09
MAR
2016

Bellissima e la bellezza

Notizie, idee, curiosità

Dal 18 al 20 marzo, i Frigoriferi milanesi ospiteranno al Palazzo del ghiaccio Bellissima, la fiera di libri e cultura indipendente. Tre giorni di incontri, lezioni e atelier, una libreria tematica e gli stand di tanti editori.

Marcos y Marcos parteciperà a Bellissima, con lo stand G04, e Marco Zapparoli terrà un “Lectio Minimalis” venerdì 18 marzo, alle 19.30 in Sala 1.
Il tema? Economia della bellezza. (Vai alla pagina dell’evento)

Per l’occasione, vi proponiamo un breve articolo su libri e bellezza, versione Marcos.

Come un diamante, un libro è per sempre.
Più di un diamante, un libro è alla portata di tutti.

Da millenni, qui sulla Terra, riproduciamo testi su supporti di varia natura.
Da quando Bi Sheng e Gutenberg ci donarono i caratteri mobili, la diffusione di questa forma di bellezza – testo che si fa carattere, talvolta sposato a immagine, trasferito su carte, tessuti, altro – si è enormemente allargata.
Nella piccola pergamena che raccoglieva tutto Virgilio – in prima pagina il suo volto – era possibile sfogliare il mondo.
Quando cadde Costantinopoli, già disponevamo di otto milioni di libri stampati.
Quale ricchezza. Quale invito a partire per mondi.

La consistenza di un libro, come di qualsiasi solido manufatto dell’uomo, infiamma il desiderio di conoscenza di chi vi si avvicina.
Ne illumina i sogni.
Un libro acceso da un buon testo, dotato di forma e materia che si noti e ricordi, è patrimonio di cui non disfarsi. Anzi.
Come un diamante, un libro è per sempre.
Più di un diamante, un libro è alla portata di tutti.
Bello non significa costoso. Significa ben progettato, scritto, trasformato in cosa degna davvero: non occorrono più grandi capitali, ma – molto – amore, testa, umiltà.

In 35 anni, Marcos y Marcos ha prodotto quasi mille libri e – giusto per contraddire un pochino quanto scritto sopra – felicemente imperfetti.
Nelle pieghe degli anni però son saltate fuori cosine curiose.
Partecipare a Bellissima è l’occasione per spolverare gli angoli più remoti ed estrarre dalle varie Tsundoku – “pile di libri accatastati e mai letti” – i tentativi intrapresi per fare diverso, giocare con carta e caratteri, evolvere.
Dal ciclostile su carta di straccio, alla pura tipografia mixata con xilografia, linotipia, litografia, fotografia e altre diaboliche arti.
Dai primi timidi quattro quarti tenuti per mano da un manoscritto ai “copertina bianca tipografica due colori e cliché”, per dire.
L’edizione dell’Alfiere di Rilke con acquatinta di Matticchio, e altre.
Le traduzioni di Claudiano di Milo De Angelis torchiate da Sabaini.
Le poesie della Bachmann con tre prove grafiche sfornate in Fornace, Naviglio.
Giù giù fino all’Argéman di Pusterla – fine 2014 – con la meravigliosa prova d’arte di Luca Mengoni.
E al Günday di Ancora, scodellato a inizio 2016.
Due foglietti verdi di carta origami a fine romanzo, per farne balzar fuori un personaggio a uso di futuri altri lettori: la ranocchia che Gaza, ragazzino-canaglia e protagonista, riceve in dono e tiene in tasca per sedici anni.
In onore dell’antico patto di carta: e “la carta dà credito”, recitava un sapiente slogan Fedrigoni.

Bellissima per noi è questo: l’occasione imperdibile per sfogliare il lato più strano e più bello di Marcos y Marcos, e offrirlo agli amici.

Marcos y Marcos