FRIEDRICH DÜRRENMATT 1921-1990
I
miti greci e le vicende dell’Antico Testamento, "succhiati" ancora
bambino dal padre – un pastore protestante di Konolfingen, nel cantone di
Berna, in Svizzera – occupano i pensieri del giovane Dürrenmatt, e plasmano
il sottofondo di gran parte delle opere teatrali e dei racconti di uno dei
protagonisti della letteratura europea del secolo scorso.
Abbandonata l’Università dopo cinque anni di studi discontinui in filosofia,
Dürrenmatt si tuffa poco più che ventenne nel mondo del teatro. Appunti per
una dissertazione su Kierkegaard e il tragico danno origine alla commedia Es
steht geschrieben (Così è scritto). La sera della sua prima messa in scena, al
teatro Cantonale di Zurigo, nel 1947, gli spettatori "anziché sbadigliare,
fischiano".
Inizio promettente, ma che non dà certo da vivere a Dürrenmatt e alla moglie,
l’attrice Lotti Geissler.
Dürrenmatt si mette a caccia di un editore… per telefono: racconta alla
disperata apologhi, soggetti, scene teatrali, sperando di rimediare un contratto
senza presentare un testo definitivo. Convince il giovane Peter Schifferli, che
ha fondato Verlag der Arche: a lui racconta la trama di Il giudice e il suo
boia.
Quando si presenta alla moglie, appena tornata a casa dopo il secondo parto, con
i 500 franchi di anticipo in contanti, questa crede che si tratti di soldi
rubati.
Il giudice e il suo boia, pubblicato
nel 1952, e Il matrimonio del signor Mississippi, messo in scena lo
stesso anno, segnano il successo dell’autore, seguito, tre anni dopo, da La
visita della vecchia signora (Strehler ne firmerà un allestimento al
Piccolo Teatro nel 1960).
Risale al 1961 la prima rappresentazione de I fisici , da allora, assieme
alla Visita, il testo messo in scena più di frequente in tutto il mondo.
Dürrenmatt vede e racconta, con piglio da cosmologo, le contraddizioni di un
mondo in cui l’uomo vive in una sorta di grottesco labirinto. Qui gatti e
topi, ispettori e colpevoli, Tesei e Minotauri, Bene e Male si rincorrono e si
sfidano. Fisicamente, intellettualmente, moralmente.
"Il mondo è una polveriera in cui non è vietato fumare", suona uno
dei suoi motti più cupi: non si fatica a dargli ragione.
Dice uno dei suoi ispettori: "Vedrai, la nostra arte è un misto di
matematica e fantasia". Sembra una sintesi dell’estetica dello scrittore
elvetico, che trascorse gli ultimi anni più che mai alla caccia di una
personale cosmogonia.
La sua visione apocalittica emerge anche dall’opera pittorica, tutt’altro
che priva di un’impronta solida e inconfondibile, una sorta di
"espressionismo del Pleistocene".
Deluso, forse a causa degli eccessi delle proprie cupe visioni del nostro mondo,
si fece costruire uno splendido osservatorio nella villa che oggi ospita la
fondazione, a Neuchatel, progettata dal celebre architetto ticinese Mario Botta.
Il parere di Saul Bellow e Kurt Vonnegut jr.
Dürrenmatt scrive drammi e racconti
polizieschi "colti", animati da un’intelligenza sottile. Scrive con
eleganza, scrive per tutti, sa essere divertente, ma non tradisce mai il taglio
"alto" della sua penna.
A volte, come scenario, utilizza l’Impero Romano nel periodo della decadenza.
Idea geniale!
Potremmo paragonare Dürrenmatt a un avvocato che lavora per i propri clienti
con obiettività assoluta, senza mai farsi condizionare dalla loro innocenza o
colpevolezza.
Saul Bellow
Quando si parla di Friedrich Dürrenmatt, va detto innanzitutto che i suoi racconti e suoi romanzi sono orologini svizzeri di valore. Meccanica impeccabile, di quelle che non tradiscono. Immagini che luccicano in acquari ben illuminati, piccole marionette che si agitano in scene di amore avidità follia crimini politica speranza. Le marionette sono, appunto, marionette, quindi fanno quel che dice chi muove i fili. Che tuttavia, detto fra noi, è dotato di uno spirito e di una sensibilità sbalorditivi.
Kurt Vonnegut