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pensieri e parole
della redazione
Ecco, ho appena chiuso I frutti dimenticati, in una mano una lacrima,  nell’altra un sorriso, come sempre accade quando sto in compagnia di Cristiano. Questa volta la bilancia delle emozioni era spesso orientata verso la commozione, ma è stato stupendo lasciarsi coinvolgere da quel tornado, da “quell‘unno invasore” di sentimenti che è il racconto di Cavina. Non ho resistito nell’attesa della copia che il vostro ufficio stampa mi aveva promesso, sono scivolata nella mia vecchia cara libreria che ancora ovviamente frequento nella nuova veste di cliente (ma ho riscoperto anche il silenzioso fascino delle biblioteche e il conviviale prestito tra amici) e ho acchiappato quel libello verdolino che già dal titolo mi chiamava. E qui, nella mia campagna che profuma di tempo andato, ho ritrovato fin dalla prima riga lo stile di Cavina, le sue capriole e piroette, il suo funambolismo sempre in bilico tra la gioia scanzonata e la malinconia nostalgica. Quando riconosci uno stile fin dalle prime righe allora sai che hai a che fare con uno scrittore di carattere; qui il carattere lo respiri dalla prima all’ultima parola. Dev’essergli costata una gran fatica questa nuova impresa, si ha la sensazione che il palombaro abbia spesso rischiato di rimanere impigliato nella rete soffocante degli amari ricordi sottomarini, e spesso ho annaspato anch’io con lui: siamo tutti salvi solo grazie alla sua impareggiabile ironia. Guardo il mio corbezzolo davanti alla finestra, i suoi piccoli fiori bianchi a calice, l’autunno che arrossa e mi chiedo se nella frenesia della città grigia ci sia ancora posto per I frutti dimenticati, non perfetti, un po’ ammaccati, che sembrano stanchi di esistere e invece resistono fieri e silenziosi. Grazie a Cristiano perché continua a fare il pizzaiolo che scrive solo quando lo sente nel cuore e non l’opinionista che spara parole a caso, grazie a Claudia e Marco perchè fanno gli editori e non i commercianti-pubblicitari, grazie al corbezzolo perché preannuncia frutti anche quando non ci spererebbe più nessuno.
Paola Antoniali
I frutti dimenticati e la memoria di Cavina
“Le cose a modo non mi riescono mai. Ora che va tutto in malora mi sento a mio agio. Sono un fuoriclasse, quando si tratta di rovinare qualcosa. D’estate vado in colonia, dico. Lui solleva la testa. Non capisce. Non sa che sto per trasformare una pioggia torrenziale in un diluvio”.
Suor Luca Maria è sempre stata convinta che al mondo esiste un rimedio naturale per ogni male, e per Cristiano Cavina, protagonista e scrittore di questo romanzo, l’ideale è senza dubbio l’estratto di Chestnut Bud, “Boccioli d’ippocastano”:
“Sono l’ideale per quelli a cui capita di comportarsi consapevolmente in modo disastroso“.
E il piccolo Cristiano, con gli occhietti vispi da unno invasore tipici dei Cavina, soddisfatto reagiva con un orgoglioso
“Modestamente”.
Gli anni passano, Cristiano non è più costretto a trangugiare litri d’essenze misteriose per correggere il proprio carattere, ma il carattere...quello ancora non va.
La storia di una crescita - in senso cronologico e morale - di un ragazzino soddisfatto del proprio ruolo, ma con accanto un grande vuoto; che si sveglierà già quasi padre, cosciente di non conoscere quello stesso ruolo a lui sempre negato dalla vita e dalle sue coincidenze.
Sullo sfondo la
Festa dei frutti dimenticati, che ogni anno a Casola riporta sotto la luce del sole erbe aromatiche e ricordi antichi.
È la festa giusta per riflettere..., per cercare un nuovo giro di vite, per provarci, almeno stavolta, a imparare dai proprio errori. Una trama tristemente quotidiana, possibile per molti, sicuramente familiare a tanti, narrata con il tono confidenziale che Cavina ben conosce, con il quale ci porta per mano dentro i propri ricordi più intimi: un invito gentile alla narrazione e un racconto dolcemente amaro, bello della bellezza della sincerità.
Una gravidanza, un padre ritornato da chissà dove, i ricordi di un’infanzia da Gesù bambino, le magie di cui Nonna Cristina è capace, un ego incerto, la tendenza a distruggere il tutto come fosse la sola cosa ovvia. L’unica in cui si può sempre esser maestri. Ma anche la fede nella possibilità di un futuro migliore, la caparbietà irremovibile dei Cavina, la sfida con Dio, il continuo interrogarsi e il desiderio di una seconda chance.
Duecentoeuno pagine di confidenze.
Con
I frutti dimenticati, già in libreria dal 6 novembre, il nostro giovane autore (nato a Casola Valsenio nel 1974) arriva al suo quarto romanzo, anch’esso edito dalla Marcos y Marcos come i precedenti: Alla grande(2002), Nel paese di Tolintesàc (2005), Un’ultima stagione da esordienti (2006). Di giorno padre e scrittore, la sera pizzaiolo nel locale dello zio, Cristiano Cavina sembra non aver perso di vista le piccole cose della vita che celano grandi miracoli e magie (in)consuete, e il mondo che osserva con i suoi occhi da unno invasore vale decisamente la pena d’esser letto, soprattutto su supporti di qualità quali sono i libri editi dalla Marcos y Marcos.
“Penso alla vita che ho riempito di cianfrusaglie, impegnato com’ero a rendermi speciale”.
Vanadia Cantaro
Sto ultimando il libro di Cristiano, trovandolo davvero eccezionale, erano anni che non prendevo in mano un romanzo in grado di scaldarti il cuore così.
Luca Artioli

Capita che per alcuni libri ciò che vale è l’ immediata emozione che il racconto dona al lettore e non a caso nell’ ultimo libro di Cristiano Cavina tutto questo ci viene generosamente regalato e non solo, lo scrittore in questo racconto cosi scanzonato nasconde una grande verità che gli eroi possono essere perdenti e proprio per questo terribilmente simpatici, e che la vita sebbene piena di ostacoli riserva infinite sorprese e che bisogna viverla fino in fondo sia nel dolore che nella felicità delle piccole cose, gustando a volte i suoi frutti dimenticati.
Claudia Lo Coco


Vediamo da dove posso iniziare? Ecco ci sono...
Arrivo sempre in ritardo,quando qualcosa fa rumore dentro, io arrivo in ritardo. Mi spiego meglio, a novembre ho letto il tuo libro seduta sul pavimento della mia camera, dopo una giornata dove tutto poteva decisamente andare meglio, ho preso il tuo libro e ho aperto il cuore. Dentro ho trovato quello che cercavo: il sole, la strada, la sete improvvisa che ti prende dopo una lunga corsa, la luce che c’è alle cinque del pomeriggio ad ottobre a Palazzuolo, le mani che accolgono un volto per fermare un attimo, l’allegria di un torrente, la tempesta che arriva all’improvviso dentro all’anima, sapere che tutto o quasi va sempre esattamente nella parte opposta a quella dove sto andando io, e ancora, il rumore dei passi la sera, il voler esserci e basta, quella musichetta che a volte senti in testa e allora sorridi, perchè forse anche se si è un pò o decisamente ammaccati, va bene così.
Torniamo al ritardo.
Sono in ritardo anche questa volta, perchè tutte queste sensazioni sono tornate oggi pomeriggio, ed io non le aspettavo, ero in una libreria di Lugo con amici, ho visto il tuo libro ed ho fermato per un attimo i pensieri. Grazie di cuore, davvero.
Marilena




Ok ragazzi, anche questa volta avete colpito al centro del bersaglio.
I frutti dimenticati è un libro che non si può leggere solo con gli occhi.
Cavina ci costringe a usare tutti i sensi, ma non basta, dobbiamo aggiungere anche le
sensazioni. Non mi piace fare paragoni, ma pensare che si andava cercando il nuovo Fante oltremare e invece lui infornava pizze e sfornava libri dietro casa nostra!
Bravissimi!!!
Patrizio Zurru - Libreria Piazza Repubblica - Cagliari

Grazie per averci regalato un libro così! Peccato che avanzando nelle pagine mi sentissi sempre più come se le parole di Cristiano venissero da me e non da lui, una sorta di schiaffo, ma pensando di bere un sorso del nettare di Don Elvis le pagine riacquistavano una pesante leggerezza meglio sopportabile! Se per caso Cristiano passasse di qui, anche solo come turista solitario, sarebbe davvero un piacere incontrarlo, poi mia mamma è nata a Casola, di Bologna e non di Ravenna ma mi è parsa una strana coincidenza! Buon lavoro.
Manuela - Libreria W. Meister & co. - Udine

Ho avuto la fortuna di nascere e vivere a Purocielo, di aver respirato la stessa aria dei personaggi dei libri di Cristiano e di aver accompagnato lungo via Roma molti di loro che si sono già avviati. Volevo ringraziarti, Cristiano, dei doni meravigliosi che sono le parole con cui ha fatto rivivere momenti della nostra vita. 
Se a quel tempo mi sembrava di vivere magicamente grazie a te ora ne ho la certezza. Con la stima e il bene di sempre, la tua più grande ammiratrice.
Arianna

Ciao Cristiano volevo dirti che sto leggendo il tuo ultimo libro e la cosa più bella sai qual è? Che leggo davvero tanto e da molto tempo, che sono una tua coetanea e che non mi capitava da mesi (molti) di leggere e leggere e leggere e soprattutto di ritrovarmi in molte delle cose che scrivi sul tuo protagonista... Sono le cose più belle per me in un libro: non riuscire a smettere di leggere e ritrovarsi... che forte che sei... continua con le tue storie per favore che io che vengo da un paesotto di provincia e le storie che escono da lì sono speciali.
Ciao ancora,
Francesca

Come ha fatto bene Cristiano Cavina a scrivere questo libro! Che non lo so se dire romanzo, sembra troppo poco, insufficiente. E’ un libro che racconta tutta la fatica di crescere ‘senza un pezzo’, di diventare uomini, padri e, fuori tempo massimo, diventare figli. Quando un padre si fa vivo da un passato che non esiste, tanto è indietro da non stare nemmeno nei ricordi, nei giorni di fantasie e meraviglie di un’infanzia comunque sorridente. Quando una compagna non più amata, lontana, lasciata, ti regala un tesoro da accompagnare a scuola, in ospedale, al cinema, un tesoro perché arricchisce, perché rende speciali. Si diventa Qualcuno, con un figlio. Ci si prova. Almeno è una promessa. Quella di avere tempo e modo di essere migliori di come ci siamo abituati ad essere, a vivere. E che bella scrittura, Cristiano. Precisa, senza raffinatezze e ghirigori compiaciuti. Scrive per quelli come lui, che stanno attenti al nocciolo delle cose, che capita che ridano tra le lacrime. O viceversa. Ma sempre veri, coi piedi nella terra. 
Francesco - Nina Libreria - Pietrasanta (Lu)



 Se una notte d’inverno uno scrittore…e un musicista.
Ieri sera ero in via Bogino diretto verso il Circolo dei Lettori, quando come spesso capita la vetrina della libreria Comunardi attira il mio sguardo. Mia moglie mi accompagna per quel giro che penso un appassionato di libri non smetterà mai di fare, quando si trova nelle vicinanze di una delle sue librerie di fiducia aggiungendo il fatto che questa è aperta fino alla mezzanotte!  
Dunque appena entrato, ricordando il motto “più libri, meno carta” noto lo spazio a vista riservato ai coloratissimi libri Marcos y Marcos e mi ricordo – incredibilmente solo in quel momento – che pur essendo diretto al Circolo dei lettori per sentire un reading di Cristiano Cavina, autore in ultimo de “I Frutti dimenticati”, non ho ancora comprato il suo ultimo libro. Come un faro che mi illumina, lo prendo “Alla Grande” e corriamo verso il Circolo.
L’atmosfera è quella austeramente accogliente, con una sala gremita di persone di tutte le età, capitanata da Antonella Parigi con prole, e su un piccolo palco due lucine illuminano i leggii da cui  
sentiremo le parole del libro del “Nostro”, intervallate dalla musica del plurinominato sulle fanzine invernali Vasco Brondi, a.k.a. Luci della Centrale Elettrica. L’entrata in sala è accompagnata dal buio del lampadario Vittoriano e da un silenzio altrettanto vittoriano dei presenti, che subito convince un un po’ emozionato Cristiano ad iniziare la lettura del primo capitolo della sua ultima – letteraria – creatura. L’emozione sembra sciogliersi con le parole, il luccichio del piercing sul sopracciglio gli illumina ancor di più il viso con quegli “occhi da  
Unno Invasore”. Incredibile. Dopo il primo capitolo, mia moglie mi sussurra all’orecchio che vorrebbe che sempre sentire qualcuno leggerle i libri – e un pochino non capisco bene cosa intenda…
Dopo uno scambio reciproco di mescite – poiché Cristiano rende partecipe tutto il pubblico del loro comune passato di baristi – le parole hanno raggiunto negli anni quella capacità di raggiungere la profondità degli animi propria solo dei grandi scrittori, le famose “corrispondenze” Baudleriane, accompagnate da una apparente  
semplicità di struttura. Immenso. Da par sua, il giovane Vasco – chiamato così in onore del grande viaggiatore De Gama – soffre per il suo essere iconoclasta le sedie “stile impero” e gli “stucchi antichi” della sala, e abituato ad altri ambienti forse soffre un po’ il silenzio in sala. E qui tornano – alla fine dell’ultimo pezzo di lettura e di musica – gli impareggiabili occhi da “Unno  
Invasore” caratteristici della Famiglia Cavina che mentre i due artisti che ci hanno accompagnato nella serata salutano ed escono gracchiando sul palchetto del Circolo dei Lettori, guardano un  
accigliato Vasco Brondi, gli lanciano un’occhiata Unna ma ormai paterna, accompagnata da un sorriso che solo i puri di spirito sanno regalare così sincero che paiono dire: eh sì, ci sono passato anch’io!

Andrea G., DotCom



"Nella maggior parte dei casi, i figli salpano dallo stesso porto dei padri e vivono navigando l'uno accanto all'altro, spesso senza togliersi vento a vicenda, alcune volte speronandosi e scagliandosi all'arrembaggio. La rotta di mio padre e la mia si sono incrociate appena, prima di perdersi per sempre"
questa รจ la frase scelta da Nicola Roggero, della Libreria Angolo Manzoni di Torino, per consigliare il libro di Cristiano

vedi gli altri libri consigliati da Nicola Roggero
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I frutti dimenticati dice dell’amore, della famiglia, della paternità di Cristiano, un trentenne di oggi.
Assieme alla fede, un po’ garibaldina, per un dio tutto personale da interpellare anche per liberarsi da un impaccio, sono i valori antichi che ha assorbito crescendo con una mamma ragazza madre e i nonni. Valori antichi ma vissuti adesso, faticati. Perché in realtà la storia d’amore è alla fine, e sta nascendo un figlio. Perché, poco prima della nascita del figlio, Cristiano conosce il suo padre invisibile, che riappare all’improvviso a sconvolgere un equilibrio costruito negli anni.
Mi piace che le emozioni mi accompagnino nella lettura, pagina dopo pagina. Ma è raro, accade solo se l’autore conquista la mia fiducia. Cristiano Cavina, con I frutti dimenticati più di sempre, ci è riuscito raccontando il travaglio di chi nello stesso momento ha di fronte l’inizio e la fine, della vita e dell’amore. Con parole semplici – ricordi dolci e amari di un’infanzia all’asilo delle orsoline o in colonia – tracciando una catena che inizia nel passato e tende al futuro, ha disegnato il legame che unisce padri e figli. Lo scopre in sé, neo babbo single, quel nodo stretto che non si scioglie, e può regalare così due grandi certezze al suo alter ego: per il figlio lui ci sarà sempre; in ogni giorno della propria vita si può chiedere scusa e smettere di combinare sempre disastri.
I frutti dimenticati è profondo, lieve, allegro, scanzonato, drammaticamente struggente. Ho riso e ho pianto… “un paio di lacrime lentissime”.
milena
Che dire de I frutti dimenticati, ultimo romanzo di Cristiano Cavina?
Data la mia scarsa, o per meglio dire nulla, conoscenza delle sue opere precedenti, il mio giudizio non può che essere estremamente parziale. Se gli altri membri della redazione sono rimasti colpiti dalla novità di alcuni aspetti di questo libro rispetto ai precedenti, ad esempio dal rilievo dato al “presente” del protagonista-autore, io sono stata attirata dalle caratteristiche più “classiche” dei ricordi di infanzia. Le figure dei nonni materni, in particolare nonna Cristina, e i personaggi al contempo concreti ed esilaranti che circondano il piccolo “unno” (come suor Luca Maria, Giovannona, don Elvis, Franceschino) restano  impressi nella memoria come vivide immagini “amarcordiane”.
cecilia
Il libro si apre con l’immagine, ormai non più tanto lontana, di quella sagoma seduta su una panchina al parco. “Uno sconosciuto come tanti altri” che dice d’esser suo padre. Cristiano ha trentatré anni e non ha mai avuto un padre. Il padre che per tutta la sua vita è stato tutti e nessuno, è stato Dio in persona, l’Altissimo, i suoi amici o le suore del convento, sua madre o i suoi nonni materni. Tutti gli hanno fatto da padre ma nessuno lo è veramente stato, finché a trentatré anni quello che era stato uno spazio bianco nel suo certificato di battesimo è riempito da quell’ombra che porta con sé il suo male.
Ma c’è anche un Cristiano che vive al presente, con le sue paure, le sue debolezze e quelle poche certezze che pian piano stanno cadendo, come l’amore, ormai non più sicuro, verso la sua compagna.
Su questo sfondo s’intrecciano i racconti che il Cristiano adulto, di oggi, fa a quest’uomo che “sembra quasi sparire fra i suoi vestiti”, tanto è magro; i racconti che parlano  di quel Cristiano bambino cresciuto nel piccolo paese di Casola Valsenio.
Ogni pagina è limpida come un’immagine: si vede il nonno Gianì che cade in continuazione con la sua mitica vespa rossa, nonno di cui il piccolo Cristiano è tanto fiero, o la nonna Cristina che sembra spostarsi attraverso cunicoli nascosti per poi ricomparire dall’altra parte del paese.
Infine c’è l’oggi che regala a Cristiano la nascita di un figlio, grazie al quale forse lui può finalmente ricominciare da capo, perché il figlio di oggi non ha più quello spazio bianco nel suo certificato di battesimo.
I frutti dimenticati presentano un Cavina maturo, diverso, più profondo.
In queste pagine ci fa emozionare, ridere e piangere.
Questo romanzo non è solo la vita personale di uno scrittore che si è voluto raccontare. Questo romanzo è la storia di tutti noi, è la storia italiana, con i paesi italiani, con i sentimenti italiani, con i vicoli, i quartieri, le prime scoperte, le urla per strada, i giochi tra amici.
E poi, quando ti svegli una mattina, hai letto le ultime pagine, hai chiuso il tuo libro, e una frase ti gira per la testa, una di quelle frasi che solo Cristiano riesce a dire, “non ci sono più gli squali di una volta!”, e ti trovi a ridere, anche questa volta con le lacrime, sai di aver letto davvero un gran bel libro!!
giorgia