![]() |
“– Che razza di merda
stai trasportando, ragazzo? Pesce?
Quanto di meglio si trovi oggi in circolazione. Maurizio Marsico - Pulp
La sua prosa è geniale nel disegno puntualissimo dei personaggi e nel gioco vivido e appiccicoso delle atmosfere. E il suo linguaggio sboccato e immaginifico ha la cupezza ritmica e avvolgente di un blues. Leonetta Bentivoglio - La Repubblica
|
||||||||||
|
CHARLES WILLEFORD Charles Willeford nasce in
Arkansas nel 1919. A otto anni, rimasto orfano, si trasferisce a Los
Angeles, dalla nonna. Trascorre l’adolescenza vagabondando per l’America
sui treni merci, e finisce per arruolarsi nell’esercito. |
Far fuori in poco
tempo una pila di “casi freddi”, ossia omicidi rimasti
irrisolti per anni, può risultare stressante, ma per il sergente Hoke
Moseley della Omicidi di Miami, ormai
è routine. Sopportare come vicino di casa un ex detenuto che ha mandato dietro le sbarre e che ha giurato di spedirlo al creatore, può essere già più fastidioso. Ma sentirsi ordinare dal proprio capo di farsi crescere la barba, e raggiungerlo in un luogo sinistro per vedersi appioppare un caso fuori giurisdizione, è per lo meno strano. Un certo Tiny Bock gestisce un ranch nelle Everglades, estremo sud della Florida. Di Bock si dice che sia un aguzzino, che sfrutti brutalmente gli immigrati. Soprattutto, pare che un buon numero di malcapitati haitiani ingaggiati da lui manchi all’appello da troppo tempo. Hoke dovrebbe assumere l’identità di un farabutto che ci ha appena lasciato le penne, infiltrarsi nel regno macabro di Tiny Bock, dove peraltro circola un discreto numero di alligatori, e “sistemare” le cose. Ma le cose stanno molto peggio di quanto chiunque potrebbe immaginare, e Hoke non è affatto convinto di quell’assurdo incarico. Né del fatto che il maggiore Brownley, suo stimato boss, gli abbia detto tutta la verità. Un grande, sconvolgente romanzo sull’ambiguità e sulla bestialità umana, con un protagonista che non si dimentica facilmente; come ha scritto Donald Westlake: “Con Hoke Moseley, Charles Willeford ci ha realmente regalato un gigante della letteratura noir”. |
||||||||||
|
|
|