" pensò. "Dannazione".
Certamente una recluta. Uno di quei giovani piuttosto in gamba. Di
quelli che avrebbero potuto rovinare tutto.
Cervic voltò una pagina del giornale. Trasse un respiro profondo e
attese.
Il piedipiatti lo scrutò per qualche secondo, poi si diresse verso la
porta. Uscì.
Ed Cervic tirò un sospiro.
La ragazza prese la busta di carta sottile con i biglietti d'auguri e in
un lampo fu in strada.
Nel negozio rimanevano solo lui e Larson.
Sei e venticinque. Sistemò il quotidiano sullo scaffale.
Sentì il cuore battere più forte. Il fazzoletto.
Il capitano Harrison era compiaciuto. “Ci siamo appostati in dodici
negozi del quartiere e prevedendo che avrebbe colpito in uno di quelli.
Alla fine si scopre che è solo un babbeo che incapace di far quadrare
il bilancio familiare”.
Larson si versò da bere da una bottiglia. “Quando è entrato qui con
il fazzoletto sul viso, sono quasi svenuto”.
“Hai avuto qualche problema?” chiese Harrison.
Ed Cervic scosse la testa. “No, capitano. Credo di aver avuto paura
quanto lui, ma appena ho gridato, ha gettato la pistola”.
Harrison sogghignò. “Ricordo com'ero nervoso al mio primo
appostamento, Ed. Ma ci fai l'abitudine dopo un paio di volte”.
Cervic sollevò di nuovo lo sguardo verso l'orologio. Tutto ciò gli
stava facendo perdere tempo. Forse avrebbe dovuto chiamare Marge per
dirle che saltava la cena.
Non ne sarebbe stata felice, ma lui doveva essere da Mario, al
distributore, prima delle nove.
Se mai Harrison l'avesse scoperto, Ed Cervic avrebbe rischiato la
cacciata dal corpo di polizia. Riempire taniche di benzina e lavare
parabrezza non è esattamente ciò che un poliziotto dovrebbe fare fuori
servizio, ma dannazione, oggi come oggi devi avere un doppio
lavoro per far quadrare i conti.
|