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Stefania
Vitulli Il foglio novembre 2007 In fondo tra poco è Natale. Si contano io giorni. Li conta, nel suo tribolato calendario dell’Avvento personale, l’ispettore Stucky, che passeggia triste per le strade della bella Treviso, città di spritz( a Stucky piace l’aperol), Gazzettino e commesse. Ha appena seppellitto il collega Martini – aneurisma, quarantatré anni – l’ispettore Stucky “con la kappa nel mezzo”. Il primo investigatore di origini persiane che si affacci nel panorama del giallo italiano di provincia, quello che fin dalla prima pagina si sente odore di corna, confine,alberghetti e brodino, vestaglie di seta, clandestinità, arrosto e vino rosso. E di battute memorabili, che però sembran buttate lì tra amici al bar. “Certe volte l’inverno passa, ma il nero rimane”, “In certi giorni anche un pelo d’orso è un souvenir”: sono le uscite surreali di daji Cyrus, lo zio che Stucky passa a trovare a fine giornata, in un negozio in cui campeggia la foto del dottor Mossadeq. Ma le battute culto sono riservate a Martini. Il suo motto: “Rivo co rivo ma co rivo rivo”. O il profilo che quella volta fece di Stucky: “Una società tra culo e intuito”. Disgraziatamente quella volta Stucky indagò: “Più culo o più intuito?” “L’intuito è il socio di minoranza”. Ma a indagare sul caso delle “Commesse”, così c’è scritto sulla copertina del faldone, Stucky non rimane da solo. Ad affiancarlo da Parma, anche se è di Napoli, arriva l’agente Landrulli. Ed era ora che si formasse una nuova coppia di cui innamorarsi, nel giallo. Ispettore e agente sono irresistibili. Stucky manda subito Landrulli a lezione di trevigianità all’Osteria da Secondo: “Tutto radicchio?”, chiede allarmato Landrulli. “C’è anche la grappa al radicchio. Non vuoi ambientarti?”. E intanto ad ambientarci siamo noi. |
Dentro “Commesse di Treviso” si sta come i topi nel formaggio e ci si mangia le unghie al pensiero che esista un’ultima pagina. Il filo dell’indagine all’apparenza è semplice: qualcuno molesta le commesse di Treviso. Le aggredisce mentre tiran giù la saracinesca e come firma impertinente lascia ogni sera di dicembre un cioccolatino, di quelli avvolti nella stagnola con il pensierino dentro. La stampa locale si scatena, la cittadina freme, ma Stucky è ancora incerto se prendere il tutto sottogamba. Finché la mattina del 12 dicembre alle sei e trentotto, Stucky non si trova di fronte alla splendida commessa nera Jolanda Schepis. Nuda e rigida dentro il negozio. Il corpo spruzzato di quei bigliettini bianco trasparente: i pensieri dei cioccolatini.E l’indagine riparte con rinnovata serietà. Sfilano indagati e indagate, ritratti con la sapienza di chi gioca in casa, visto che gli Ervas sono purosangue del Nord-est da quando ancora non si chiamava Nord-est. Checo Malaga, dicendente della più rinomata famiglia di pasticceri della città, che con gli abiti che ancora odorano di burro, rum e mandorle, reso cieco da un incidente in moto mendica con un gatto bianco al guinzaglio sugli scalini di piazza dei Signori. Max Pierini, fondatore di discarica, artista del riciclo onnivoro. Il colonnello medico Schepis, rigido come il legno scuro, che avrebbe voluto una schera di figli ma deve accontentarsi della beffa d’adottare una piccola etiope delle ex colonie, di nome Jolanda. E la signora Veneziani, bellezza solare d’inappuntabile elganza e particolari gusti sessuali. E l’aspirante psicologo Kuto Tarfusser, investigatore tirolese a tempo perso. Un catalogo incantevole che conduce all’epilogo risolutivo, appena in tempo perché Monsignore non ritenga “troppo funestato” da quelle violenze il clima natalizio. Che sia la prima di molte indagini dell’ispettore Stucky, questo “Commesse di Treviso”. Anche se la “piccola cooperativa di scrittura”dei fratelli Ervas si è già nel frattempo spostata in Portogallo, ma senza cambiare editore, con un nuovo romanzo che si chiama invece “Succulente”. Nel senso delle piante. |
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Annalisa
Bucchieri
Verde, anzi nero. Dopo
l’hardboiled, il medical
thriller e il giallo storico, scocca l’ora del noir verde. Nelle
pagine dei maestri italiani della suspence, prima ancora che in quelle del
codice penale, l’ecoreato si è conquistato uno spazio di rilievo. (…)
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Rifiuti del profondo Ancora
dal Nordest arriva la storia delle Commesse
di Treviso (Marcos y Marcos, 2006), partitura a quattro mani dei
fratelli Luisa Carnielli e Fulvio Ervas.
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Arianna
Cameli Chi ha paura dei fratelli Ervas?
L’Italia del Nord-est
torna a far parlare di sé, e dopo i noir di Massimo Carlotto,
densi di critica sociale, ecco arrivare in libreria Commesse
di Treviso, pubblicato da Marcos y Marcos, e scritto a quattro
mani dai fratelli Ervas. |
foresto”, scrive il maggior quotidiano del
luogo e così gli autori ci strizzano l’occhio, che la marca trevigiana
non è certo il paradiso per chi è straniero, ma dopo tutto non si può
dire che manchi di fascino. La cooperativa di scrittura formata da Luisa Carnielli Ervas, ex operaia ed ex commessa, e da Fulvio Ervas, insegnante di scienze naturali, porta in scena una vicenda di una città alle prese prima con un presunto maniaco di commesse e poi con una discarica di rifiuti. In realtà i due nuclei apparentemente distanti si intrecciano in modo sempre più stretto per arrivare turbinosamente alla soluzione finale. Sullo sfondo brulica la folla cittadina in preda ai consumi natalizi, che assiste al delitto di una commessa dalla pelle scura, Jolanda Schepis, con estrema noncuranza. C’è uno psicologo però che nello studio ascolta e registra le sedute del suo cliente: proprietario di una cava, ex gestore di una discarica, piccolo imprenditore cinico e gretto. Sembra non avere a che vedere nulla con la vicenda e invece nulla è lasciato al caso dalla coppia Ervas, e tra risate e riflessioni sull’esistenza tutti i nodi vengono al pettine, come ogni buon giallo che si rispetti.
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Carlo
Sala abcveneto.com marzo 2007 “Un giallo lungo le vie del centro” La biografia del loro libro li definisce
una piccola cooperativa di scrittura. Sono Luisa Carnielli Ervas e Fulvio
Ervas, fratelli e autori del romanzo Commesse di Treviso. Edito
da Marcos y Marcos, è uno dei
casi letterari degli ultimi mesi. Il libro è ambientato in una Treviso
ricca di fascino, avvolta dal clima pre-natalizio.
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Si potrebbe pensare che in questo romanzo
scritto a due mani i fratelli Ervas abbiano seguito ciascuno il dipanarsi
di una delle due vicende. Ma non è così. E’ interessante cogliere dai
loro racconti come ogni singola storia sia il frutto degli accadimenti e
idee di entrambi, commistionati in scambi di opinioni e sensazioni. I due
autori sono legati alla letteratura in modo anomalo. Fulvio di professione è insegnante statale di Scienze Naturali, e questo lo si sente in alcune sfaccettature del libro. In particolare Stucky compie una sorta di elogio della figura dell’uomo di stato, inteso in una concezione ampia, che comprende in genere dei dipendenti pubblici. Un punto di vista che appartiene sia al protagonista, che all’autore. Come affermato nel libro membri di uno di quei posti di osservazione da cui il brulicare del mondo viene costretto a un qualche ordine (…). Luisa, ex lavoratrice di un maglificio, è stata vincitrice del rinomato premio Calvino, con La lotteria, suo primo romanzo. A ben vedere il loro libro non è un vero e proprio giallo, nel senso canonico del termine. L’omicidio e le indagini sembrano un elemento funzionale alla narrazione. Quello che nelle arti pittoriche sarebbe chiamato un pretesto visivo. Lungo tutto il romanzo emergono i caratteri di una Treviso multietnica, ed allo stesso tempo tradizionale. Nei loro personaggi si possono riconoscere alcuni volti che si incontrerebbero ad esempio passeggiando per Piazza dei Signori o nella zona della Pescheria. E’ forse questo uno dei maggiori meriti del libro, saper dare una sorta di personale codificazione alle varie umanità della città. Il romanzo termina proprio con una cena di Natale alla quale oltre il protagonista partecipano il duo Barabissi, il nano Bepo, Giovanin el tetàro, la vecia Tonia, Checo Malaga e Alì. |
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Valeria
Lipparini Il Gazzettino gennaio 2007 Treviso aspetta l’ispettore Stucky «Nel libro si osserva la devastazione del nostro territorio: l’impatto delle attività umane è tremendo»
Il mistero si intreccia a un ritratto, delicato, di una cittadina di
provincia, con i suoi personaggi, le sue stradine caratteristiche e i suoi
negozi. Il libro, dall’inconfondibile titolo “Commesse di Treviso”
(edito da Marcos y Marcos), si ambienta proprio nel capoluogo della Marca
ed è stato scritto a quattro mani dai fratelli Luisa Carnielli Ervas, per
sedici anni operaia tessile e poi ex commessa, e da Fulvio Ervas,
insegnante di scienze naturali. |
e chissà se si è riconosciuto. Un
personaggio è proprio tale e quale: il libraio della libreria Canova. Ci
siamo permessi di trasferirlo in un libro, lui che è un professionista
tra i libri. Sperando che non se ne sia avuto a male». L’atmosfera cittadina, soddisfatta, spendacciona, che bada all’apparenza (la commessa che riconosce marca e tipo di scarpe) è una critica alla realtà del Nordest? «Non era l’intenzione principale della narrazione. Non si inventa un romanzo per fare una critica al modello sociale del Nordest, che è faccenda molto complessa e probabilmente crediamo non ci stia tutta comodamente dentro ad una storia, per quanto acuta e critica possa essere». E la vicenda di Pierini e della sua cava-discarica? È una denuncia dell’utilizzo improprio dell’ambiente? «Sì, la menzione della discarica è una denuncia della devastazione che viene fatta nel nostro territorio. L’uso del territorio non è un modello veneto, ma più in generale, anche se in certe aree della pianura Padana l’impatto delle attività umane sulla struttura del territorio è tremendo. Il cavatore-gestore di discarica Max Pierini, con la sua impresa familiare, è una miscela di creatività, cinismo, determinazione, follia: un compendio di tante “proprietà” umane che meriterebbero ben altro utilizzo». Com’è nata la storia? E quando è stata pensata? Da lei o da suo fratello? «La storia è nata nel Natale del 2004. Stavamo bevendo una cioccolata in un bar di Treviso, avevamo visto che si allungava l’orario dei negozi per le feste, vedevamo così tanti clienti e ci siamo detti: “Povere commesse! Basta solo che le uccidano...” . Così è nato “Commesse di Treviso”». Vincere il Premio Calvino cosa le ha dato? «Mi ha motivata. Non mi ha aiutata subito, il Premio è del 1999, sono passati sei lunghi anni prima di trovare la Marcos y Marcos. Ma vincere è un riconoscimento che ti permette di dire a te stessa: forse un po’ di talento c’è». Quali i progetti per il futuro? Ci sarà un seguito noir di “Commesse di Treviso”? «Probabilmente uscirà un terzo romanzo, in autunno, sempre per la Marcos y Marcos. L’ispettore Stucky bussa per uscire dal cassetto, ma attualmente ci sono altri quattro romanzi che hanno una certa età e vorrebbero che i lettori potessero posarci sopra gli occhi. Stucky, e Treviso, dovranno aspettare ancora un po’. Anche se qualche idea, nella testa, c’è...».
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Davide
Fent milanonera.com dicembre 2006 Treviso è una città deliziosa. Pare
essere stata costruita, e conservata, per mostrare una certa grazia di
acque ed edifici, di angoli e vedute. Per indurre una certa arte. Per far
nascere artisti. |
discarica, che ha scelto come psicologo il
dottor Kuto Tarfusser, personaggio che insieme al suo paziente è uno dei
protagonisti di questa vicenda che fino alla fine non dà modo di capire
il colpevole. Perchè oltre alle molestie avviene quello che il Vescovo,
le autorità, i giornalisti speravano scongiurare, l’ assasinio di una
bellissima commessa di colore. “Era un negozio d’ abbigliamento femminile, tessuti e tagli di gran lusso, quelli preferiti dalle donne avvocato, consulenti d’azienda, grandi signore inclini all’ eleganza. Del corpo si era accorta la donna delle pulizie, entrata come ogni mattina dal retro del negozio, dove c’era il piccolo bagno. Si era occupata del bagno e poi del pavimento del negozio, aspirato e lavato di buona lena. Quando aveva lanciato uno sguardo alla vetrina aveva visto il corpo di una donna steso ai piedi di un cappotto color tabacco…” Per Stucky e il suo nuovo collega Landrulli si apre una corso contro il tempo per scoprire l’ assassino o l ‘ assassina, e il Natale si avvicina . Tra sere che sivolano via veloci dentro la notte scura, stelle finalmente visibili in serate fredde e secche, tra osterie ricche di ottimi piatti e ottimo vino si dipana un Giallo avvincente e ricco di colpi di scena e personaggi da incorniciare, un altro capolavoro che arriva dalla Provincia.
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Pasquale
Bottone iltempodileggere.splinder.com novembre 2006 Un giallo ambientato in pieno periodo natalizio e scritto a quattro mani dai fratelli Luisa e Fulvio Ervas, questo agile e "multicolorato" "Commesse di Treviso". La trama si sviluppa attraverso due situazioni parallele, di assai diversa ambientazione : nel centro della città, proprio quando è in pieno svolgimento la corsa agli acquisti per le feste, le commesse dei negozi cominciano ad essere
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molestate in serie ; contemporaneamente un fondatore di discarica , "eroe della raccolta differenziata", affida le sue confessioni ad un aspirante psicologo ... L'accanimento contro le commesse si fa sempre più intenso fino a divenire cruento quando viene assassinata una bellissima donna nera. Allora all'ispettore Stucky non resterà altro che darsi da fare per arrestare il colpevole e rasserenare il clima, in modo tale da consentire il sereno prosieguo dello shopping di Natale e di tranquillizzare la Treviso bene . Romanzo ricco di personaggi e di cambi di situazione, un noir decisamente singolare e di buon impatto. |
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La
Tribuna di Treviso
Per Natale vi regaliamo un delitto Giallo tra le vetrine, i fratelli Ervas hanno scritto "Commesse di Treviso"
Si chiama "Commesse di Treviso", è un giallo edito da Marcos y Marcos, la casa editrice che ha fatto conoscere John Fante (e non solo) in Italia, è zeppo di descrizioni, personaggi e riferimenti trevigiani. Di città e di... discarica. Perché in realtà si tratta di due storie, una tutta cittadina, l’altra imperniata sui racconti fatti da un discaricatore di rifiuti sul lettino dello psicologo. Le due storie finiscono col toccarsi ed è lì che inizia a risolversi l’indagine dell’ispettore Stucky, chiamato a dare in nome all’omicidio di una commessa di colore assassinata in città durante le Feste di Natale. A scrivere il libro sono due fratelli nati a Musile: Fulvio Ervas e la sorella Luisa Ervas Carnielli, che nel 1999 ha vinto il Premio Calvino con "La lotteria". Ed è a Luisa Ervas che chiediamo di raccontarci come nasce "Commesse di Treviso". Come nasce un giallo ambientato a Treviso? Una location poco canonica, poco spendibile. Vuoi mettere Venezia, Milano? Commesse nasce per... eruzione spontanea da un altro libro. E che sia poco spendibile, almeno a giudizio della casa editrice, non è vero. Nasce mentre io e mio fratello Fulvio stiamo lavorando sulle bozze de "La lotteria". Si parla di Treviso, vengono fuori idee, appunti, che mettiamo insieme anche un po’ disordinatamente. Io per la città ho una forma di amore, aggiunta al fatto che mia figlia a Treviso frequenta il liceo artistico: ci devo passare e allora ci passo guardando, prendendo nota. Mio fratello invece vive a Istrana, a ridosso della più grande discarica di amianto d’Europa: le due cose s’intersecano, nel libro, fino a fondersi nella medesima trama. Quegli appunti li mandiamo alla Marcos y Marcos, come idea per il futuro. Una cosa del tipo: guardate come riusciamo a lavorare a quattro mani. C’è da pubblicare "Succulente", il libro che segue "Lotteria", ma dall’editore arriva un contrordine: quella cosa ancora informe, "Commesse", è bella territoriale. Prendete tutta quella roba un po’ pasticciata e rimettetela in ordine compito. Ci abbiamo messo dei mesi, ma alla fine il libro è arrivato. E la città diventa l’ordito, ricco, sul quale interessare la trama d’un giallo natalizio. Quando comincio a scrivere la città la conosco già. Ma quando decidiamo di fare sul serio, passiamo insieme, io e mio fratello, a fare sopralluoghi dettagliati. Attenzione, però: c’è una città reale, nel libro, fatta di luoghi e nomi veri. Ma ce n’è anche una tutta mentale, inventata. I nomi in più sono "colti", li rubiamo alla cultura più celebrata. E il fatto che non si distinguano non è fondamentale. Come viene in mente a un’ex operaia tessile ed ex commessa di mettersi a scrivere storie? La cultura del racconto, della lettura e del raccontare storie viene dall’infanzia: avevo una zia poliomielitica che era la nostra televisione. Raccontava, raccontava , e noi stavamo ad ascoltare rapiti. Io specialmente. Ho ascoltato, ma mi sono anche sempre raccontata, delle storie. Facendo l’operaia tessile, grazie a quel lavoro un po’ meccanico, avanzavo molto spazio per la testa, la fantasia. Fantasticavo, intessevo. ‘Lotteria’ è nato così mettendo insieme tutte quelle storie che mi ero raccontata da sola".
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É così che si vince un Premio Calvino? In mezzo a tanti allievi di Baricco, a tanti scrittori costruiti, c’è posto anche per un’ex operaia che si racconta le storie da sé? "Ex operaia ed ex commessa. Due mondi da non rinnegare, anzi: utilissimi per raccontare. Questo non significa che non ci sia profondità in ciò che penso e scrivo: anche tra le pieghe di questo giallo ci sono messaggi intelleggibili. Semplicemente non era il caso di ostentare. Preferisco la felicità dello scrivere. Quanto al premio, non mi sono posta quei problemi che elencate. Certo, vincere il Calvino mi ha spalancato una serie di finestre: andare in giro, promozionare le mie cose, conoscere tanta gente. Tutte finestre in più aperte nella mia casa. Ma la mia casa è ancora il mio luogo: ho appena finito di mettere sul fuoco il soffritto, se può interessare". Torniamo a Commesse. Certi personaggi e certi luoghi non possono essere il frutto di sopralluoghi recenti. L’osteria da Secondo, ad esempio, non c’è più da anni. Ci sono poi: libraio che pare Mario della Canova, l’avvocato che ama i quadri dei Ciardi, che pare proprio De Poli, il nano che non è difficile identificare nel giocattolaio Torzo, la tabaccaia brusca e sempre a posto della Pescheria… "Ripeto, alcuni sono veri. Di Secondo ho sentito parlare; il nano certo è quello; il libraio è Mario. Ma questa di De Poli che ama i Ciardi e li ha in ufficio, o quella della tabaccaia, sono letteralmente figure inventate. Con aderenza a certe realtà, ma inventate. Forse possediamo virtù divinatorie…" Lei e suo fratello Fulvio, intende. "Sì, non dimenticate che questo è un libro a quattro mani. E che gusto star lì, mettere insieme storie e personaggi, setacciare situazioni. Lavorare con la famiglia è un’esperienza fantastica: le cose ti crescono in testa, nella penna, poi si modificano, avanzano, si gonfiano…" Tutte quelle riflessioni dell’Uomo dei Rifiuti sul lettino dell’analista, tutta quella conoscenza del mondo delle discariche… "Tecnicamente molte di quelle cognizioni sono di mio fratello, che tra l’altro ha la ventura di abitare a Istrana e quindi a due passi da numerose discariche. Ma anche noi due, intendo insieme abbiamo trascorso la nostra gioventù a due passi da una discarica e da un inceneritore. Più che raccontare il business, infatti raccontiamo l’angoscia del vivere ‘addosso’ ai rifiuti, alla puzza, a falde inquinate. Con quegli odori, con quell’angoscia noi siamo cresciuti. Max Pierini, l’Uomo dei Rifiuti, fondatore di ‘discarica’ nasce così. É una figura tragicomica, un uomo pronto a vestire a festa tutto, anche lo sfruttamento intensivo della sua famiglia, pur di darsi giustificazioni. Un uomo con l’etica mutante per istinto di sopravvivenza. Ci siamo divertiti a raccontarlo. Ma mettendoci dall’altra parte della discarica". In questo, tanti anni sotto-padrone sono serviti a qualcosa... anche così nasce una scrittrice? "Si tratta di un buon osservatorio. Ripeto che non considero buttati, quegli anni. E quello che sono lo devo anche a quel periodo. La scuola della vita, se si hanno occhi aperti e mente sgombra serve eccome. Fermo restando che preferisco definirmi una che scrive e non una scrittrice. Ripeto, la mia casa è ancora il posto". E le figlie, che ne pensano? "La grande mi sembra moderatamente fiera. La piccola, che ha solo otto anni, reclama invece la mia presenza".
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| Simonetta
Bitasi Mantova.com ottobre 2006 La premiata ditta letteraria Ervas, dopo il successo de La lotteria torna a raccontare storie di provincia con il l'invitante Commesse di Treviso. Come si fa a non leggere un libro con un titolo simile? E le promesse del titolo non vengono deluse perché da subito entriamo nell'allarmato clima della città di provincia alla vigilia delle feste natalizie che vede però le commesse dei negozi del centro mira di un misterioso maniaco che lascia come segno distintivo un bacio perugina. Il povero ispettore Stucky, italianissimo nonostante il cognome, e colpito |
dalla recente
scomparsa di un collega, si trova costretto ad indagare in un ambiente
forse un po' troppo effimero e femminile per i suoi gusti. Alla vicenda che vede protagoniste le non troppo innocenti commesse, si alterna quella grottesca e non troppo surreale dell'intraprendente Pierini che trasforma la sua cava in una discarica a gestione familiare. Unico rimprovero che si può muovere ai fratelli scrittori, che riescono a divertirci con un affresco sagace, ma mai troppo sarcastico, di vita quotidiana è aver messo insieme due storie che forse potevano funzionare anche da sole, senza intralciarsi una con l'altra. Ma forse la colpa è del lettore che vuole troppo presto sapere chi attenta all'integrità delle commesse di Treviso. |
| Valeria
Parrella Grazia ottobre 2006 Treviso sembra una città privilegiata, aperta, in cui "nessuno è foresto", poi, come in una sorta di calendario dell’avvento, dal 1° al 25 dicembre si snoda una storia inquietante: |
qualcuno molesta le commesse. La vicenda si
fa scabrosa a tal punto che il segretario del vescovo incarica
l’ispettore Stucky di risolvere il caso. Altri personaggi, con umani
vizi e delicate fragilità, raccontano la loro storia, finché queste si
intrecciano nella risoluzione e nel finale. Un "delitto e
castigo" postmoderno. |
| Isabella
Panfido Corriere della Sera settembre 2006 "Oggi possiamo dire che la città è diventata un organismo aperto, nessuno è foresto a Treviso. Si moltiplicano ovunque le iniziative di accoglienza, gli stranieri che vivono in questo territorio hanno ricevuto un pass, da fissare sugli abiti, su cui svetta un colorato "benvenuto", e sono stati rieducati i "terronisti", tutti coloro che misurano le qualità umane in funzione dell’essere nati più vicini o più lontani dall’equatore. Se qualcosa rimane, sono battute da osteria. Se qualche fastidio si svilupperà sarà come un vento leggero". Da "Il Gazzettino" del 24 dicembre 1999. Naturalmente la citazione del quotidiano è romanzesca, niente di tutto questo è mai veramente avvenuto, ma Luisa e Fulvio Ervas, autori del nuovo libro Commesse di Treviso, pubblicato da Marcos y Marcos e tra pochi giorni in libreria, piace immaginare un mondo migliore. Hanno scritto a quattro mani una storia poliziesca e al centro, non solo come scenario, ma come soggetto agente, la città meno aperta al foresto del nord est: Treviso. Gli autori sono fratelli e vivono l’una a San Donà di Piave, l’altro nella Marca; Luisa Ervas in Carnielli, l’anno scorso aveva pubblicato il suo primo romanzo La Lotteria con la stessa Marcos y Marcos, vincitore del Premio Calvino opera prima, scritto in collaborazione con i familiari. Oggi ritorna in libreria a doppia firma, con una storia poliziesca confezionata in un anno di scrittura in stretto scambio con il fratello che, come Luisa, si occupa di tutt’altro che letteratura. E proprio dalla attività del fratello è nata l’idea-nucleo del nuovo scritto: discariche di rifiuti. Curioso soggetto davvero, ma per chi conosce la realtà del territorio della marca trevigiana, il tema non apparirà così anodino. Si sa che l’area della provincia trevigiana è graziosamente trapuntata da enormi buche, esito di scavi per l’estrazione della ghiaia, trasformati in discariche di materiali diversi. Il segnale di avvistamento di tali luoghi è una innaturale concentrazione di gabbiani che risalendo dalla costa si addensano voraci intorno al festino guasto. Ma allora che cosa ci azzeccano le commesse di Treviso con le discariche? Un azzardato accostamento oppure una finissima metafora del ciclo di mercato di una terra nota per l’alta produttività? L’una e l’altra ipotesi insieme, ci è sembrato di capire. Il brutto dei rifiuti, nascosti lontano, più o meno controllati, molto redditizi, gratamente ignorati, e il bello della grazia femminile, |
concentrata nella
quintessenza dell’eterno femminino, disposta in bella mostra nelle
vetrine del salotto buono del centro città. Insieme i due estremi della
produzione: gli scarti e il prodotto finito. "Gran parte del lavorio
di fabbriche e artigiani, il rumore nei capannoni, il tramestio del
traffico di pendolari e camion, il ronzio di macchine e telai, il fumo dei
camini e le etichette dell’imballaggio, tutto questo flusso frenetico si
arresta, soavemente, dentro le vetrine illuminate. Un universo di
manufatti esposti, collocati con intenzione, pensando all’effetto sui
distratti a passeggio. E lì, dietro quelle lastre di vetro lucide, si
perde memoria del processo, delle sue imperfezioni, dei suoi scarti, della
fatica che l’accompagna. Lì tutto diventa magicamente attraente". Questi i pensieri del protagonista del giallo, l’ispettore Stucky, mentre contempla alcune vetrine del centro di Treviso, impegnato nei primi passi di una inchiesta che vede al centro di misteriose aggressioni, alcune commesse di negozi cittadini. La città è ritratta dal vero, con dettagli, geografie, personaggi minori, atmosfere assolutamente realistiche: "La conosciamo molto bene Treviso – ci dice Luisa Ervas – e abbiamo deciso di ambientare lì il racconto poliziesco perché Treviso è un concentrato di grazie femminili, tutte così curate, attente a se stesse e all’effetto che la presenza (la superficie?, ma la Ervas non lo dice) produce. E anche perché volevamo, almeno con l’immaginazione, tentare di rendere migliore un aspetto che contrasta con la bellezza di cui Treviso si vanta, cioè la chiusura della città nei riguardi del diverso", la Ervas intende ovviamente non nostrano, cioè foresto, ed è popolata di foresti la storia di Commesse di Treviso: la vittima, una splendida ragazza dalla pelle bruna, commessa in un raffinato negozio di abbigliamento, un curioso psicologo-detective privato tirolese, un venditore di tappeti iraniano, un poliziotto napoletano, lo stesso ispettore, venetissimo per comportamento e approccio umano, vanta radici persiane. Accanto, tra le vie cittadine e le discariche della provincia, una piccola galleria di ritratti trevigiani, molto verosimili, simpatici camei calati nella atmosfera rilassata e gratificata di sé della capitale del radicchio. Manca volutamente ogni polemica da questo gradevole romanzo poliziesco, trattato con grazie lieve e scrittura accurata; non è un libro di denuncia ma tra le righe emerge uno sguardo ironico verso gli aspetti tipici del Veneto da manuale: individualista, godurioso con riserva e massima discrezione, clericale, maschilista ma… gran lavoratore. |
| Antonella
Fiori la Repubblica delle donne Settembre 2006 Commesse in giallo Tutto quello che compriamo, vestiti,
prodotti di bellezza, accessori, cibo, dove va a finire? Prima o poi in
una discarica. Ed è questo il legame segreto tra i due piani narrativi di
Commesse di Treviso, giallo scritto a quattro mani da Luisa Ervas
Carnielli, ex operaia in un maglificio e oggi casaalinga, e Fulvio Ervas,
insegnante di scienze naturali: due fratelli cinquantenni di Musile del
Piave, provincia di Treviso, che firmano assieme un romanzo dopo La
lotteria, vincitore di un premio Calvino e pubblicato l’anno scorso. |
Oltre
all’ambiente, è forte il tema femminile: dal profilo del misogino
Pierini al movente dell’omicidio della commessa: come scrivete le
diverse parti? Pierini è una mia idea e la commessa uccisa nasce dalla fantasia di mio fratello. Di solito selezioniamo gli spunti che ci sembrano più interessanti, ognuno ci scrive sopra e poi lavoriamo su ciò che ci sembra venuto meglio. Non sempre ci troviamo d’accordo: non siamo riusciti a concordare sul nome dell’ispettore Stucky e lo abbiamo lasciato con il solo cognome. Lei è stata operaia in un maglificio per 16 anni: che effetto le fa scrivere? La mia vena è maturata leggendo. E scrivendo storielle per le mie figlie. Ma la spinta più forte è stata l’apertura di porte e finestre che la scrittura può dare. L’effetto collaterale è stata una fuga che produce effetti reali. Oggi, nella mia vita, entra più luce. |