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JOHN
KENNEDY TOOLE È la prima
volta che viaggio su un treno. Ormai sono seduto qui, su questo sedile, da
quasi un paio d’ore, forse anche tre. Dal
finestrino non posso vedere niente perché adesso è buio, ma quando
il treno è partito il sole stava giusto per
tramontare e si vedevano i fianchi delle colline con l’erba tutta
ingiallita cosparsa di foglie rosse e brune. |
Io però avevo un treno
tutto mio. Era un trenino che mi avevano regalato a Natale quando avevo
tre anni. È stato quando papà lavorava in
fabbrica e abitavamo giù in città, in una bella casetta bianca che
aveva un tetto vero, sotto il quale si poteva dormire
tranquilli anche quando pioveva, non come quello di
lamiera della casa su in collina, che oltre tutto lasciava filtrare la
pioggia attraverso i fori dei chiodi. Quel Natale erano venuti a trovarci tanti amici. Entravano in casa sbuffando e strofinandosi le mani e poi scuotevano il cappotto come se fuori stesse nevicando. Mentre di neve non ce n’era, quell’anno. Però erano tutti molto gentili e mi hanno portato dei regali. Mi ricordo che il pastore mi ha regalato un libro con le storie della Bibbia. Di certo era perché a quel tempo la mamma e il papà erano soci della sua chiesa, con i loro nomi iscritti nel registro, pagavano le loro quote e frequentavano tutti e due i corsi di catechismo per adulti che si tenevano ogni domenica mattina alle nove, e le riunioni del mercoledì sera. Io ero nella sezione giochi prescolastici, dove però non si giocava mai. Dovevamo ascoltare le storie che una vecchia ci leggeva da un libro per grandi dove non si capiva niente. Quel Natale che ho ricevuto il treno la mamma era molto ospitale. Ha offerto a tutti quelli che venivano a trovarci una fetta della sua famosa torta di frutta, della quale andava molto fiera. Diceva che era una vecchia ricetta di famiglia, ma io in seguito ho scoperto che se la faceva mandare da una ditta del Wisconsin che si chiamava Olde English Baking Company, Limited. L’ho scoperto quando ho imparato a leggere e l’ho trovata insieme alla posta, qualche Natale dopo, quando non è venuto a trovarci nessuno e abbiamo dovuto mangiarcela tutta noi. Però non l’ha mai saputo nessuno che non la faceva lei, lo sapevamo soltanto io e la mamma e forse l’impiegato dell’ufficio postale, che però era sordomuto e non poteva raccontarlo in giro. |