la vita
È nato a Casola Valsenio (Ravenna) nel 1974 e cresciuto nelle case popolari con
la madre e i nonni materni.
Non sa chi sia suo padre, ma non ne ha mai fatto un dramma; cresciuto in una
famiglia al femminile
è un convinto sostenitore delle donne. E oggi che è diventato padre dice semplicemente: “Io e mio figlio partiremo alla pari: saremo entrambi esordienti, senza
precedenti esperienze
”.
Le sue passioni sono evidenti fin da piccolo, leggere tantissimo e di tutto,
avventura, fantascienza, classici russi, americani contemporanei... e inseguire
il pallone nel campo dell
’AC Casola, dove gioca in tutte le categorie, dai pulcini agli esordienti all’under 18.
Allergico agli studi, si mantiene con qualsiasi lavoro gli capiti: muratore,
portalettere, pizzaiolo.
Cresce con i racconti dei vecchi, conosce così la storia che c’è dietro la sua famiglia e il suo paese.
I suoi libri sono i tanti volti di Cristiano Cavina, quello del bambino legato
al paese, alla famiglia, quello dell
’adulto che scopre un “padre” proprio quando sta per avere un figlio; c’è il mondo vissuto attraverso i racconti della nonna Cristina, dove rivediamo l’Italia degli anni cinquanta, c’è il mondo delle scuole elementari, fatto di giochi, fantasie, paure e sogni
adolescenziali, c
’è il mondo adulto, di oggi, contemporaneo, ma che resta sempre aperto al passato,
con
“fantasmi” che rientrano nella vita del protagonista ma non dall’ingresso principale.
Cristiano Cavina è così, un uomo semplice che mette in scena la realtà che ha conosciuto da vicino donandole la forza dell’avventura. Non sapremo mai quanto di vero ci sia in quelle sue pagine macchiate
di inchiostro.
Il suo primo romanzo, Alla grande, ambientato a Casola Valsenio, suscita l’immediato entusiasmo di alcuni librai indipendenti, delle librerie Fnac, che lo
presentano come
“talento del mese”, delle librerie Feltrinelli e vende più di diecimila copie. E nel 2004 arriva ai lettori francesi, tradotto e
pubblicato dalla casa editrice Anne Carri
ère.
Il 2006 è coronato da una bella sorpresa: Cristiano Cavina con Alla grande vince il Premio Tondelli e viene definito uno dei migliori giovani narratori di oggi. Uno scrittore
invitato nelle scuole di tutt
’Italia a spiegare ai ragazzi quanto i libri possano salvare la vita.
E dopo tanto girare tra i banchi di scuola leggendo e promuovendo il libro,
arriva il regalo pi
ù grande. Volvera, un comune della provincia piemontese, sceglie Alla grande per inaugurare una delle più belle e originali iniziative culturali degli ultimi anni. Il 2008 è stato l’anno di Un libro in comune - Volvera legge... Alla grande, l’anno in cui un’intera comunità ha adottato, giocato e lavorato con il romanzo di Cavina per tanti mesi
culminati in una festa a fine maggio. Un trionfo, dice Cristiano ancora
emozionato quando lo racconta, la banda, i giochi, il teatro dei piccoli, il
libro nelle vetrine di tutti i negozi. Peccato che Giovanni, suo figlio fosse
troppo piccolo per partecipare, ma siamo sicuri che ritrover
à tutta Volvera attraverso i magici racconti di Cristiano.
In breve tempo entra nella classifica dei libri italiani più venduti, e resiste eroicamente tra i “potenti” per più di due mesi.
Da allora Cristiano non ha smesso un attimo di correre a raccontare di sé e di Tolintesàc dal Nord al Sud d’Italia, e non solo…
Il Festivaletteratura di Mantova scegliendolo come rappresentante dei giovani
scrittori italiani lo ha fatto girare per i pi
ù importanti Festival letterari d’Europa, dal Galles, alla Norvegia, a Berlino, alla Spagna.
Nel frattempo arriva anche un altro importante riconoscimento: Cristiano Cavina è tra i tre vincitori del Premio Fenice Europa 2006.
A breve sarà tradotto in Slovenia.
Viaggia, corre e racconta, ma continua a scrivere e a giocare a pallone come
mediano della nazionale scrittori, dove viene considerato il
“polmone della squadra”... buffo, dice, visti i due pacchetti di sigarette al giorno.
E alla sua passione per il pallone dedica il terzo romanzo: Un’ultima stagione da esordienti, uscito nel novembre del 2006, è il racconto scanzonato e divertito di un campionato di calcio di una squadra di
tredicenni, alle prese con allenamenti, trasferte e i primi contatti con il
mondo femminile.
Un romanzo divertente e commuovente sul calcio giovanile, quello che si gioca
veramente, quello che fa crescere mezza Italia con un
’irrefrenabile passione e fedeltà verso il pallone.
E Cristiano vince un’altra battaglia: può considerarsi uno dei pochissimi uomini che parlando di calcio diverte anche le
donne.
Il pubblico femminile lo legge con entusiasmo scoprendo che anche parlando di
calcio si pu
ò parlare della vita.
Il quarto romanzo ha un protagonista maturo, adulto.
Ci conquistano anche qui i ricordi dei giorni trascorsi tra amici fra le mura
della scuola materna, o nel giardino del convento, ma c
’è per la prima volta un uomo, non più un bambino. Un uomo che soffre ciò che sta vivendo e di slancio ci racconta questa sua esperienza di vita.
Con quel sottile velo di autocritica che caratterizza il suo personaggio, ne I frutti dimenticati fino all’ultima pagina si sente e si vive il protagonista con le sue sofferte prese di
coscienza.
La comparsa di un padre fino ad allora assente è il filo conduttore su cui si muove il racconto. Cristiano a trentatré anni, di fronte a un uomo che non sa se chiamare papà, tenta di riunire presente e passato, proprio nel momento in cui sta per avere
un figlio a sua volta, con una donna che non
è più sicuro di amare.
La domanda è inevitabile: è la vera storia di Cristiano Cavina?
Non ha importanza. È un’interpretazione poetica, rabbiosa, dolce, comica di una possibile realtà.